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Culture
Andreas Müller: "Danza e buddismo mi hanno salvato. E ora? Sogno il cinema"

"Il mio lato sognatore a volte prende il sopravvento e mi spinge a fantasticare nei momenti più impensabili. È così fin da quando ero bambino e faccio di tutto per non smettere". Timido, schivo, sensibile ma determinato: Andreas Müller, vincitore di Amici 2017, si racconta in un libro: "I sogni non sono nuvole" (Ed. Sperling & Kupfer).

IL LIBRO

Porta un nome tedesco perché i suoi si sono conosciuti in Germania, dove è nato. Sua mamma però è italiana, e quando lui è ancora piccolissimo la famiglia si trasferisce nelle Marche. A scuola pochi amici, a casa due fratelli, Daniel il primogenito, e Alessio, l'ultimo arrivato. In famiglia la vita non è facile, ci sono preoccupazioni e difficoltà, così Andreas quando la realtà gli sembra troppo dura si rifugia nella fantasia. A nove anni la sua prima volta sul palcoscenico e il suo incontro con il ballo, ma solo a quindici inizia a danzare davvero e scopre una passione che forse gli ha anche salvato la vita. La solitudine e le gioie, il rapporto con il fratello Daniel, l'incontro con il buddhismo, gli sbandamenti, la strada a tappe per arrivare ad Amici e la vita nella casetta, l'amicizia con Riki: un racconto sincero pieno di emozioni e di verità che rivelano tanto di un'intera generazione.

L'INTERVISTA

Perché hai deciso di raccontare la tua storia in un libro?

"Penso di aver avuto una storia particolare. Raccontarla è stato innanazitutto un piacere mio, un modo per rivivere tutto quello che mi è successo. Penso però che ci si possa rispecchiare molto in quello che ho passato e spero che le mie riflessioni possano essere utili anche ad altri giovani. Se avrò dato una mano a qualcuno, sarò molto felice".

Ti rivolgi soprattutto ai tuoi coetanei: che messaggio vuoi dare loro?

"Vorri dire a tutti di essere determinati e di credere nei propri sogni. Il mio è un messaggio di solidarietà: se qualcuno si sente lo sfigato di turno, si ricordi che non è così. Capita a tutti. L'importante è reagire".

Quanto ha contato la tua capacità di sognare?

"E' stato importantissimo sognare. Non mi sono mai arreso davanti agli ostacoli. Come dico nel libro, i sogni non sono nuvole, ma rocce a cui rimanere aggrappati anche nel mare in burrasca".

Ci sono anche aspetti negativi dell'essere sognatore?

"Quando hai tanti sogni, devi selezionare prima o poi. Vedi qualcosa avverarsi e qualcosa perdersi necessariamente per strada. Bisogna imparare a capire ciò che conta di più e ciò che invece si può lasciar andare".

Quanti tatuaggi hai e qual è il più importante?

"Il numero esatto non lo, so di essere arrivato a una trentina. Ne ho tantissimi, raccontano tutta la mia vita: i momenti belli, quelli brutti e quelli divertenti. L'ultimo che ho fatto è la data della vittoria di Amici. Sulla gamba invece ho tatuato una tigre, perché il mio cartone preferito è il Re Leone: ho scelto però di far crescere il cucciolo e renderlo più adulto e aggressivo, come succede nella vita. Il primo tatuaggio che ho fatto in assoluto, invece, è una bussola sull'avambraccio: mi deve dare la direzione, mi deve ricordare da dove vengo. Avevo 16 anni e mi ero già buttato intensamente nella danza".

Hai iniziato a ballare grazie a tuo fratello Daniel, disabile. Come è cambiato il vostro rapporto nel tempo?

"E' cambiato molto. In passato provavo sentimenti di indifferenza e vergogna. Oggi c'è una profonda fratellanza".

La danza è stata utile anche per creare l'armonia in famiglia.

"I momenti più belli sono stati quelli in cui i miei familiari venivano a vedermi. Le vittorie più belle quelle condivise con loro. Mano a mano che le mie speranze si facevano più concrete, è stato fondamentale per me sentirli vicino".

La "rotonda di Fabriano" è stata una svolta nel tuo percorso professionale. Perché?

"Mentre magari gli amici uscivano a divertirsi, io ballavo per strada insieme agli altri ragazzi, ci allenavamo insieme alla rotonda: mi è sembrato di vivere la vera danza come è nata in America".

La voglia di trasgredire per sfuggire ai problemi, attraverso alcol e fumo, a un certo punto ha preso il sopravvento. Come ti ha aiutato il buddismo?

"Questa è stata la vera svolta nella mia testa. Ho apprezzato molto il modo di vivere di chi pratica buddismo.Mi piace questa filofosia: insegna a dipendere solo da se stessi e a credere nelle proprie capacità. La felicità ce la creiamo da soli, non dobbiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi. Ho davvero cambiato modo di ragionare e di vivere".

In quel momento difficile la tua carriera nella danza era già ben avviata. Questo non bastava a renderti più forte?

"E' proprio quando sei più avanti nel tuo percorso di vita che arrivano i momenti più bui. Quando non hai niente da perdere, questi momenti rimangono tra te e te. Ma più vai avanti, più devi fare delle scelte. Ti poni delle domende ed emergono le insicurezze, perché la vita ti mette alla prova".

Quali sono i tuoi progetti adesso?

"Ora sono un professionista ad Amici, che mi impegna full time, ma è un'esperienza bellissima che mi ripaga di tutto. Ho vissuto Amici in tutti i modi: candidato, concorrente, vincitore e professionista. Attualmente, poi, curo la promozione del libro e mi sposto il più possibile per incontrare dal vivo le persone".

I tuoi sogni per il futuro?

"Mi piacerebbero tante cose, anche lontane dalla danza".

Per esempio?

"Il cinema. Mi piacerebbe davvero molto. Vedremo quello che succederà".

 

i sogni non sono nuvole
 

ANDREAS MÜLLER è nato a Singen, in Germania, nel 1996. Con la famiglia si è poi trasferito nelle Marche. Ha cominciato a studiare danza a quindici anni, ma ha recuperato rapidamente il tempo perduto. Ha vinto l'edizione 2017 di Amici.  

I SOGNI NON SONO NUVOLE
di Andreas Müller
Sperling & Kupfer
pp. 192 – euro 16,90
Uscita: 14 novembre
Versione ebook disponibile

Tags:
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