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Cronache
Fittipaldi-Nuzzi/ Gesuitismo e prediche: #Noinquisizione, è tornato Bellarmino!

Di Carlo Patrignani

Con il Giubileo della Misericordia, lungo un anno in una Roma commissariata e malridotta, con servzi indecenti e trasporti privi di sicurezza, messa in ginocchio dagli scempi di Mafia Capitale del compagno Salvatore Buzzi e dai fastosi funerali del padrino Vittorio Casamonica, è tornata, a sorpresa il 24 novembre scorso, l'Inquisizione. 

Arieccolo, dunque, l'inquisitore gesuita Renato Bellarmino, eletto Dottore della Chiesa Universale da Papa Pio XI nel 1929, l'anno d'oro del Concordato tra la Chiesa e il Regime fascista del Duce, condannare due eretici: il filosofo Giordano Bruno al rogo per non aver fatto abiura dei suoi convincimenti e il fisico Galileo Galilei al confino per aver invece prodotto abiura. 

Il filosofo nolano, martire del libero pensiero, caratterizzato da una forte tendenza alla visualizzazione per mezzo delle immagini e delle figure, non fece abiura delle sue convinzioni - l'arte della memoria, la vitalità della materia e l'infinito, inteso come l'universo infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente - anzi, prima di andare al rogo, rilanciò la sua sfida sulla conoscenza umana:  voi che pronunciate questa sentenza, avete più paura voi di me che la subisco! 

Oggi sul banco degli imputati, di un Tribunale di uno Stato extraterritoriale, il Vaticano, ci sono due giornalisti autori di due libri che raccontano dal di dentro fatti e misfatti della Chiesa: 'Avarizia' e 'Via Crucis', i due libri sottoposti al giudizio del diritto canonico nel più totale silenzio del Governo e dello Stato, l'Italia, in cui risiedono i due autori, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

Un silenzio inquietante che chiama in causa direttamente la stessa classe politica che governa le Istituzioni repubblicane, come il Parlamento, e che dovrebbe preoccupare e smuovere dalla pigrizia anche quegli organismi che per missione e vocazione hanno a cuore la libertà di stampa e di informazione, come la Fnsi e l'Ordine dei giornalisti. Purtroppo tutto tace! 

Ci prova, a schierarsi con Fittipaldi e Nuzzi, un drappello di audaci, già scesi in piazza per dire #NoGiubileo, che hanno promosso per giovedì 2 dicembre al cinema Ambra a Roma una assemblea pubblica, #Noinquisizione, al fianco dei due giornalisti inquisiti rei di "aver riferito gli scandali finanziari della Santa Sede nei loro documentatissimi libri inchiesta stampati in Italia", come riporta un comunicato in merito all'iniziativa.

"Il Vaticano non contesta la veridicità dei documenti pubblicati, ma il fatto di averli resi noti - prosegue il comunicato - violandone la segretezza a cui li avrebbe voluti confinare. Sotto processo non sono solo i due giornalisti, cittadini della Repubblica Italiana. Sotto processo è il diritto anzi, il dovere professionale, del giornalista di divulgare le notizie di cui è a conoscenza. Sotto processo è la libertà di stampa, garantita dalla Costituzione italiana, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Sotto processo sono la libertà di pensiero, di comunicazione e di critica. 

Non sorprende che questi fondamentali diritti umani non siano riconosciuti dalla monarchia assoluta vaticana, che per altro non ha mai sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti umani, né la Carta dell’Unione Europea. Sorprende, invece il silenzio dello Stato italiano, che a livello istituzionale sta lasciando i due giornalisti in balia del tribunale papalino, il quale vieta agli imputati persino la difesa di avvocati non accreditati dal Foro ecclesiastico. 

Lo Stato italiano deve pronunciarsi allora ufficialmente in difesa dei due giornalisti, denunciando la violenta intimidazione che con questo processo si sta perpetrando per intimorire tutti i giornalisti italiani, al fine di dissuaderli dall’indagare su ciò che il Vaticano non gradisce si sappia".

Il gesuitismo imperante mostra così l'altra faccia: accanto alle prediche necessarie per controllare e disciplinare i movimenti delle masse e che tanto entusiasmano le menti degli eredi di quella che fu la gloriosa sinistra italiana del '900 ormai in via d'estinzione, ricompare l'intollerabile, inammissibile prassi dell'Inquisizione che cancella de facto la libertà di stampa e d'informazione. 

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