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Cronache
Morte Dal Corso in carcere: "Fuga dei testimoni e tre orari diversi". Ucciso?

Morte Dal Corso in carcere a Oristano: troppe cose non tornano

Il caso della morte in carcere di un detenuto a Oristano è un giallo. La questione era stata chiusa in maniera troppo sbrigativa: è stato un suicidio. Ma sono molti i dettagli che non tornano rispetto alla ricostruzione fatta sul decesso di Stefano Dal Corso. Possibili testimoni oculari subito trasferiti e forti incongruenze negli orari forniti dai dipendenti del carcere fanno sospettare gli inquirenti. Emergono nuovi dettagli - si legge sul Fatto Quotidiano - attorno alla morte del 42enne romano trovato senza vita il 12 ottobre 2022 in una cella del carcere di Oristano. La Procura sarda non ha mai disposto l'autopsia sul corpo del giovane, ritenendo sufficiente l'esame esterno della salma – effettuato del "medico di base" della casa circondariale – che ha stabilito il suicidio. La famiglia Dal Corso però non crede che Stefano si sia tolto la vita, si oppone alla richiesta di archiviazione dell’indagine sul decesso e chiede con forza la riapertura del caso e l’esame autoptico sulla salma. E per farlo ha anche ottenuto il supporto pubblico della senatrice di Verdi-Si, Ilaria Cucchi.

Nell'atto di opposizione, inoltre, - prosegue il Fatto - sono state messe in rilievo possibili incongruenze sull'ora del rinvenimento del cadavere. Sono riportate, ad esempio, le parole a verbale del capo del carcere, Andrea Garau, secondo cui "l’ultima volta che ho visto vivo Stefano erano le ore 14:40 circa, lo ricordo con precisione perché sono transitato davanti alla sua cella"; per la dottoressa del reparto di Infermeria, invece, "alle ore 14:40 ho guardato l’orologio all’inizio della manovra di rianimazione"; la psicologa del carcere, infine, rispondendo ai pm circa l’orario della morte, dice che "erano certamente le ore 14:00 passate". Elementi da cui, per gli avvocati, "non emerge alcuna coerenza" e dunque si necessitano nuovi e "più accurati" approfondimenti.

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