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Economia
Crescita e investimenti: fondi europei per il rilancio dell'economia italiana

I fondi europei per il rilancio dell'economia italiana, la riflessione di Mastrolitto e Scanagatta

Scopo delle presenti riflessioni è di presentare la dinamica della crescita del reddito e degli investimenti in sei grandi Paesi industrializzati: Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito. I dati comprendono l’anno 2009 ed escludono quindi il 2020 che sconta i gravissimi effetti economici della pandemia da coronavirus. Seguiranno alcune considerazioni sulla necessità di utilizzare bene i Fondi Europei destinati all’Italia per una nuova stagione di sviluppo.

Lo scopo che ci si propone è di mettere prima di tutto in evidenza come i Paesi analizzati si sono presentati sul piano economico di fronte al coronavirus. Nel caso, ad esempio, dell’Italia è noto che il Paese da anni si trascina su un sentiero di bassa crescita e bassi investimenti, rendendo molto più gravi le conseguenze economiche del coronavirus nel 2020. Le ultime stime dell’Unione Europea indicano infatti per l’Italia una perdita del prodotto interno lordo (PIL) del 12%, la più alta di tutti i Paesi dell’Unione.

Il seguente grafico illustra le variazioni percentuali del PIL in termini reali dal 2008 al 2019. Si vede la caduta del PIL in tutti i sei Paesi considerati nel 2009, in seguito alla grave crisi finanziaria mondiale del 2008.La caduta e la ripresa hanno forma a V. L’Italia è il Paese che mostra la più bassa dinamica della crescita e che quindi si è trovato in condizioni particolarmente difficili nell’affrontare le gravi conseguenze economiche del coronavirus nel 2020. Il grafico mette inoltre in evidenza, soprattutto negli ultimi anni, la dinamica particolarmente favorevole del PIL in termini reali della Spagna. Il grafico illustra anche le previsioni della dinamica del PIL in termini reali del 2020 e del 2021 formulate in primavera dall’Unione Europea. Come si vede, le conseguenze economiche del coronavirus sono molto più gravi di quelle della crisi finanziaria internazionale del 2008.

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Si è misurata la correlazione ciclica della variazione del PIL degli Stati Uniti d’America rispetto alla Germania, alla Francia, all’Italia, alla Spagna e al Regno Unito.

La correlazione ciclica più elevata con gli Stati Uniti viene registrata dal Regno Unito, con un coefficiente di correlazione lineare positivo di 0,93. Segue a poca distanza la Germania con 0,92, La Francia registra un coefficiente di correlazione lineare positivo di 0,85, l’Italia di 0,81 e la Spagna di 0,64.

Un altro aspetto interessante che si è cercato di vedere è la correlazione tra la dinamica del PIL in termini reali e l’incidenza degli investimenti lordi sul PIL dei sei Paesi considerati. La correlazione positiva più elevata viene fatta registrare dall’Italia con 0,42, seguita dalla Spagna con 0,39, dalla Germania con 0,35, dagli Stati Uniti con 0,29. Ciò significa che, a parte i ritardi temporali, l’Italia ha maggiori probabilità di influenzare la dinamica del PIL attraverso l’accumulazione di nuovo capitale.

Vicina allo zero è invece la correlazione per il Regno Unito (0,09) e negativa per la Francia (-0,30). L’evidenza empirica mostra che vi è un legame positivo significativo tra la dinamica del PIL e l’incidenza degli investimenti lordi nazionali sul PIL. I risultati mostrano che ad una variazione di un punto percentuale dell’incidenza degli investimenti fissi lordi sul PIL si ha per il nostro Paese un incremento del PIL di 0,93 punti percentuali.

In definitiva, per fare un esempio, un aumento di tre punti percentuali dell’incidenza degli investimenti fissi lordi sul PIL consente un aumento del reddito in termini reali del 2,8%. Si tratta di un incremento del PIL superiore a tutte le variazioni registrate dall’Italia nel periodo 2008-2019.

L’Italia per riprendere la via dello sviluppo ha assoluto bisogno di accrescere l’accumulazione del capitale che è stata molto scarsa negli ultimi decenni. Il confronto con la Spagna è molto significativo.

Il tema è di assoluta attualità in relazione alle risorse concesse dall’Unione Europea all’Italia per fronteggiare le gravi conseguenze economiche del coronavirus, nella forma di contributi a fondo perduto e di prestiti.

Le spese dovranno essere indirizzate agli investimenti pubblici materiali e immateriali per superare il grave gap infrastrutturale del nostro Paese che pesa come un macigno sulla crescita. Ricordiamo solo i ritardi in tema di fibra ottica che sono emersi in tutta la loro gravità durante il lock down per l’impennata nell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Ci sono poi gli investimenti che deve realizzare il nostro sistema industriale per fare il salto verso l’economia digitale, con un vero e proprio balzo della produttività e della competitività di cui abbiamo estremo bisogno. A questo si aggiungano infine gli investimenti nel settore della sostenibilità ambientale, come ha sottolineato con grande visione anticipatrice Papa Francesco nell’Enciclica Sociale Laudato sì di cui ricorre quest’anno l’anniversario dei cinque anni.

Ultima, ma non per importanza, l’estrema necessità di investimenti nel settore sanitario che ha sofferto i forti tagli dell’ultimo decennio e la cui carenza è emersa in tutta la sua gravità in occasione del coronavirus. Tale esperienza deve insegnarci che per il futuro dobbiamo mettere in conto il ripetersi di tali calamità e che dobbiamo quindi essere preparati.

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