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Cronache
Truffa diamanti, da Vasco a Panicucci: la Finanza setaccia le casseforti vip

Continuano le indagini sulla maxi truffa dei diamanti. Così la Finanza setaccia anche le casseforti dei vip

La caccia ai diamati è in corso da tre anni e vede impegnate le procure di Milano, Roma, Siena, Trieste e Verona e vede come protagonisti truffati numerosi vip. Nella maxi inchiesta sono coinvolti numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport: Diana Giovanna Maria Bracco, Montella Vincenzo, Marco Materazzi, Federica Panicucci e Vasco Rossi. 


A Milano gli investigatori, nel 2017, hanno preso moduli d'ordine e fatture emesse dalla società Intermarket Diamond Business. Agli atti risultano importanti acquisti di diamanti, ma gli sportivi non sono tra le parti civili e non hanno nulla a che fare con i protagonisti della "truffa dei diamanti" oggetto di un'inchiesta giornalistica che la trasmissione Report aveva titolato in maniera eloquente: "Un diamante è per sempre".

Correva l'anno 2019, ma in realtà il mercato italiano delle pietre preziose era in allerta da almeno due anni, da quando alcuni clienti della Intermarket Diamond Business spa avevano iniziato a sospettare che il valore dei diamanti che avevano acquistato non si avvicinava neanche un po' alle cifre investite.

Vasco Rossi è stato tra le prime vittime della maxi truffa

Il cantante Vasco Rossi ha acquistato diamanti per oltre due milioni di euro scoprendo ottenendo poi una valutazione di circa 360 mila euro. La vicenda ha portato all'apertura di un procedimento milanese con un centinaio di indagati, costringendo due banche (Aletti e Bpm) a patteggiare sanzioni pecuniarie e la Banca d'Italia a vagliare migliaia di esposti che tra gennaio 2017 e gennaio 2022 puntavano il dito anche contro istituti di credito che dopo essere stati coinvolti nella commercializzazione dei diamanti hanno dovuto fornire chiarimenti alle autorità.

La conduttrice Federica Panicucci vittima della scarsa informazione

Un procedimento è arrivato anche a Roma. Il protagonista è l'imprenditore Maurizio Sacchi, che nel luglio del 2019, quando ha subito un sequestro da 185 milioni di euro, non lavorava più per la società incriminata ma aveva fondato la Diamond Private Investment. I suoi diamanti erano di buona qualità. Ma non avrebbe correttamente informato i clienti sulle spese accessorie. Acquirenti come Federica Panicucci non sapevano che l'investimento da circa 55 mila euro comprendeva anche i costi di custodia, l'assicurazione, l'iva, le spese di importazione e varie certificazioni. 

La società si difende

Maurizio Sacchi, imputato della vicenda, tramite i legali Fabrizio Costarella, Giandomenico Caiazza e il professor Vincenzo Maiello, prova a spiegare: "La società DPI ha sempre operato con la massima trasparenza, tanto che dei circa 36.000 clienti solo 41 hanno proposto querela. L'indagine si fonda sull'equivoco che il listino Rapaport (semplice parametro per l'acquisto di diamanti tra operatori commerciali) costituisca il prezzario ufficiale per la vendita al dettaglio, in un mercato regolamentato. Nessuno ha mai periziato le pietre vendute da DPI, per stimarne il reale valore e l'apprezzamento rispetto all'inflazione", dicono gli avvocati.

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