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Culture
Gli scatti tra sogno e realtà: "Sarah Moon. About Colour"

di Maura Babusci

E 'difficile riassumere in breve i tratti e il valore artistico dell'universo onirico rappresentato negli scatti di Marielle Hadengue nota con lo pseudonimo di Sarah Moon: decenni di attività come "creatrice di immagini" in cui l'obiettivo gioca con i temi della morte, della solitudine, del distacco, dell'infanzia e del ricordo restituendo attraverso l'evanescenza delle figure e l'incertezza dei contorni il senso estetico più completo, la vera essenza della femminilità, hanno fatto della fotografa una protagonista di primo piano del mondo dell'immagine contemporanea. Prima donna a firmare il Calendario Pirelli nel 1972 la Moon è artefice di una galleria di personaggi complessi e poetici, che emergono dalle nebbie del tempo e dello spazio per rimanere comunque inarrivabili e sospesi. Soggetti femminili dotati di un incredibile lirismo caratterizzano la sua visione romantica e metafisica che emerge dalle pagine patinate delle principali riviste di moda e comunque evidente anche nelle campagne pubblicitarie realizzate, ad esempio, per il brand Cacharel.

La personale "Sarah Moon. About Colour", dal 20 febbraio al 5 aprile presso la Michael Hoppen Gallery di Londra porta in scena tutto questo, insistendo sul tema del colore che dialoga da sempre, nei lavori dell'artista, con la sua stessa assenza (a volte il racconto fotografico non può prescindere dall'uso assoluto del bianco e del nero). Il percorso accoglie immagini che hanno fatto storia, accanto a opere più recenti o mai esposte prima d'ora. "Penso al colore come a qualcosa di più di un linguaggio comune. Una realtà più generosa, più aperta, non trasferita, la lingua del reale. Quando fotografo fiori o qualsiasi natura morta, come anche soggetti di moda, il colore mi spinge ad essere più astratta, devo compiere uno sforzo di trasposizione per avvicinarmi a ciò che in primis mi ha colpito - ha sottolineato l'artista, aggiungendo - Per me, il bianco e il nero sono più vicini all'introspezione, ai ricordi, alla solitudine e al senso della perdita, io non vedo lo stesso nel colore - si tratta di un'altra lingua, una lingua viva".

Se pur affascinata dall'estetica di Guy Bourdin la Moon arriva a preferire, come riferimento per la sua produzione, una visione d'antan che accoglie, fra le varie influenze, l'eredità della fotografia espressionista tedesca degli anni Trenta così come la rappresentazione femminile presente negli scatti del barone Adolf de Meyer o l'allure dei ritratti di Julia Margaret Cameron. Dagli esordi come modella nella Londra degli anni '60, attraverso la sua produzione fotografica, fino ai lavori come filmmaker si palesa un'identità unica e peculiare, che rifiuta di cadere nella ripetizione e il compromesso. Il risultato è una sorta di pittura fotografica dell'inconscio, capace di catturare l'attimo per sempre. L'esposizione londinese segue il successo della mostra 'Alchimies' ospitata dal Muséum National D'Histoire Naturelle di Parigi nel 2013. I lavori di Sarah Moon sono stati esposti in Europa, Giappone e Stati Uniti. Fra i vari riconoscimenti l'artista ha ricevuto nel 2008 il Prix Nadar per il suo volume '12345 '.

 

 

Tags:
sarah moon. about colourfotografia
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