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Culture
Il surrealismo svizzero in mostra a Lugano
Alberto Giacometti Fleur en danger, 1932 - legno, gesso, filo di ferro e corda Kunsthaus Zürich

di Simonetta M. Rodinò

 

Molte avanguardie del dopoguerra sarebbero potute nascere senza il surrealismo?

Nato a Parigi nel 1924 intorno alla figura di André Breton, il movimento che si lasciava guidare dall’inconscio, riconosceva l’apporto fondamentale della scoperta della psicoanalisi da parte di Sigmund Freud. Che scrisse: “L’interpretazione dei sogni è la via regia verso la scoperta dell’inconscio”.

 

Al surrealismo elvetico è dedicata la retrospettiva “Surrealismo Svizzera”, nella sede del LAC Lugano Arte e Cultura del centro cantonale della Svizzera italiana. Un centinaio di opere che indagano da un lato il contesto storico e lo sviluppo artistico dalla fine degli anni Venti a quella degli ani Quaranta, dall’altro le due linee principali della corrente svizzera: surrealismo assoluto con forme amorfe e surrealismo verista con immagini figurative precise e dalle associazioni illogiche.

 

Al contrario del movimento parigino, fondato dal poeta, saggista e critico d’arte francese, che coinvolse tutte le arti, in Svizzera fu l’arte visiva a interessare gli esponenti surrealisti. Accanto a nomi sconosciuti o scoperti, Paul Klee e Hans Arp (francese ma legato alla Svizzera) sono considerati precursori artistici del movimento elvetico.

 

Il credo di Klee, secondo cui l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma lo rende visibile, corrispondeva alla speranza dei surrealisti di trovare spunti per l’arte nel sogno, possibilmente anche nelle fantasie o negli incubi.

 

Leggerezza ed emancipazione del processo creativo dal controllo razionale contraddistinguono anche l’arte di Arp con le sue forme dai volumi essenziali e dalle superfici levigate.

 

La rassegna ospita lavori di Alberto Giacometti, Serge Brignoni, Gérard Vulliamy, Kurt Seligmann, Werner Schaad …e Meret Oppenheim, di cui è presente la celeberrima foto “Erotique voileé, Meret Oppenheim à la presse chez Louis Marcoussis”, scattata nel 1933 da Man Ray. L’immagine emblematica riproduce Meret nuda dietro la ruota di una pressa tipografica, braccio e mano ripiegati sulla fronte e dipinti dell’inchiostro per stampare.

 

La scoperta del sogno dunque come “linguaggio dell’inconscio” e la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana. Nel rifiuto della logica umana e delle restrizioni della civiltà a favore di una totale libertà di espressione, il surrealismo rivaluta l’irrazionalità, la follia, gli stati di allucinazione, cogliendo l’essenza intima della realtà, oltre la realtà stessa. 

Il corpo è percepito come oggetto del desiderio o come simbolo di difficoltà esistenziali, paura, guerra, morte.

 

In mostra alcuni lavori riportano alla mente le cromie turchesi e gli oggetti bizzarri di Salvador Dalí, le figure oniriche di René Magritte, i panorami inquietanti di Max Ernst e Yves Tanguy.

Esposto anche un curioso olio realizzato da Le Corbusier nel 1948.

 

Il surrealismo non riuscì a sopravvivere alla Seconda  guerra mondiale, ma le sue conquiste hanno giocato un ruolo da non sottovalutare nell’emergere delle nuove avanguardie.

Così come per l’eredità culturale più originale: l’installazione.

 

“Surrealismo Svizzera”

10 febbraio - 16 giugno 2019

LAC Lugano Arte e Cultura  - Piazza Bernardino Luini 6  - Lugano - Svizzera

Orari: martedì - domenica: 10:00 – 18:00; giovedì aperto fino alle 20:00;  lunedì chiuso

Ingressi: Chf 20.-  ridotto Chf 14.-

Infoline : +41 (0)58 866 42 40

info@masilugano.ch - www.masilugano.ch

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