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Culture
Salvatore Sava in mostra a Lecce: una scultura di materiali e natura
14. Ritratto Salvatore Sava (2021) 1

Salvatore Sava in mostra a Lecce: l'altra scultura

Arturo Martini, uno dei più grandi scultori del nostro Novecento, scriveva nel 1945 che “ormai la scultura è assurda se la confrontiamo con la vita”, in quanto “incapace di svolgersi nei moti quotidiani”, per cui nulla giustificherebbe la sua sopravvivenza nel mondo moderno. Eppure da allora le ricerche e le proposte della scultura, anche grazie ai nuovi materiali messi a disposizione dalla tecnologia, si sono divaricate in mille prospettive, spesso di valenza la più variegata, passando dalla superficiale pop art del costosissimo Jeff Koons alle più intricate pieghe emotive del nuovo acclamato talento Jago.

Oppure, come scrive lo studioso Paolo Bolpagni, “da un soggettivismo esoterico sfociante nell’auto-sconfessione, nell’afasia” a un “vuoto virtuosismo, ovvero nel mero compiacimento per la presunta valenza estetica della materia in sé, financo a prescindere dalla sua trasfigurazione in forma”.

Un mare magnum in cui non è difficile perdere la rotta, sia per chi vuole presentare la propria intrinseca necessità espressiva, sia per chi si proponga di cercare una maniera per interpretarla e presentarla. Ma in fondo la complessità dell’universo contemporaneo e la sua inafferrabilità appartengono a tutti i settori dello scibile umano, sarebbe impensabile che l’arte, proprio perché spesso “assurda” ovvero “non sorda” secondo l’etimologia latina, non ne fosse espressione, quando non anticipazione.

13. Salvatore Sava, Fiore del Salento, 2019, cemento, pietra leccese, ferro zincato e smalto, diametro 52 cm13. Salvatore Sava, Fiore del Salento, 2019, cemento, pietra leccese, ferro zincato e smalto, diametro 52 cm
 

Lo scultore salentino Salvatore Sava, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, da anni tra i più apprezzati scultori italiani, ha sempre avuto ben presente la necessità di solcare queste acque turbolente seguendo una rotta che rendesse la scelta, per riprendere le parole di Martini, “capace di svolgersi nei moti quotidiani”. E l’ha fatto cercando gli abbinamenti più inconsueti tra i materiali, creando insieme contrasti e fusioni, ma senza puntare né a un assemblaggio da arte povera né ai voli pindarici delle avanguardie. Sava cerca sempre, scrive ancora Bolpagni, “di riportare la scultura vicino alla vita, di renderla sensibile e comunicativa, di farla parlare al cuore e alla mente dell’uomo di oggi, interpretandone le angosce, i turbamenti, le ambiguità”.

Lo dimostra appieno la sua ultima esposizione, titolata L’altra scultura, che si muove all’interno della Fondazione Biscozzi/Rimbaud della sua città agile e sintonica con i maestri del 900 presenti nella collezione permanente dell’istituzione aperta al pubblico giusto un anno fa. Una trentina di lavori che ben ne disegnano la parabola espressiva, legata alla sua terra e insieme votata a un’universalità interiore, piena di una passione esibita per i minerali e i vegetali, di un furore sotterraneo ma chiaro contro i violentatori del nostro pianeta, di una delicata attenzione alle minime forme vitali della natura.

Sempre operando con un mix di metalli, plastiche, pietre, resine, smalti, Sava ci offre i suoi Fiori di pietra, la sua Trappola per il vento, gli inediti collage metallici su cartone nero, Le 15 lettere di rameargento, straordinarie e mai viste, il delizioso L’albero della luna, fino al paradigmatico Fiore del Salento, lungo un percorso molto interessante e carico di significati, in cui ogni visitatore può perdersi, illuminarsi, compiacersi, in quel confronto diretto con le opere che è sempre tentativo di assimilarle al proprio sentire e al proprio stato d’animo del momento.

Ovviamente sorridendo al ricordo delle parole del pittore astrattista americano Barnett Newman, esponente di spicco della color field painting, che affermava: «la scultura è ciò contro cui si va a urtare quando si indietreggia per guardare un dipinto da più distante».

3a. Salvatore Sava, L'albero della luna, 1997, ferro e pietra, 113 x 115 x 78 cm (1)3a. Salvatore Sava, L'albero della luna, 1997, ferro e pietra, 113 x 115 x 78 cm (1)
 

Salvatore Sava. L’altra scultura

Fondazione Biscozzi/Rimbaud – piazzetta Baglivi 4, Lecce

fino al 25 settembre

orari: tutti i giorni, escluso il lunedì, 16/19; domenica anche 10/13

biglietti (comprensivi di visita dell’esposizione permanente): € 5; € 3 euro per gruppi superiori alle 15 unità, under 18, scolaresche, studenti di università, accademie d’arte e conservatori, insegnanti; gratuito per bambini fino ai 6 anni, disabili (e accompagnatore), accompagnatori gruppi, soci ICOM, militari e forze dell’ordine, guide turistiche, giornalisti

5. Salvatore Sava, I fiori del Colle di Aurio. La trappola, 19995. Salvatore Sava, I fiori del Colle di Aurio. La trappola, 1999
 

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