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Cronache
Sanità, Nursind: "Sul contratto Brunetta non bruci le tappe"
Andrea Bottega, segretario nazionale NurSind

“Il ministro Brunetta non bruci le tappe pur di chiudere il contratto della sanità in tempi stretti e sventolare una bandierina. Si può procedere subito con la revisione normativa del precedente accordo del 2018 e altrettanto celermente sulla valorizzazione economica degli infermieri. Ma sull’aggiornamento dell’ordinamento professionale non bisogna correre. Senza la messa a terra dei progetti previsti dal Pnrr, infatti, sarebbe un intervento a scatola chiusa, per non dire alla cieca” Lo afferma Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, in vista dell’appuntamento di domani all’Aran per il rinnovo del Ccnl. Di qui la proposta del sindacato: “Si lasci aperto un tavolo contrattuale anche nel 2022 in previsione di interventi normativi che sicuramente riguarderanno il personale alla luce delle progettualità del Piano”.

In attesa che la contrattazione entri nel vivo, il Nursind mette in chiaro: “Non abbiamo sottoscritto il contratto chiuso nel 2018 perché non dignitoso per la categoria. Rimane il peggiore che sia mai stato fatto. Ci auguriamo che stavolta non si ripetano i vecchi errori”. Nel merito, spiega Bottega, “ci aspettiamo migliori condizioni normative. E le prime proposte arrivate sul tavolo non lo sono, in quanto tutte sbilanciate a favore del datore di lavoro”.

Per prima cosa deve prendere il via il sistema degli incarichi professionali rimasto sulla carta: “Bisogna aprire - sottolinea Bottega - sia ai professionisti sanitari esperti sia agli specialisti. Va da sé, poi, che la categoria vada valorizzata sul piano economico, al di là dell’indennità specifica infermieristica che già diamo per acquisita, essendo stata finanziata in legge di Bilancio”.
In particolare, l’attenzione del Nursind è rivolta al personale turnista: “E’ quello che garantisce una copertura h24, ha meno diritti ed è il più usurato”.

“E’ ora di passare dalle parole ai fatti - conclude il segretario -. La musica deve cambiare. Anche perché la disaffezione per questa professione è un fenomeno crescente a cui l’emergenza pandemica ha solo impresso un’accelerazione. Per motivare la categoria e i giovani che vorrebbero intraprendere tale percorso non c’è infatti altra strada se non quella di restituire dignità e valore agli infermieri”.

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