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Cronache
Smartworking, l'Italia è stufa. Dai giovani stop al lavoro in pantofole
Milano Arch Week

Smartworking: il 60% preferisce trascorrere in remoto metà dell'orario lavorativo.

“L'ufficio per come lo conoscevamo non c'è più”. E' quanto risulta dalla nuova indagine condotta da Lenovo, “Future of Work and Digital Transformation”, su smartworking e nuove modalità di lavoro. “Molti dei modi in cui i luoghi di lavoro si sono trasformati in risposta alla pandemia sono destinati a restare”, e la direzione verso la quale ora si tende è quella di un modello ibrido, spiegano i vertici aziendali.

Il 70% dei dipendenti, si dice più soddisfatto dal proprio lavoro da quando lavora in smartworking, per il 60% trascorrere in remoto almeno metà delle ore lavorative è l'opzione favorita e più di un terzo vorrebbe lavorare da casa per la maggior parte o per tutto il tempo (la percentuale cresce nelle grandi aziende). La maggioranza si aspetta di continuare (almeno in parte) a lavorare da remoto anche dopo la pandemia e il 60% lo ritiene un fatto positivo. Il 56% dei dipendenti ritiene anche di essere più produttivo.

Smartworking: tra i giovani è nostalgia del lavoro in ufficio.

Nessun addio all'ufficio senza rimpianti, o quanto meno non per i giovani, che non sono disposti a rinunciarci. Se gli under 35 si dicono più soddisfatti per il lavoro da remoto (73% contro il 69% degli over), allo stesso tempo, -potendo scegliere – il 44% passerebbe la maggior parte del tempo in ufficio (contro il 37%).

In particolare, per i più giovani il lavoro da remoto rende molto più difficile distinguere vita professionale e personale (74% contro 54%) e, in mancanza di interazioni faccia a faccia provoca un aumento di stress o ansia (63% contro 52%). Sembra quindi che l'età abbia un peso, anche se il rapporto non approfondisce se le ragioni risiedano nella voglia di socialità, in minori esigenze familiari o in pressioni dovute alla posizione aziendale.

Dall'indagine Lenovo, attraverso le interviste di 8 mila dipendenti e manager IT in 14 paesi (anche l'Italia), emerge una nuova configurazione dell'ufficio: “Non più percepito come il luogo dove svolgere il lavoro, ma un luogo dove fare relazione e collaborare tra colleghi lasciando le attività più impegnative e che richiedono concentrazione a casa”.  Tra i vertici aziendali la convinzione che il futuro sia ibrido è ancora più forte: l’83% si aspetta che, post-pandemia, sia da remoto almeno metà del tempo lavorativo. 

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