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Cronache
Napoli, corruzione e sfruttamento. 7 arresti di cui 2 ex poliziotti

La Guardia di Finanza e la Squadra Mobile di Napoli hanno arrestato 7 persone, appartenenti a una organizzazione che sfruttava i migranti. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla corruzione. Della banda facevano parte anche alcuni ex poliziotti impiegati presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli. Il provvedimento emesso dal gip è stato eseguito insieme a numerose perquisizioni domiciliari che hanno riguardato altri nove indagati oltre gli arrestati. Le indagini sono partite a giugno 2016, dopo una segnalazione relativa ad un algerino residente a Napoli che effettuava tramite alcune agenzie di money transfer diverse movimentazioni di denaro da e verso altri paesi dell'Unione Europea, tra cui Francia e Belgio per importi al di sotto dei mille euro, transazioni ritenute potenzialmente riconducibile a contesti di terrorismo di matrice islamica.

Infatti, tra le persone che erano coinvolte in questa rimesse di denaro c'era un suo connazionale residente in Belgio che aveva legami con un militante jaidista sospettato di essere uno degli organizzatori delle azioni terroristiche a Parigi 18 novembre 2015, ucciso poi in un'operazione della polizia francese il 18 novembre. L'attenzione degli investigatori si è concentrata sul cittadino algerino e, se pure non sono emersi riscontri in attività di finanziamento del terrorismo, quell'indagine ha consentito di accertare l'esistenza dell'organizzazione specializzata nell'ottenere rilascio rinnovo di permesso di soggiorno a favore di cittadini extracomunitari che invece erano privi dei cessati i requisiti di legge, anche attraverso l'utilizzo di documenti ottenuti illegalmente. In pratica, la banda controllava l'intera filiera burocratica per la concessione dei provvedimenti amministrativi, dal reperimento dei clienti alla predisposizione di istanza e contatti con l'ufficio immigrazione della Questura fino alla consegna dei documenti. Il tariffario prevedeva che si pagavano 50 euro per una semplice informazione e fino a tremila euro per ottenere il permesso di soggiorno.

L'organizzazione era in grado anche di verificare lo stato di avanzamento di ogni singola pratica dato che ne conosceva i codici alfanumerici che venivano assegnati a ciascun fascicolo dai software dell'Ufficio immigrazione. Attraverso questi codici si è  arrivato a capire chi erano le persone beneficiarie di questi permessi indebitamente ottenuti e a ricostruire I risvolti i ruoli svolti dai principali componenti della banda. Tra i promotori, Vincenzo Spinosa, un ex ispettore della Polizia di Stato che era stato in servizio all' Ufficio immigrazioni e che coordinava appunto i 'servizi' offerti alla 'clientela' servendosi di un gruppo di intermediari tra i quali un avvocato e un commercialista, ma anche extracomunitari, grazie quali raccoglieva richieste di istanze di soggiorno. Una parte dei guadagni della organizzazione era destinata a fare i 'regali' a pubblici ufficiali compiacenti a carico dei quali si procede per corruzione nell'esercizio della funzione. Al momento sono state identificate 136 pratiche di rilascio rinnovo del permesso di soggiorno in debitamente autorizzate, ma non è possibile ancora stabilire quante siano quelle alterate dall'organizzazione.

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