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Economia
Bezos nello spazio, altro che vizio da ricchi: investimento per il bene comune
Jeff Bezos
Lapresse

Su questa testata è comparso un editoriale a firma di Simone Guzzardi di forte critica verso il recente volo spaziale di Blue Origin (puoi leggerlo qui) che ha consegnato le mostrine da astronauta al miliardario Jeff Bezos, patron di Amazon.

In quell'editoriale non solo viene espresso quel disdegno che in genere appartiene a coloro che soffrono di invidia ma vengono espresse due gravi inesattezze.

A proposito dell'impatto ambientale dei voli spaziali Blue Origin che impiegano il razzo vettore New Shepard, voglio ricordare a Guzzardi che i motori BE-3 da esso impiegati generano propulsione utilizzando come combustibile l'idrogeno liquido e come comburente l'ossigeno liquido. Di conseguenza l'impatto ambientale è nullo in quanto dal cono di scarico del razzo esce vapore acqueo.

A proposito invece dello spreco di denaro per costruire questa "giostra per ricchi", ricordo che automobili, aerei, computer, telefonino e la stessa Internet sono stati prodotti e servizi che inizialmente hanno subìto le stesse critiche poiché a vantaggio dei soli ricchi, ma che nel tempo hanno trovato nella massificazione la propria ragion d'essere, arrivando ad abbassare gli iniziali costi esorbitanti così tanto da essere oggi alla portata della gente comune con i vantaggi che tutti conosciamo.

Evito di parlare dei vantaggi presenti e futuri derivanti dai viaggi spaziali perché servirebbe scriverne un libro, suggerisco però a Guzzardi di farsi un giro a Cape Canaveral, comprando il biglietto che consente di fare il tour guidato della base di lancio, durante il quale dalle guide vengono ben spiegati come i quattrini impiegati negli anni '60 e '70 nella corsa allo spazio abbiano avuto ricadute tecnologiche, e scientifiche che hanno ripagato mille volte il costo iniziale.

In merito allo spreco di denaro e risorse, sempre a Guzzardi voglio ricordare che nel caso di impiego di capitale privato, non esistono mai sprechi.

Fatta la necessaria premessa che il denaro privato deve poter sempre essere impiegato senza essere giudicato o assoggettato a critica, tutto il denaro che Jeff Bezos ha impiegato per costruire il business di Blue Origin è stato ricevuto da aziende appaltatrici di materiali, consulenze, logistica e software garantendo così un sano processo di redistribuzione della ricchezza attraverso la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro ma anche il pagamento da parte delle aziende appaltanti di fior di tasse che la tesoreria americana ha potuto introitare.

Per quanto riguarda la deplorevole pratica che consente ad un ricco di andare nello spazio pagando cifre astronomiche, ebbene lasciamo che lo faccia applaudendolo,  perché nel frattempo ci rende un doppio servizio: non solo fa da cavia al posto nostro assumendosi tutti i rischi collegati all'impiego di qualsiasi nuova tecnologia ma per farlo sborsa anche una valanga di quattrini che vengono rimessi in circolo, aiutando ulteriormente a redistribuire la ricchezza.

Quella espressa nell'editoriale di Guzzardi è quindi una visione non corretta, invidiosa e anche un pochino sovietica.

Voliamoci su, che è meglio.

             

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