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Economia
Unicredit-Mediobanca accende la borsa. Ma l'M&A può essere costoso per Orcel

Banche in fermento a Piazza Affari dopo le ricostruzioni del Sole 24 Ore sulle possibili mosse di Unicredit che mira a Banco Bpm (+5% a 2,39 euro) ma che, soprattutto, avrebbe riacceso un faro su Mediobanca (+2,4% a 7,9 euro). Ciò avviene mentre in Bper (+3,2% a 2 euro) il presidente Pietro Ferrari ha annunciato che non si ricandiderà, mossa che riaccende le speculazioni sul risiko bancario. In una giornata positiva per le banche in tutta Europa, il tema principale di Piazza Affari non è altro che quello del possibile piano per un ritorno di Unicredit in Mediobanca.

Un piano di cui scrive oggi Il Sole 24 Ore, evidenziando come dopo due anni dall'uscita di Unicredit da Piazzetta Cuccia ci siano due elementi di novità che rendono lo scenario più favorevole a un dietrofront a sorpresa: il primo è che Unicredit è pronta a cambiare pagina con l'arrivo alla guida del banchiere Andrea Orcel, che dovra' scegliere l'opzione migliore in termini di sviluppo e aggregazione. Il secondo è che gli assetti di Mediobanca stanno cambiando rapidamente, intorno alla posizione in crescita della Delfin di Leonardo del Vecchio, al 13% ma proiettata al 20%, più l'esordiente Francesco Gaetano Caltagirone e i Benetton.

L'anello di congiunzione sui due fronti è proprio il fondatore di Luxottica, socio anche di Unicredit con l'1,9%. Le banche d'affari sono al lavoro su un'operazione che potrebbe creare 3 miliardi di valore. Mediobanca, di fatto, può essere l'alternativa a Bpm, che sarebbe molto più complessa da gestire dal punto di vista industriale. Secondo Equita, l'integrazione tra Unicredit e Mediobanca può essere "sensata, in quanto darebbe forte impulso alla crescita della divisione Corporate investment banking di Unicredit, oltre a permettere di acquisire quote di mercato rilevanti nel consumer banking attraverso Compass e maggiore esposizione all'asset/wealth management, riducendo la volatilità dei risultati Unicredit".

"Sulla base delle nostre simulazioni - prosegue il broker - l'acquisizione di Mediobanca da parte di Unicredit sarebbe ipotizzabile dal punto di vista finanziario attraverso un pagamento per carta o con l'aggiunta di una limitata componente cash." I numeri? Assumendo un premio di almeno il 25% rispetto alle valutazioni attuali di Mediobanca e 700 milioni di costi di ristrutturazione, l'operazione permetterebbe un miglioramento della posizione di capitale di Unicredit col CET1 (un indicatore che esprime la solidità di una banca) che andrebbe al 14%. "Ci sarebbe una creazione di valore a doppia cifra, perchè la combined entity meriterebbe di trattare ad un multiplo superiore a quello di Unicredit standalone", aggiunge Equita sottolineando che Delfin risulterebbe primo azionista della nuova entità con una quota vicina al 6%.

In ogni caso, sempre Equita sottolinea: "Noi restiamo dell'idea che Mediobanca sia il titolo su cui puntare, in quanto combina appeal speculativo, fondamentali solidi e un modello di business specializzato che la rende particolarmente attraente, con la possibilità di creare valore sia organicamente che per linee esterne".

Anche le sinergie patrimoniali 'potrebbero essere rilevanti dato che lo scomputo della quota Generali da Mediobanca potrebbe scomparire nella combined entity'. Ciononostante, mettono in guarda gli esperti, il deal è reso meno probabile dal premio elevato che Mediobanca potrebbe chiedere, dalla necessita' di ricorrere alla contabilizzazione dell'avviamento per pagare i costi di integrazione e dalla 'possibile acquisizione di Mps'. Un'unione tra UniCredit e Piazzetta Cuccia, notano infine gli analisti di Intesa Sanpaolo, 'potrebbe generare sinergie nell'investment banking e nel digital banking e potrebbe sostenere il flusso di ricavi' dell'istituto di piazza Gae Aulenti. D'altra parte gli esperti vedono 'poco spazio per risparmi di costo' in un'operazione che 'non aiuterebbe a rafforzare il posizionamento competitivo nell'attività di banca commerciale'.

Per questo 'per UniCredit sarebbe più interessante una potenziale integrazione con Banco Bpm, che rafforzerebbe il posizionamento commerciale in Lombardia, consentirebbe sinergie di costo così come benefici patrimoniali con la trasformazione delle Dta di Banco Bpm in crediti fiscali'. Secondo gli analisti di Intesa, in ogni caso, 'nessuna delle due opzioni esclude l'altra', mentre 'sarebbe molto meno interessante una potenziale acquisizione di Carige, che non modificherebbe il posizionamento competitivo nè la struttura operativa di UniCredit'. E al momento non si puo' escludere, concludono, nemmeno la possibilita' delle nozze con Mps.

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