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Cronache
Coronavirus, i negozi che chiudono in Italia. Da Calzedonia a Kiko

Coronavirus, dopo il decreto i negozi decidono di chiudere

Nonostante il decreto in vigore da martedì 10 marzo non preveda la chiusura totale delle attività, sono tanti i negozi, dai piccoli esercenti alle grandi catene, che hanno deciso di chiudere per salvaguardare clienti e dipendenti, mandando un segnale forte e disincentivando chi continua a uscire di casa nonostante il divieto. 

Coronavirus, Kiko chiude i negozi italiani fino al 3 aprile

Risale a poche settimane fa la notizia della chiusura da parte delle grandi multinazionali dei loro esercizi in Cina, a partire proprio dai punti vendita a Wuhan, città focolaio del virus. Ad oggi, mentre in Cina inizia a dilagare un blando ottimismo generale per la fase di ripresa registratasi, il marchio di cosmetici Kiko ha deciso la chiusura di tutti i suoi negozi italiani da oggi e fino al 3 aprile (salvo diversa comunicazione) a seguito dell'emergenza Coronavirus. Tale misura, si legge in una nota, che coinvolgerà i 340 punti vendita dell'azienda in Italia, è finalizzata a tutelare la salute di tutti coerentemente con le indicazioni del governo di ridurre al minimo le occasioni di contagio.  

«Senza allarmismi e paura - annuncia Cristina Scocchia, ad di Kiko - ma con serietà e razionalità abbiamo deciso di fare quanto in nostro potere per tutelare al massimo la salute dei nostri clienti e dei nostri dipendenti, nonostante il considerevole impatto economico. Siamo fiduciosi che potremo tutti tornare presto ad essere più forti di prima. Ma per farlo, adesso è doveroso fermarci. Ringraziamo i medici e il personale sanitario che in questi giorni sono instancabilmente in prima linea».

Coronavirus, Calzedonia chiude i negozi in Italia

Il gruppo Calzedonia ha diramato un comunicato stampa ufficiale tramite il presidente, Sandro Veronesi: «Consapevoli della situazione di criticità che riguarda la nostra Italia, il Gruppo Calzedonia (Calzedonia, Intimissimi, Intimissimi Uomo, Tezenis, Falconeri, Signorvino, Atelier Emé, outlets) ha deciso di chiudere temporaneamente fino al 3 aprile i propri negozi in tutto il territorio nazionale, per contribuire attivamente allo sforzo collettivo.

Poiché non vendiamo articoli di primaria necessità, ci è sembrato giusto cercare di fare quanto in nostro potere, per tutelare al massimo la salute dei nostri clienti e dei nostri dipendenti».

Coronavirus: Luisa Spagnoli chiude tutti i punti vendita

Anche l'azienda di abbigliamento Luisa Spagnoli decide di chiudere temporaneamente, dall’11 marzo , tutti i negozi sull'intero territorio nazionale. Lo rende noto un comunicato che spiega le ragioni della scelta che porterà 150 punti vendita a chiudere fino al 3 aprile prossimo: in continuità con le misure preventive finora adottate e per non esporre ad alcun rischio la salute di dipendenti e clienti.

«In questi giorni, più che mai, tutti i cittadini sono chiamati ad esser responsabili dei propri comportamenti per loro e per la collettività. Gli imprenditori, in particolar modo, devono adattarsi velocemente e senza esitazioni ai nuovi modelli imposti - dice Nicoletta Spagnoli, Ad e Presidente della Luisa Spagnoli Spa - affrontando in prima persona l'emergenza, cercando di adottare tutte le misure contingenti necessarie, anche le più difficili, mantenendo allo stesso tempo una visione a lungo termine che possa garantire la continuità aziendale con la speranza di lasciarci presto tutto alle spalle».

 

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