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Culture
Incontro con Enrico Bertolino e Luca Bottura: presentati i nuovi libri

Enrico Bertolino e Luca Bottura presentano insieme le loro ultime uscite editoriali

A la Feltrinelli di piazza Duomo Enrico Bertolino che ama definirsi “CoCoCo” ovvero Comico Conduttore Consulente, e Luca Bottura, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e autore televisivo, hanno presentato le rispettive ultime uscite editoriali: “Le 50 giornate di Milano. Diario semiserio di un barricato sentimentale” e “Buonisti un cazzo”. L’incontro, oltre al sarcasmo che caratterizza i due scrittori, ha affrontato tematiche sociali come le problematiche portate dalla pandemia e i pregiudizi che caratterizzano il nostro Paese. Con un’analisi scherzosa i due autori hanno scambiato battute sul momento delicato dell'Italia, sull'impatto del Covid, su Milano e sui temi sociali e politici che da sempre caratterizzano il nostro paese.

Enrico Bertolino “Le 50 giornate di Milano. Diario semiserio di un barricato sentimentale”

Enrico Bertolino racconta nel suo nuovo libro “Le 50 giornate di Milano. Diario semiserio di un barricato sentimentale”, scritto con Enrico Nocera, strategie, tormenti e risvolti filosofici della quarantena, e la resilienza della sua città.

Dal decalogo del buon accaparratore da supermercato all’istituzione dello smart-apericena, dai dilemmi del look anti-contagio alle crisi d’astinenza da Inter, l'esilarante «cronaca virale» di Bertolino racconta con ironia la quarantena. Propone ardite soluzioni per ripartire con un nuovo slancio di solidarietà, come l’istituzione di trattorie etniche cinesi-milanesi (specialità: ravioli al vapore all’ossobuco). E con leggerezza invita alla resistenza civile, ora e in futuro. Non dimentichiamo le Cinque Giornate: Milano, come in generale l’Italia, ha sempre preso qualcosa di buono dai suoi invasori. Forse, perfino dal virus. Il libro sarà in edicola dal 30 aprile e in libreria dal 14 maggio.

Le parole di Enrico Bertolino

Enrico Bertolino, autore di “Le 50 giornate di Milano. Diario semiserio di un barricato sentimentale”, ha dichiarato ad Affaritaliani.it: “L’idea del libro è nata dalla casa editrice che me l’ha proposta, parla delle 50 giornate di Milano che speriamo di non dover rivivere, cioè di quelle giornate di quarantena che abbiamo passato in casa. È un diario che non vuol essere solo umoristico perché non c’era molto da ridere sull’argomento, ma ironico su quello che è successo a Milano in quei giorni. L’unica cosa da capitalizzare è il senso della collettività, venirne fuori insieme, lo spirito di squadra vero, dove sei qualcuno e puoi venirne fuori se ti affidi agli altri, ad esempio i rider, gli infermieri, gli autisti, tutte persone che prima per alcuni di noi potevano essere complementari adesso sono indispensabili e fondamentali per fare andare avanti la città. Rimettiamo quei 500 bauli di piazza Duomo di nuovo nei teatri, per riaprirli e tirar fuori non le speranze o i propositi ma far si che quel discorso delle 200 persone non sia anacronistico, far in modo che i teatri possano rivivere, ovviamente nel rispetto di tutte le normative, perché diventerebbe ridicolo. Meglio esser comici e non ridicoli".

Bertolino
Bertolino: “Dobbiamo venirne fuori insieme, come una vera squadra”

Luca Bottura “Buonisti un cazzo”

“Ho pianto per La vita è bella. Ogni volta che Paolo Virzì fa un film me lo limonerei. Quando un pensiero razzista, fascista, linotipista, mi attraversa il cuore o la pancia tento di abbatterlo e ogni tanto ci riesco. Trovo l’ipocrisia un valore stimabilissimo. Al confronto di Di Maio e Di Battista, Cirino Pomicino mi sembra Cavour. E soprattutto me ne batto alla grandissima se dico o scrivo cose buone per lo zerovirgola elettorale. Perché non sono un politico, e per questo ho la presunzione, appunto infantile, del contagio del buono. O almeno del migliore. Che due o tre cose di civiltà le dirà e proverà a farle sempre, e comunque. Perché ritiene di avere molti fratelli in sonno, sparsi per questo sfortunato Paese che non ha bisogno di eroi e nel caso se li sceglie di merda. O ci sputa sopra. Perché sono quella roba lì. Buonista un cazzo.”

Nell’Italia che forse si sente sovranista bisogna mettere in chiaro le cose. A sentire le urla di Matteo Salvini, il pezzo di paese che non lo vuole è un esercito di ricchi, comunisti, col Rolex. C’è una parola per evocarli tutti insieme: loro sono i buonisti. Ma la verità è che queste sono tutte cazzate. Non è vero che c’è da vergognarsi per aver studiato. Pagare le tasse non è da coglioni. L’Europa non è una prigione. Non dobbiamo aiutarli a casa loro: dobbiamo accoglierli tutti. Imitare i populisti non farà vincere le elezioni a nessuno. Non siamo tutti Gretini. Bottura ha scritto una biografia collettiva di quel pezzo di paese, un racconto autoironico, demoralizzato ma anche sempre pronto a ridere dei propri nemici e dei propri amici. Forse perché una risata, a volte, è la strada maestra per togliere di mezzo i pregiudizi peggiori che l’Italia ha su sé stessa.

Le dichiarazioni di Luca Bottura

Luca Bottura, autore di “Buonisti un cazzo” ha dichiarato ad Affaritaliani.it: “L’idea è nata con un pretesto, proprio qui a Milano, quando tre anni fa Milano ospitò i profughi siriani. Io fui molto orgoglioso di questa città che mi ha adottato, quelle persone per molti erano buonisti e allora mi è piaciuto scrivere un libro su di loro e su quelli come me che non si vergognano di provare ad essere un pochino più buoni. I pregiudizi possiamo abbatterli buttando via quella patina di cinismo che si deposita anche sulle persone migliori. Ogni volta che abbiamo un’emergenza vera diamo il meglio di noi stessi. L’invasione inventata la prendiamo con cattiveria quella vera la accogliamo a braccia aperte, proprio perché non è un’invasione ma sono persone in difficoltà. Dovremmo riscoprire sotto questa patina quello che possiamo essere, si è visto con il Covid. per una volta abbiamo imparato a rispettare le regole, un miracolo".

Bottura
Bottura: “I pregiudizi possiamo abbatterli buttando via il cinismo”

 

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