Il drenaggio fiscale, o fiscal drag, può far aumentare l’Irpef su stipendi e pensioni anche senza una nuova tassa e senza ritoccare formalmente le aliquote. Succede quando i redditi salgono per recuperare l’inflazione, mentre scaglioni, detrazioni e soglie fiscali restano invariati. È per questo che viene spesso definito una “tassa segreta” o “invisibile”: non compare come nuovo tributo, ma può aumentare il prelievo fiscale. Secondo una stima riportata da Repubblica, l’effetto complessivo potrebbe arrivare a circa 13 miliardi di euro nel biennio.
Cos’è la “tassa segreta” del drenaggio fiscale
Il meccanismo parte dall’inflazione. Se i prezzi aumentano, stipendi e pensioni possono essere adeguati verso l’alto per recuperare almeno una parte del potere d’acquisto perso. Un lavoratore che passa, per esempio, da 30mila a 31mila euro lordi all’anno non è necessariamente diventato più ricco. Se nello stesso periodo il costo della vita è aumentato, quei mille euro possono servire semplicemente a mantenere un potere d’acquisto simile. Per il fisco, però, il reddito nominale è cresciuto.
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Se scaglioni Irpef, detrazioni e soglie di reddito non aumentano nella stessa misura, il contribuente può trovarsi a versare più tasse o a beneficiare di detrazioni inferiori. È questo il drenaggio fiscale. La definizione di “tassa segreta” deriva proprio dal fatto che l’aumento del prelievo avviene senza introdurre formalmente una nuova imposta.
Come il drenaggio fiscale riduce gli aumenti di stipendio
L’Irpef è un’imposta progressiva. Le aliquote aumentano al crescere del reddito e vengono applicate per scaglioni.
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Il drenaggio fiscale non significa che tutto lo stipendio venga improvvisamente tassato con l’aliquota superiore. Può però aumentare la quota di reddito sottoposta a un’aliquota più elevata e ridurre il valore di alcune detrazioni. Il risultato è che una parte dell’aumento lordo ricevuto dal lavoratore viene assorbita dalle tasse.
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In un’interrogazione parlamentare del maggio 2026 viene indicato che, con un’inflazione del 2%, un dipendente con reddito compreso tra 32mila e 40mila euro può perdere fino a 243 euro l’anno per effetto del fiscal drag. Se il fenomeno si ripete per più anni, la perdita può accumularsi.
Drenaggio fiscale, perché riguarda anche le pensioni
Lo stesso meccanismo interessa i pensionati. Gli assegni vengono periodicamente rivalutati per compensare almeno in parte l’inflazione. L’aumento dell’assegno è però un incremento del reddito nominale e può produrre effetti sull’Irpef.
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Se una pensione cresce, ma gli scaglioni e le detrazioni restano fermi, una parte della rivalutazione può essere assorbita dal maggiore prelievo fiscale. Il pensionato riceve quindi un assegno lordo più alto, ma l’aumento netto può risultare inferiore a quello atteso.
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Il drenaggio fiscale può pesare in modo differente a seconda dell’importo della pensione, delle detrazioni spettanti e degli altri redditi posseduti.
Drenaggio fiscale, da dove arrivano i 13 miliardi
La stima dei 13 miliardi di euro riguarda il possibile maggiore prelievo complessivo prodotto dal fiscal drag su stipendi e pensioni nel periodo considerato. Non significa che lo Stato abbia introdotto una nuova tassa da 13 miliardi. Si tratta del gettito aggiuntivo che può derivare dal fatto che i redditi nominali aumentano mentre alcuni parametri del sistema fiscale non vengono adeguati automaticamente all’inflazione. La cifra va quindi considerata una stima economica e può cambiare in base all’andamento dei prezzi, dei redditi e alle misure fiscali adottate. Le valutazioni sul peso complessivo del fenomeno non sono inoltre tutte uguali. Banca d’Italia ha stimato che gli interventi fiscali introdotti tra il 2021 e il 2025 abbiano nel complesso più che compensato il fiscal drag per le famiglie italiane, anche se con effetti differenti tra le varie fasce di reddito. Anche l’Istat ha rilevato che le riforme fiscali degli ultimi anni hanno mediamente compensato il fenomeno, ma non in modo uniforme per tutti i contribuenti.
Drenaggio fiscale, come si potrebbe evitare la “tassa invisibile”
Una delle soluzioni utilizzate in altri sistemi fiscali consiste nell’indicizzazione automatica all’inflazione.
Scaglioni Irpef, detrazioni e soglie verrebbero aggiornati quando aumentano i prezzi, evitando che un semplice incremento nominale del reddito produca automaticamente più tasse. In Italia non esiste oggi un meccanismo generale di questo tipo applicato a tutti i parametri dell’Irpef. Per questo, quando stipendi e pensioni salgono per recuperare il caro vita, una parte dell’aumento può essere riassorbita dal fisco anche senza alcun aumento ufficiale delle aliquote. È questo il motivo per cui il drenaggio fiscale viene definito una “tassa segreta”: non nasce da una nuova voce fiscale, ma può comunque ridurre l’aumento netto che arriva ogni mese sul conto di lavoratori e pensionati.


