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Il mio desiderio più grande: Il ritorno della Pace per l’umanità attanagliata

“Il mio desiderio più grande: il ritorno della Pace per l’umanità attanagliata dal virus.” Hong-hu Ada cantante lirica, attrice e geisha propone “The Door of Desires”

Sensuale come una Geisha e determinata come una manager. Hong-hu Ada, cantante, cantautrice e attrice italo-giapponese, cresciuta negli USA ed attualmente residente tra Londra e l’Italia ha talento da vendere in più arti.

Sensuale come una Geisha e determinata come una manager. Hong-hu Ada, cantante, cantautrice e attrice italo-giapponese, cresciuta negli USA ed attualmente residente tra Londra e l’Italia ha talento da vendere in più arti. Nata come soprano lirico calcando le orme della nonna materna italiana ha raggiunto grandi successi, coronando il suo sogno di cantare per Papa Francesco due volte, nel 2018 e nel 2019. Poi si è formata all’Actor Studios di New York. Oggi è un’attrice con 20 film all’attivo, molti internazionali quali Mary e GO Go Tales di Abel Ferrara, l’Era Glaciale 4 e 5 per i quali ha doppiato la tigre Shira ed ha interpretato la colonna sonora, Spectre accanto a James Bond. In Italia è stata scelta dal maestro Pupi Avati per “Il figlio più piccolo” e il “Papà di Giovanna”. In tv il pubblico ricorda questa bellissima donna con gli occhi mandorla in Squadra Antimafia 8- il ritorno del boss dove interpreta Sarah, agente dei Servizi Segreti SSI e in “La Repubblica delle donne”, un talk show condotto da Chiambretti. Affari l’ha incontrata in occasione dell’uscita di “The Door of Desires”, il suo ottavo disco dove è anche cantautrice. Un “british pop”, in versione acustica che si richiama fortemente alla tradizione musicale inglese ma con uno sguardo anche alle sonorità celtiche dell’Islanda e alla musicalità dell’Oriente. Il testo della canzone presenta un messaggio forte e significativo: aprire la porta dei desideri per scoprire le nostre emozioni più profonde.

Partiamo dal tuo ultimo disco "The door of Desires" di cui sei anche autrice oltre che cantante. Quali sono i tuoi desideri in questo momento?

A questa domanda avrei sicuramente risposto in modo diverso e più personale se mi fosse stata sottoposta un mese fa, ma oggi,  che vivo con profondo sgomento e  paura  questa grande pandemia  del Corona Virus, come il male del secolo che distrugge; separa, uccide, genera l’isolamento più profondo tra noi, nelle città, nei continenti, rispondo che il mio più grande desiderio è ritrovare la Pace. Vorrei che tutto potesse placarsi velocemente, senza più i malati nelle corsie di ospedali e  i morti per questo morbo infettivo. Senza angoscia ne tremori di non poter più riabbracciare i propri cari ma con la consapevolezza, più forte di ieri, che dobbiamo aiutarci l'uno con l'altro ed essere più responsabili ed attenti.

Voce dolcissima e testo malinconico. Sei così nella vita oltre che nell’arte?

A volte si..la mia voce si modula spesso, a secondo del testo che canto e interpreto. Quando scrissi “The Door of Desires”, la scrissi di getto, ero malinconica si, molto, perché notavo intorno a me quanto fossero insoddisfatti i miei amici, i conoscenti, le persone che incontravo per strada. Così scrissi questa canzone perché volevo ribellarmi, volevo spronare, scuotere con dolcezza gli altri ma anche me stessa ad aprire quella Porta dei Desideri per fare uscire quella forza capace di farci realizzare almeno uno dei sogni che ci rende felici.

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura musicale?

Spero piaccia al pubblico, ovviamente, come ogni volta che esce un mio nuovo film o il mio nuovo disco. Questo mio ultimo disco è un progetto musicale che ha tante contaminazioni, da quella britannica, celtica e poi orientale. E’un disco acustico, che esalta le sonorità, i dettagli, la musicalità..ci sono testi forti, spesso autobiografici come nel caso di “The Door of Desires”. Per questo mi aspetto che arrivi dritto al cuore della gente, molto più dei dischi precedenti scritti e cantati senza pormi troppe domande. Ora la mia prospettiva è cambiata.

La musica è stata il tuo primo amore, poi il cinema. Qual è la tua passione più vera?

Non saprei scegliere: il cinema e la musica sono entrambe le mie grandissime passioni. Con loro sono nata, cresciuta, caduta qualche volta, e poi rialzata più forte di prima. Non faccio distinzione tra loro perché vengo dalla scuola americana dove ho studiato. Negli States moltissimi attori sono anche cantanti e viceversa. Ci insegnano ad essere eclettici, duttili, a saperci spostare da un copione cinematografico ad uno spartito musicale, da un Set ad uno studio di registrazione, perché in fondo non c’è differenza: dalla recitazione al canto è solo un passaggio di emozioni. Posso fare centinaia di esempi di artisti ma solo per citarne qualcuno ricordo: Anne Hathaway, Will Smith, Kevin Costner, Nicole Kidman, Jamie Fox, Huge Jackman, Jennifer Lopez..e quindi anch’io!!!

Il melange de scorre nelle tue vene ti porta più verso Oriente o Occidente?

Sicuramente mi porta più verso Oriente. Sono un mix euro-asiatico ma caratterialmente e anche culturalmente e professionalmente sono vicinissima al Sol Levante. Sono precisa, metodica, determinata ma anche calma, mi piace riflettere sulle cose,fermarmi ad osservare la natura; cosa che faccio spesso in Primavera e in Estate quando sbocciano i fiori e maturano i frutti sugli alberi. E’ il parto della Natura!! in Giappone si ha molto rispetto, devozione e ammirazione per questo, mentre in Occidente passa quasi inosservato o dimenticato e questa è una delle cose del mondo capitalizzato che non mi piace e nella quale non mi rispecchio.

Perché hai deciso di frequentare la scuola della Geisha ?

In realtà non ho deciso di studiare per diventare una Geisha perché sono un nata già un po’ Geisha. La maggior parte delle persone fanno molta confusione su questa parola e sul suo significato. Non ne conoscono l’essenza più profonda e non sanno realmente cosa sia questa figura femminile. La Geisha non è la cortigiana di palazzo, l’intrattenitrice degli uomini a corte, ma bensì una donna che impronta la sua vita sulla bellezza sia interiore che esteriore e sui principi della pace, dell’equilibrio e dell’assenza di invidia. La parola Geisha indica “colei che scrive nel silenzio”, è una frase complessa da spiegare: non vuol dire che non parla, anzi, al contrario, sa farlo molto bene ma non ha bisogno di strillare, di arrabbiarsi, di agitarsi per affermare quello che sente. Siamo ragazze silenziose, metodiche , che parlano un linguaggio diverso. Sono orgogliosa di essere una Geisha, ho studiato molto e studio ancora per esserlo: mi dedico all’Ikebana, l’arte di composizione dei fiori, e preparo il Matcha, il the verde giapponese, faccio meditazione, prego e cucino il sushi.

Quest’anno uscirà in sala il nuovo Bond, l’ultimo di Daniel Craig. Puoi raccontare un aneddoto sul set di Spectre?

Mi sento molto lusingata per aver recitato con Daniel Craig, anche se con una piccola parte, e di essere stata diretta da un grande regista come Sam Mendes. Il clima che si respirava sul set era pacato in contrasto con le fortissime scene di azione che si dovevano girare. A fine giornata , nonostante la stanchezza, grandi sorrisi. Ricordo dopo qualche settimana di lavorazione, che un cameraman a fine lavoro di quel giorno mi disse: “Ehy Hong-hu, vuoi qualcosa da bere? Un gin, whisky, cognac, dimmi! Cosa preferisci?” ed io risposi: “no grazie signore, io sono astemia! non bevo alcool!” Tutto il set scoppiò in una fragorosa risata.

Hai lavorato al cinema con grandi maestri con Ferrara e Pupi Avati. Da quale regista vorresti essere diretta?

Si è vero,ho lavorato con grandi maestri del cinema internazionale ed italiano e per ognuno di loro conservo un bellissimo ricordo. Mi hanno insegnato tanto..sono stati anche maestri vita oltre che grandi professionisti del cinema. Vorrei lavorare con diversi registi, parlo 7 lingue e potrei essere su diversi set cinematografici in lingua. Adoro Christopher Nolan, ho visto il suo film “Inception” decine di volte, poi James Cameron, Spike Lee. In Italia amo il cinema di Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Luca Guadagnino, Paolo Genovese, Carlo Verdone.

Un’attrice icona alla quale ti piace ispirarti?

Rispondo senza esitazioni: Meryl Streep! Lei è super, un’icona per me, il mio punto di riferimento quale mi ispiro costantemente. E’ un’attrice arrivata al successo da sola e con grande fatica, ha superato ostacoli di registi e maestri del settore che non la volevano, ai quali non piaceva, talvolta rifiutata ai provini. Addirittura, leggevo nelle sue interviste, qualcuno le ha anche detto di cambiare il mestiere dell’attrice ma lei ostinata , è andata avanti e il suo talento ha dimostrato chi è veramente fino a farla diventare la Meryl Streep di oggi! Quando il percorso di un’artista è difficile e tortuoso allora quando si arriva al successo è ancora più affascinante e più bello.

Le grandi attrici dicono che ci sono pochi ruoli, anche ad Hollywood per le donne. Sei d’accordo?

Si, Hollywood è ancora molto chiusa per le donne. Crea prevalentemente grandi ruoli maschili che si ricordano nella Storia del cinema: pensiamo a Superman, Batman, Spiderman, ET, Wolverine. Di tutti questi per le donne non c’è traccia e ciò mi dispiace molto, mi fa male, perché mi accorgo che mancano i copioni al femminile. Poche, pochissime icone di attrici: Mary Poppins, Rossella O’Hara e poi la mia memoria già si ferma. Manca l’atteggiamento e la voglia di scrivere per noi. Tutto questo è sbagliato, bisognerebbe aprirsi totalmente all’universo femminile per scoprire personaggi bellissimi, impegnativi e divertenti. E poi le donne insegnano più degli uomini!

Quanto è più difficile al carriera artistica per una donna? Cosa pensi del movimento Me Too?

Certo, la carriera artistica è più difficile per una donna secondo me. Soprattutto se è avvenente, appariscente; peggio ancora se oltre alla bellezza ha anche cervello. Sono contenta che il movimento del Me Too abbia fatto emergere un problema che ai tempo della parità dei sessi non dovrebbe esistere. Uomini e donne devono essere considerati uguali a livello professionale. Spero che dopo queste denunce, chi ha il potere, all’interno del mondo del lavoro, non eserciti il ricatto per concedere un ruolo o una parte, ma che si consolidi la buona abitudine della meritocrazia e prevalga la valorizzazione dei talenti.

Come è stato cantare per Papa Francesco?

Un’esperienza meravigliosa, grande, sublime. Non trovo le parole giuste per spiegare cosa significhi cantare l’Ave Maria di Gounod nella Basilica di San Pietro, alla presenza di oltre 14 mila spettatori più quelli della diretta televisiva, nel tempio della Cristianità dove Oriente ed Occidente si conciliano nel nome di un unico Padre che è il Padre Celeste. Prima di incominciare, mi tremavano le gambe, avevo il respiro corto, le palpitazioni e continuamente dicevo a me stessa:ma come farò a cantare se sono emozionata in questo modo, con brividi di freddo! invece quando è arrivato il mio momento è arrivata anche una forza inspiegabile, un’energia tutta nuova che mi ha spinto li su quel palco come una leonessa. Provavo felicità, ero li al centro, tutta sola con l’orchestra che mi accompagnava, ma cantavo e gioivo nel farlo, dedicavo la canzone alla Madonna. Alla fine grandi, grandissimi applausi.

Hai paura della morte in momento così terribile per l’umanità?

Spesso leggo interviste di colleghi e colleghe che dicono di non avere timore della morte perché essa fa parte della vita. Io invece ho paura, ne ho sempre avuta. Mi spaventa l’ignoto, lo sconosciuto, il buio. Vorrei essere forte, ma non lo sono. A volte cerco di esorcizzare ponendomi delle domande su che cos’è realmente la morte, il distacco dalla vita, ma inutilmente; mi prende un nodo alla gola soprattutto in un momento così terribile ed alienante per l’Umanità. E quindi smetto di interrogarmi.

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