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Culture
La Sagrestia Nuova di Michelangelo ritrova la sua luce

La Sagrestia Nuova nel Museo delle Cappelle Medicee a Firenze, progettata da Michelangelo, torna a splendere grazie al sostegno di Lottomatica.

L’incanto della luce di Michelangelo Buonarroti torna a ravvivare la Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze, sede del Museo delle Cappelle Medicee, grazie a un elaborato progetto di illuminazione, manutenzione e restauro nato dalla collaborazione dei Musei del Bargello e di Lottomatica, storicamente impegnata nella conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano.

Il restauro della luce, protagonista della poetica di Michelangelo

“Io intendo scultura, quella che si fa per forza di levare”. Così Michelangelo Buonarroti descriveva la sublime arte con cui, affidandosi al geniale impeto che lo rese maestro del Rinascimento, si avventava sul blocco di marmo dando vita a capolavori simbolo della storia dell’arte e del patrimonio culturale del nostro Paese. Non una materia duttile, dunque, ma un blocco da domare, da attaccare in un duello estenuante, avvilente, da cui l'artista usciva, però, sempre vincitore. Per realizzare le sue opere, Michelangelo utilizzava numerosi strumenti: scalpelli, gravine e lime, tuttavia, non erano in grado di produrre il risultato sperato senza l'intervento dello strumento più efficace e con maggiore valenza simbolica di cui l'artista disponeva: la luce.

Nella poetica di Michelangelo, la luce è legame, commento, percorso simbolico ed esaltazione del pathos incarnato dalle sue opere. È per il valore da essa posseduto che nasce la volontà di restituire una nuova luce alle opere di Michelangelo presenti nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo, progettata dallo stesso artista nel 1519 come luogo di sepoltura dei duchi Medici.

L'illuminazione ideata dall'artista, generata da un connubio di luce diffusa e di luce indiretta scaturita dalla rifrazione dei raggi solari sul marmo delle pareti, era funzionale alla comprensione del percorso simbolico e narrativo veicolato dalle sue opere. Con la costruzione della Cappella dei Principi a ridosso della Sagrestia, che intercettò parte della luce che in essa penetrava, furono modificati gli effetti delle opere di Michelangelo.

"È per tale motivo che Lottomatica ha deciso di sostenere questo restauro: volevamo far riscoprire con una nuova luce il meraviglioso lavoro di Michelangelo" ha dichiarato ad Affaritaliani.it Enrica Ronchini, Senior Director External Relations & Corporate Communication di Lottomatica. "Da sempre sosteniamo progetti nell'interesse della collettività. In ogni iniziativa cerchiamo di condividere e raccontare i valori alla base della nostra idea di crescita, come l'innovazione tecnologica, l'inclusione sociale e la valorizzazione della cultura. Lottomatica da sempre ha perseguito la strada del supporto all'arte, affiancando le Istituzioni nel tentativo di costruire un futuro solido per le nuove generazioni, senza mai perdere di vista gli insegnamenti del passato"

"Nel giorno dell'anniversario della morte di Michelangelo e di Anna Maria Luisa de' Medici, che donò alla città di Firenze il patrimonio artistico posseduto dalla nobile famiglia, presentiamo il nuovo impianto di illuminazione della Sagrestia Nuova, che è stato riportato alla luce grazie al contributo di Lottomatica", ha spiegato Paola D'Agostino, Direttore dei Musei del Bargello. "Nella Sagrestia si percepisce quanto Michelangelo meditasse l’impaginazione delle sue sculture all’interno di una grammatica architettonica minuziosa, tutto questo adottando lo strumento principale dello scultore e architetto, ovvero l’uso della luce. La cupola della Cappella dei Principi, costruita a inizio Seicento, mise in ombra lo studio della luce concepito da Michelangelo. Con uno studio attento si è riusciti a rievocare la luce solare iniziale, che è la condizione ideale per percepire la singolare superficie delle sculture". 

La realizzazione dell'opera di restauro: la squadra

Il progetto di restauro della luce della Sagrestia Nuova è stato realizzato dallo storico dell'arte e restauratore Antonio Forcellino, cui si deve anche un'attenta pulitura della Madonna col Bambino e dei Santi Cosma e Damiano, e dal maestro delle luci Mario Nanni, con la collaborazione di Monica Bietti, storico dell'arte e Responsabile del Museo delle Cappelle Medicee, e dell'architetto Maria Cristina Valenti, Responsabile tecnico dei Musei del Bargello.

"Quello presentato oggi è il mio terzo restauro di un'opera Michelangiolesca, che è profondo motivo di orgoglio per me", ha dichiarato Antonio Forcellino. "In questo lungo processo di approccio alle opere di Michelangelo, ho compreso che l'artista rifinì le superfici delle sue opere scultoree in funzione della luce che esse dovevano accogliere. Nel caso della Sagrestia Nuova, progettata interamente dallo stesso Michelangelo, è stato possibile comprendere le intenzioni dell'artista nel voler graduare la luce, grazie a un collocamento strategico delle finestre, realizzato per sua stessa volontà. Lo studio della Sagrestia ha messo in evidenza come Michelangelo abbia usato due diverse tipologie di luce naturale: una diffusa dalle finestre e una indiretta, prodotta dalle rifrazioni dei rivestimenti marmorei dell'ambiente, che hanno un peso rilevante nella lettura generale delle opere e che furono tematizzate da Leonardo nel Trattato della Pittura, a cui Michelangelo si era fortemente ispirato. Una meravigliosa scoperta in grado di rivoluzionare l'interpretazione non solo delle opere della Sagrestia, bensì di tutta l'architettura rinascimentale".

Mario Nanni, maestro delle luci, ha illustrato ai microfoni di Affaritaliani.it le fasi che hanno costituito la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione della Sagrestia: "Il primo approccio che ho avuto nei confronti della Sagrestia è stato cercare di capire come si relazionasse quotidianamente il sole con le opere presenti all’interno della Cappella. Il mio primo intento è stato dunque quello di scoprire, studiare e ascoltare il luogo. Ho filmato per le ventiquattro ore consecutive che compongono una giornata il muoversi della luce solare all’interno delle Cappelle, rilevando il cambiamento della stessa nei differenti momenti del giorno e captando la diversa intensità con cui colpiva le opere esaltandone la bellezza. Da ciò ho dedotto che era necessario posizionare, sul cornice del secondo ordine, dei fari in grado di produrre una luce di media intensità che andasse ad accompagnare quella naturale e che fosse di massima qualità, con una resa cromatica uguale a 98 e con una temperatura di colore pari a 4.000 gradi kelvin".

È da tale intuizione di Nanni che prende forma il progetto da lui intitolato Il lume incontra il sole: un supporto non invasivo all'illuminazione naturale, nel rispetto delle intenzioni di Michelangelo, che non elimina tuttavia le alterazioni prodotte dalla storia con la costruzione della Cappella dei Principi.

"La luce proposta con il nuovo impianto di illuminazione - ha spiegato ad Affaritaliani.it Monica Bietti - esalta l'autentica bellezza delle opere di Michelangelo con grande naturalezza: i visitatori le osserveranno con uno sguardo nuovo, incapace quasi di captarne l'artificialità. Questo luogo è uno dei principali capolavori raccontati da tutti i libri di storia dell'arte: per questo motivo, abbiamo avvertito l'esigenza di restituirgli la sua originaria bellezza, facendolo conoscere sempre di più e donandogli una nuova luce. Attraverso l'operato dei maestri Forcellino e Nanni, si è compresa l'esigenza di illuminarlo adeguatamente: né troppo, né troppo poco. In questo modo, si è voluta considerare la natura della Sagrestia in quanto luogo di sepoltura senza tuttavia trascurare l'iniziale disposizione delle finestre operata da Michelangelo".

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