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Culture
Fotografia/ Robert Capa, click non solo di guerra
Photograph by Robert Capa © International Center of In coda per l'acqua in una via di Napoli, ottobre 1943
Photography/Magnum - Collection of the Hungarian National Museum

di Simonetta M. Rodinò

Considerato uno dei massimi rappresentanti della fotografia di reportage, pur non essendo il primo a scegliere la guerra come soggetto, Robert Capa si chiamava Endre Ern? Friedmann.  Contrariamente a quanto ritenuto da molti non era americano ma ungherese (Budapest, 1913). I suoi scatti, però, più di quelli realizzati da diversi altri corrispondenti, risultano emozionanti e in grado di trasmettere la "paura" del conflitto.  Al grande fotoreporter, che volle rappresentare la morte in battaglia in diretta, è dedicata la mostra "Robert Capa in Italia 1943 - 1944", allo Spazio Oberdan di Milano fino al 26 aprile. La sua carriera passa attraverso i principali conflitti del Novecento: la Guerra civile spagnola (1936-1939), la Seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la Seconda guerra mondiale, la Guerra arabo-israeliana (1948) e la Prima guerra d'Indocina (1954).
La suggestiva rassegna, da non perdere, racconta l'arrivo degli Alleati in Italia, attraverso una selezione di 78 foto, in bianco e nero, provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III, conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese.

Il percorso ha inizio con un'immagine di Capa, sguardo indagatore e sigaretta in bocca: gli fu scattata a Napoli nel 1943 dal fotoreporter inglese George Rodger , tra i membri fondatori dell'agenzia fotografica Magnum Photos, insieme a Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour e William Vandivert. Poi l'esposizione si snoda cronologicamente lungo gli otto mesi, dal luglio 1943 al febbraio 1944, in cui si unisce alle truppe americane seguendole dallo sbarco in Sicilia a Napoli e ad Anzio. Un lavoro intenso che gli varrà l'assunzione a "Life". E' tra i primi a fornire documentazione dello scenario bellico italiano, ma ciò nonostante le immagini di questo periodo non sono conosciute come le altre scattate durante la II guerra mondiale. Il pregio della mostra, curata da Beatrix Lengyel, è attribuire il giusto valore a questi frammenti di XX secolo. Ecco allora che Capa, con grande forza documentaristica, racconta la guerra, gli uomini, la vita quotidiana: la resa di Palermo, il benvenuto alle truppe americane a Monreale, dove alle finestre e sulle strade "c'erano bandiere americane fatte in casa con poche stelle e troppe strisce", scriverà più tardi.
Nelle tante sublimi sfumature di grigio, racconta anche la distruzione e la morte, tedesca, americana e italiana: "Era dalla Spagna che scattavo foto di guerra e sangue, ma neppure dopo sette anni lo stomaco si era abituato alla vista della carne viva e del sangue", scrisse.
Riesce anche a far sorridere con un simpatico siparietto: due autiste di ambulanza lavorano a maglia vicino al loro mezzo in una breve pausa tra i combattimenti, nei pressi di Cassino. E ancora…
Ha fatto scuola Robert Capa. Un maestro da imitare per la sua fotografia, simbolo di lotta contro guerra, prepotenza e ingiustizia. Il suo viaggio si fermò in Indocina. Una mina anti-uomo gli fu fatale. Era il 1954. Aveva 41 anni.

"Robert Capa in Italia 1943 - 1944"
Spazio Oberdan - Viale Vittorio Veneto 22 - Milano
Durata: fino al 26 aprile 2015
Infoline: 02.77.40.63.02
Orari : 10-19.30 - chiuso lunedì - aperto il giorno di Pasqua, il Lunedì dell'Angelo e il 25 aprile
Biglietti: € 8,00 / € 6,50 - ridotto speciale per scuole - ingresso gratuito per minori di 6 anni
Catalogo: coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari
www.cittametropolitana.mi.it/cultura

 

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robert capa
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