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Cronache
Scandalo rifiuti concerie Toscana, Calleri: “Legame responsabili-politici”
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L’indagine sullo smaltimento dei rifiuti e dei fanghi industriali che ha travolto le concerie di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa si estende ormai a macchia d’ olio. 

Qualche  giorno fa è scattata una maxi operazione coordinata dai Carabinieri, che ha condotto  a 23 arresti, relativa a tre indagini connesse tra loro in materia di inquinamento ambientale, estorsione ed illecita concorrenza e narcotraffico internazionale. Dalle indagini, da cui è emerso anche il coinvolgimento della ‘Ndrangheta, risulterebbero stati smaltiti abusivamente circa 8000 tonnellate di rifiuti contaminati derivanti dagli scarti delle concerie.

Ne parliamo con Salvatore Calleri , Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto.

Presidente Calleri cosa succede in Toscana dopo la ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta?

Per la prima volta una inchiesta condotta in modo celere, rigoroso e senza tintinnio di manette ha messo a nudo i tabù toscani sulla mafia.

Tabù. A quali tabù si riferisce?

Al tabù dello sversamento di rifiuti tossici. Al tabù dei rapporti con la politica. Mai in Toscana si era raggiunta una tale consapevolezza che oramai i rifiuti vengono sversati nel nostro bellissimo territorio, in questo caso ben 8000 tonnellate. Eppure la Fondazione Caponnetto nel 2013 aveva lanciato l’allarme sversamento e nel 2016 nello stesso territorio aveva parlato dello sversamento di rifiuti conciari. Non ci hanno mai ascoltati.

Ed ora?

Sia chiaro che auguro a tutti l’innocenza e sono da sempre contrario a condannare le persone coinvolte prima che lo faccia la magistratura, ma detto questo vi sono alcuni fatti conclamati la cui importanza prescinde dal reato e che mettono a nudo le debolezze di una classe dirigente sociale e politica distratta dal tema mafia. La mafia non è più un tema né locale né nazionale. Oggi con questa inchiesta non esiste più la magnifica diversità della Toscana felice di un tempo. I rapporti tra il gruppo che sversava ed i politici esistono. Le pressioni pure come una influenza al punto da far presentare in mezzo alla tempistica, naturalmente caotica, tipica degli organismi legislativi, un emendamento ad una norma, incomprensibile ai più, passato in fretta e senza praticamente opposizione. Un capo gabinetto, oggi sospeso, un sindaco ed un consigliere, a cui auguro di essere innocenti, avevano comunque dei rapporti che creano perlomeno un imbarazzo notevole nella società toscana.

Cosa fare?

Si deve lavorare in prevenzione. Oggi la procura e i carabinieri sono intervenuti in modo celere, ma il loro operato è de facto successivo, repressivo. Tocca alla società, alla politica intervenire. Faccio un esempio: quando si tratta di rifiuti, settore in cui la mafia è ben integrata da anni, bisogna cercarla sempre, non porsi il problema è l’equivalente del girarsi dall’altra parte. Oggi per non voler trattare il tema alla prima avvisaglia di 5 anni fa siamo arrivati al dramma attuale ed alla rovina di un territorio.

La mafia non è più quindi un tema che viene trattato volentieri?

Oggi siamo di fronte al momento più buio degli ultimi anni per chi combatte la mafia. Sia chiaro che non mi riferisco alle numerose azioni delle DDA e delle forze di polizia, ma alla indifferenza della classe dirigente italiana ed europa che non affrontano il tema mafia. Persino la Corte Costituzione ha preso una decisione sull’ergastolo ostativo per i mafiosi, dichiarandolo incostituzionale, dando al parlamento un anno di tempo. Decisione che sta facendo mobilitare il mondo antimafia con i familiari delle vittime che giustamente si sentono offesi nel profondo. Rispetto la Corte ma contesto la sentenza che passa il cerino al parlamento.

Come uscire da questa situazione, specialmente in Toscana?

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