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Culture

di Giovanni Gasparini

 

Si è svolta nello scorso week-end a Milano una manifestazione culturale con parecchi eventi che, patrocinata dal Comune di Milano, ha avuto una duplice veste: quella di una Giornata contro il rumore, come esiste da alcuni anni in altri paesi tra cui la Svizzera, e quella di creare uno spazio di tempo a favore del Silenzio per Milano. Ci vuole un certo coraggio a proporre una “cultura del silenzio” a Milano, come ha fatto il gruppo di Accademia del Silenzio, che – fondato da Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot - opera da oltre due anni con iniziative alla Casa della Cultura, alla Libreria dei Ragazzi, alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo) e in altri ambiti. Per parlare di silenzio, occorre in primo luogo prendere atto realisticamente dell’inquinamento da rumore che affligge la metropoli ambrosiana così come gli ambienti urbani in genere; in secondo luogo, è bene riconoscere il silenzio come forma di comunicazione che può essere in certe condizioni e occasioni anche più eloquente della parola. Infine, credo si possa affermare che proporre forme e riflessioni e pratiche di silenzio (anche nella pratica musicale, nel camminare, nell’osservare oggetti d’arte, nell’ascoltare poesia, come si è fatto in questa giornata a Milano) è un contributo alla qualità della vita che tuttavia non prescinde dai problemi sociali e dalla situazione politico ed economica che stiamo vivendo oggi nel nostro paese. Il silenzio non va considerato come un lusso o un rifugio per sottrarsi ad altri problemi ma piuttosto come un’indicazione di vita in termini individuali e collettivi: in qualche modo il silenzio è un bene pubblico da tutelare in opposizione all’inquinamento acustico e alla situazione di rumore incessante che affligge i luoghi della città, un ingrediente dell’ecologia urbana da custodire e da condividere. Il silenzio è un elemento che permette di esercitare l’ascolto reciproco tra persone e di non trascurare quella fase di concentrazione che è premessa di ogni valida esperienza intellettuale ed estetica nonché decisionale: penso ad es., nello sport, al silenzio che precede il calcio di rigore o il tiro del cestista dalla lunetta. Senza dimenticare l’ampiezza delle forme del tacere (dove va dato atto anche di silenzi che possono essere ambigui, imbarazzanti, sgradevoli o addirittura imposti), il silenzio, nella sua armoniosa articolazione con la parola e i suoni (non i rumori), ci riallaccia insomma ad una dimensione di qualità della vita che in ultima analisi allude – per riprendere parole ascoltate nella giornata per il Silenzio - ad un’etica di valori condivisi e ad “una cittadinanza fondata sul riconoscimento reciproco”. Si può concludere allora con l’invito che, nel classico di Saint-Exupéry, la Volpe rivolge al Piccolo principe per invitarlo ad una vera e propria pedagogia del silenzio: “In principio tu siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi.”

Giovanni Gasparini, docente di Sociologia (Università Cattolica di Milano) e scrittore, ha al suo attivo la pubblicazione di oltre quaranta volumi, di cui circa metà in sociologia e l’altra metà in poesia, letteratura e saggistica.  Tra i volumi più recenti figurano Interstizi e universi paralleli (Apogeo 2007), Tous azimuts. Il senso della scrittura (FrancoAngeli 2011) e la raccolta di poesie Melting pot (Nomos 2013). Ha fondato e coordina il Newsmagazine on-line “Interstizi & Intersezioni”.

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