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Cronache
Corruzione, Lo Bosco assolto:"Il fatto non sussiste".Fu condannato in 1° grado

“La giustizia funziona, ci sono magistrati all’altezza del ruolo. Sono stato accusato da uno che ha fatto otto pagine di confessione scritta scusandosi, perché tutto quello che aveva detto erano emerite falsità”, sono queste le prime parole a caldo dell'ex presidente di RFI Dario Lo Bosco, a margine della sua assoluzione da parte della prima sezione della Corte d'Appello di Palermo. Lo Bosco è sereno “perché chi è in pace con la propria coscienza ed è servitore dello Stato deve esserlo, ho confidato nel lavoro della magistratura”. Insieme a Lo Bosco, assolti  i funzionari regionali Giuseppe Quattrocchi e Salvatore Marranca. Erano accusati di corruzione e contro di loro aveva deposto l'imprenditore agrigentino Massimo Campione. I giudici li hanno scagionati perche' il fatto non sussiste.

Le condanne di primo grado erano state pesanti: Dario Lo Bosco, ex numero uno di Rete ferroviaria italiana ed ex presidente anche dell'Ast, azienda siciliana trasporti, aveva avuto 4 anni e 2 mesi, cosi' come Salvatore Marranca, funzionario regionale. L'altro dipendente della Regione Sicilia, Giuseppe Quattrocchi, anche lui in servizio alla Forestale, aveva avuto 4 anni e 6 mesi. La sentenza che ora ha ribaltato il verdetto del Gup del Tribunale di Palermo Wilma Mazzara, del 19 settembre 2017, e' stata emessa dalla prima sezione della Corte d'appello del capoluogo siciliano. Il collegio presieduto da Pietro Pellegrino, a latere Luisa Anna Cattina e Mario Conte, ha fatto leva sui troppi dubbi legati alle confessioni - peraltro in parte ritrattate - dell'imprenditore agrigentino Massimo Campione, teste chiave dell'accusa. Corruzione era l'accusa, che avrebbe potuto portare i tre imputati a scontare la pena in carcere.

Sembrava che potesse svelare chissa' quali meccanismi corruttivi, Massimo Campione. Invece, si rivelo' un flop. Il titolare della Sistet Technology era stato messo sotto intercettazione e poi perquisito, a settembre 2015, all'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo: con se' aveva un libro mastro, contenente nomi e cifre, scritti anche con sufficiente chiarezza. Ascoltato dalle microspie, aveva poi pronunciato quella che gli inquirenti avevano ritenuto una frase-confessione: "Cunsumatu sugnu". Secondo l'accusa, Dario Lo Bosco, ex presidente di Rfi e Ast aveva accettato 61 mila euro per fare adottare da Rete ferroviaria una sua innovazione tecnologica, un "gancio ferroviario" che serviva per controllare a distanza e in tempo reale l'usura dei mezzi ferroviari dati in locazione. Campione, che ha chiuso le proprie pendenze con la messa alla prova, aveva prima aveva negato l'evidenza, poi accusato i tre imputati e successivamente ritrattato e contro-ritrattato. Fino a scrivere una lettera privata di definitiva ritrattazione, non ammessa dal giudice. Troppi dubbi, troppe marce indietro per essere creduto attendibile.  

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