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Culture
Dallo Stromboli al Vesuvio al Flegreo: i pericoli di un'eruzione

di Ludovica Manusardi

E’ forse merito dell’ attività estiva del vulcano se è stato riaperto in agosto all’isola di Stromboli il Centro Operativo dell’ INGV – Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia -chiuso dal 2012. Oggi l’ INGV insieme all’Università di Firenze gestisce questa postazione restaurata e moderna che controlla costantemente i movimenti della sciara del fuoco con un diffrattometro differenziale radar e con telecamere in diretta a quota 400 metri. Il centro, aperto tutti i giorni, soddisfa la curiosità di studenti e turisti grazie alla presenza di giovani ricercatori che si danno il turno e aggiornano il sito dedicato: ilvulcanoinforma@ingv.it.

L’attività del vulcano dello scorso agosto non ha rappresentato problemi seri-sostiene Franco Barberi, già fondatore del gruppo nazionale di vulcanologia del Cnr–; il livello di pericolosità dal punto di vista eruttivo era basso e le colate sono rimate confinate all’interno della sciara. L’evento più rischioso è quello del collasso di una parte della sciara del fuoco come quella del 2002 durante il quale sono franati 10 milioni di metri cubi di materiale provocando l’onda anomala che per fortuna ha causato solo danni a cose. Ma si tratta di un evento che può essere previsto in tempi sufficienti per provvedere a un’ eventuale evacuazione.

Lo Stromboli e le altre sei isole Eolie rappresentano la parte emersa di un vasto complesso vulcanico prevalentemente sottomarino che si estende nel Tirreno per circa 200 chilometri con vulcani importanti: Sisifo, Palinuro, Marsili. Stromboli è un vulcano a condotto aperto; la sua attività denominata stromboliana è caratterizzata da una continua emissione di gas e in frequenti esplosioni- da 3 a 7 ogni ora- che lanciano in atmosfera getti di gas e brandelli si lava. Un’attività di routine costantemente monitorata che non rappresenta pericoli particolari per la popolazione stanziale dell’isola- circa 400 persone che infatti continuano a vivere sull’isola in tranquillità.

Ben diversa è invece la situazione di un altro vulcano troppo spesso dimenticato perché silente, il Vesuvio. L’ultima eruzione risale al 1944. Da allora sulle pendici del monte Somma sono state edificate abitazioni senza rispettare alcun parametro di sicurezza. Il Vesuvio erutterà con ogni probabilità ma non si sa quando. Ma ancora più preoccupante è la zona dei Campi Flegrei dove un’attività vulcanica anche se minore è ben evidente. Il Vulcano Flegreo è uno dei dieci supervulcani esistenti al mondo. In questi 10 non rientrano né il Vesuvio, né il Pinatubo o il monte Saint Helen che sono responsabili delle peggiori catastrofi della storia dell’uomo. Un supervulcano è molto peggio, è una struttura la cui eruzione può modificare radicalmente il paesaggio per decine o centinaia di chilometri e condizionare pesantemente il clima a livello mondiale per diversi anni. Le simulazioni ci dicono che per evacuare la zona dei Campi Flegrei dove vivono oltre 400mila persone, nel caso di un evento catastrofico, sarebbero necessari oltre 15 giorni. Una prospettiva piuttosto inquietante.

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