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Economia
Effetto Covid, allarme sopravvivenza dei cinema: chiudono 500 schermi

Cinema, "l'immobilismo istituzionale" sta compromettendo la sopravvivenza delle sale cinematografiche 

L'effetto Covid mina il futuro delle sale cinematografiche in Italia.  "I film si vedono dappertutto, ma il cinema è solo al cinema".  Con questa premessa che il presidente di Anec, Mario Lorini, lancia l'allarme sulla situazione delle sale in Italia a causa dell'emergenza covid e delle restrizioni imposte agli esercenti. Gli effetti sul mercato sono evidenti, con 500 schermi che mancano all’appello del servizio Cinetel.

Nel corso di una conferenza stampa con Acec e Fice, l'Associazione nazionale degli esercenti torna a denunciare "l'immobilismo istituzionale" che sta compromettendo la sopravvivenza delle sale cinematografiche. "A distanza di 24 mesi dalla chiusura dei primi cinema, ancora oggi le misure imposte agli esercenti del settore sono le più restrittive applicate e continuano, inspiegabilmente, a limitare le attività all’interno dei cinema, minando la fruizione del grande cinema da parte degli spettatori", spiegano gli esercenti, pur rilevando un "primo segnale di allentamento, l’emendamento approvato ieri in Commissione Affari Sociali alla Camera che dispone il ripristino del consumo di cibo e bevande nei luoghi di spettacolo dal prossimo 10 marzo".

Non basta, però, per contrastare la 'fuga' dai cinema. "Fin dal primo momento le sale, compresi tutti gli spazi all’aperto, sono stati soggetti ad ingresso solo con Green Pass, successivamente si è elevato il livello di sicurezza imponendo il green pass rafforzato, ed ancora obbligo di mascherine FFP2 dal giorno di Natale, e se non bastasse divieto di consumazione di cibi e bevande all’interno delle sale. La curva sta scendendo, le attività vedono il ritorno graduale alla normalità, e finalmente dal 10 marzo, come annunciato ieri sarà rimosso il divieto di consumare cibo e bevande al cinema e nei luoghi di spettacolo", dice il presidente Anec Mario Lorini.

"Le sale -aggiunge- hanno cercato di reagire lavorando sulla ripartenza per almeno tre volte negli ultimi due anni, ma si sono dovute piegare alle forti restrizioni che ne limitano l’attività. Non possiamo più continuare così, anche alla luce dell’apertura completa che si sta annunciando nei Paesi europei per il nostro settore". Le restrizioni, fanno notare gli esercenti, hanno come diretta conseguenza anche una carenza dei prodotti messo a disposizione da produttori e distributori. A fronte di oltre 900 produzioni approntate o in fase di completamento, al 99% finanziate dallo Stato, non più del 35% sembra destinato alle sale cinematografiche, sempre più spesso facendovi capolino prima di dirottare su piattaforme e tv. L’esercizio cinematografico chiede quindi "uno sforzo collettivo alla produzione, agli autori e agli artisti italiani per non lasciare che prevalga il consumo domestico di film, e per non limitare i segnali di ripresa del mercato al prodotto internazionale".

Al cinema italiano si chiede di "tornare al fianco dell’esercizio per una ripresa completa e duratura". Nel corso dell'incontro odierno, sono state anche presentate alcune proposte: promuovere una parziale detassazione del biglietto dei cinema per introdurre una riduzione generalizzata agli spettatori under 18; dare vita a una campagna istituzionale sul 'Cinema al Cinema'; organizzare una Festa del Cinema in primavera, accompagnata da una campagna di comunicazione - e una copertura stampa adeguata - delle uscite cinematografiche; ritrovare la ricchezza e la certezza dei listini di nuove uscite in sala; assicurare maggiori investimenti dell’industria per bilanciare l’accesso agli spazi televisivi. “L’intervento istituzionale per consentire il ritorno all’esperienza cinematografica completa, dove il cinema, soprattutto quello commerciale, è grande schermo, poltrone comode e popcorn, è indispensabile e non più procrastinabile”, rimarca Lorini.

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