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Cronache
Virginia Raggi prepara la sua battaglia contro il termovalorizzatore di Roma

L'ex sindaca di Roma Virginia Raggi a torna a fare l'ambientalista e la lotta contro il termovalorizzatore di Roma

Virginia Raggi, la pasionaria pentastellata, che si volle fare sindaca, ha voluto ricominciare da zero, come una grillina di borgata qualsiasi. E così ha ripreso la sua antica lotta contro i termovalorizzatori. Come dice il comunicato stampa: "Via Pec abbiamo depositato l'esposto alla Corte dei Conti contro l'inceneritore voluto dal sindaco Gualtieri e dalla maggioranza che lo sostiene", scrivono in una nota congiunta il gruppo consiliare del Movimento e la Lista Civica Raggi. "È ora di porre un freno netto a questa decisione scellerata che rischia seriamente di danneggiare un territorio, la salute dei cittadini capitolini e di minare il futuro delle giovani generazioni”.

L'ex sindaca torna a fare l’ambientalista, da dove partì tanti anni fa, dalla borgata Ottavia per scalare il colle Campidoglio per poi fare un bel ruzzolone giù. Sparita nel nulla dopo che Giuseppe Conte aveva mandate raminghe le sue paturnie parlamentari era poi scomparsa fisicamente per le vacanze estive e nessuno aveva avuto più notizia di lei, tranne per uno strano endorsement a Giorgia Meloni a cui –lei dice- avrebbe telefonato.

Certo che da sindaca di Roma a umarella laziale costretta a guardare gli operai nei cantieri delle stesse opere che aveva ordinato lei nel tentativo di far dimenticare anni di immobilità e cattivo governo, sono soddisfazioni. Peccato però che la Raggi non si ricordi la vicenda dello Stadio della Roma, che vede la magistratura che ancora indaga con ex Cinque Stelle e persone vicine sotto processo. Pochi sanno che la Raggi fu un veemente oppositore dell’opera che doveva sorgere a Tor di Valle, vicino al Tevere, nel quadrante Sud della città.

Quando infatti era ancora semplice consigliera capitolina –come adesso- fece fuoco, fiamme e faville insieme ad alcuni compagni di partito e giunse anche a fare una querela sull’argomento. Allora attaccava tutti i giorni l’ex sindaco Ignazio Marino che apprendiamo da poco è diventato suo amico e confidente. Allora però la Raggi lo martellava senza pietà sullo Stadio e invero su tutto perché così dice il manuale della oppositrice politica vergato dalla Fata Populina.

Poi, come spesso avviene nei curiosi casi della vita, una volta diventata sindaca cambiò idea e comincio a dire che l’opera si poteva e doveva fare per la gioia di quel gonzo di James Pallotta che dell’Italia e di Roma in particolare deve aver un ricordo simile ad una ustione da ferro da stiro sulla lingua.

Ma perché Virgy l’ecologista aveva cambiato improvvisamente idea?

Ma perché Pallotta le aveva promesso che lo Stadio sarebbe stato “green”, cioè ecologico e compatibile con gli gnomi e le fate tutte che vivono –come noto- sulle sponde umide del Tevere. Questo fatto però avvenne dopo, perché la vera conversione sulla via di Tor di Valle, la ex sindaca la ebbe dopo una precipitosa discesa a Roma di Beppe Grillo che il giorno prima disse: “Lo stadio non s’ha da fare” e il giorno dopo: “Lo Stadio s’ha da fare”.

E diciamo pure che il repentino sobbalzo i malvagi lo interpretarono come se qualcuno lo avesse convinto, diciamo così, che lo Stadio fosse in realtà una buona e giusta cosa e  Virginia, che aveva fatto un mazzo tanto -sempre con rispetto parlando- a Ignazio Marino improvvisamente si trovò ad appoggiarlo quel maledetto Stadio che le si appiccicò addosso peggio di una gomma da masticare.

Ed ora fa un po’ sorridere che proprio lei ricominci dal termovalorizzatore di Roma che dovrebbe servire a risolvere il problema dell’immondizia che sommerge spesso la Capitale tanto che sotto il suo Regno Virgy finì addirittura su New York Times in prima pagina. E il suo amore per l’ecologia era tanto da circondarsi di cinghiali e per non fare rosicare quegli invidiosi dei romani finì per darli anche a loro: tanti, maledetti e subito.

E così di nuovo sulle prime pagine dei giornali mondiali. Ma lei è fatta così. Più le difficoltà aumentano più lei si intigna, come si dice da queste parti, e vuole averla vinta a tutti i costi. E poi vuoi mettere il comunicato stampa che va contro Roberto Gualtieri, il nuovo sindaco che imprudentemente le ha dato pure la presidenza di Roma Expo 2030. E poi, con la sua nuova battaglia va contro quel cattivaccio di Giuseppe Conte che invece col Pd cerca sempre il “campo largo”, una promessa fatta da Nicola Zingaretti e malamente ereditata da Enrico Letta, “occhi di tigre”.

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