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Btp e inflazione, perché i rendimenti tornano a salire

Il decennale torna intorno al 4,7% mentre sale l’inflazione. Cosa spinge i rendimenti e cosa cambia per chi investe

Btp e inflazione, perché i rendimenti tornano a salire
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Il rendimento del Btp decennale è tornato intorno al 4,7%, mentre l’inflazione italiana è salita al 4,2%. Energia più cara e aspettative di nuovi rialzi dei tassi BCE stanno spingendo gli investitori a chiedere interessi più elevati sui titoli di Stato.

Btp, perché salgono i rendimenti

Il mercato obbligazionario sta adeguando i prezzi alla nuova accelerazione dell’inflazione. Giovedì 2 ottobre il rendimento del Btp decennale ha superato il 4,7%, mentre quello dell’Oat francese ha raggiunto il 4,92% e il Bund tedesco si è attestato intorno al 3,47%.

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Pochi giorni prima l’Istat aveva comunicato un’inflazione italiana al 4,2% a settembre, contro il 3,3% di agosto. La crescita è stata trainata soprattutto dall’energia. Il movimento non riguarda soltanto l’Italia. Eurostat ha registrato per settembre un’inflazione dell’eurozona al 3,8%, superiore alle attese e lontana dall’obiettivo del 2% della Banca centrale europea. Reuters segnala che il mercato continua così a considerare possibili nuovi rialzi dei tassi.

Ecco che cosa c’entra l’inflazione con i Btp

Un’obbligazione promette pagamenti futuri. Se i prezzi salgono rapidamente, il valore reale di quei pagamenti diminuisce. Chi presta denaro allo Stato tende quindi a chiedere un rendimento nominale maggiore per compensare almeno in parte la perdita di potere d’acquisto. Le aspettative sui tassi della BCE producono un secondo effetto.

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Se il mercato ritiene che Francoforte manterrà il costo del denaro elevato o aumenterà ancora i tassi, i nuovi titoli dovranno offrire rendimenti sufficientemente competitivi. Reuters attribuisce il recente rialzo dei rendimenti europei alla combinazione tra rincari energetici, inflazione e timori per l’aumento del debito pubblico.

Ecco che cosa cambia per chi compra Btp

Per chi deve acquistare oggi un titolo di Stato, rendimenti più alti possono significare una remunerazione maggiore. Chi possiede già un Btp a tasso fisso può però vedere diminuire temporaneamente il prezzo di mercato del proprio titolo. Il meccanismo è inverso. Quando salgono i rendimenti richiesti dal mercato, i prezzi dei titoli già emessi tendono a scendere per adeguarsi alle condizioni delle nuove emissioni.

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Il Tesoro ha programmato diverse aste durante ottobre. Il 13 e il 29 ottobre sono previste emissioni a medio-lungo termine, mentre dal 19 al 23 ottobre arriveranno i nuovi Btp Valore. Chi mantiene un Btp fino a scadenza continua comunque a ricevere le cedole previste e il rimborso secondo le condizioni dell’emissione, salvo il rischio emittente. Le oscillazioni diventano rilevanti soprattutto per chi vende prima della scadenza.

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