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Economia
"Eliminare quota 100, rivedere il RdC". Fisco, su Affari il piano dei renziani

Il viceministro dell’economia Antonio Misiani, nella sua intervista ad Affaritaliani.it ha sottolineato come il 2021 sarà l’anno della riforma fiscale. Qual è la sua visione a riguardo?
"La riforma fiscale è un titolo. Un titolo che apre un mondo: il fisco è una materia complessa che ci può permettere di ridisegnare in positivo moltissime delle politiche nazionali. Per questo occorre creare un tavolo di lavoro tra Governo e Parlamento. Un tavolo fatto di esperti perché non si possono rischiare improvvisazioni. Bisogna andare oltre gli slogan e avere chiari i piani su cui lavorare".

Quali sono, a suo giudizio, le priorità su cui intervenire?
"Le priorità sono due: la lotta all’evasione e la revisione della tassazione. Nel primo caso bisogna fare molto di più sul contrasto al sommerso. Abbiamo 120 miliardi di evasione stimata all’anno. Utilizzerei in maniera più efficace gli strumenti di intelligence perchè la lotta al sommerso deve essere assolutamente senza esclusione di colpi. Sull’emerso l’atteggiamento, invece deve essere diverso, costruttivo. Per contrastare gli errori e le omissioni dei contribuenti emersi, punterei sulle premialità per i contribuenti che scelgono regimi di trasparenza fiscale digitale: periodi di accertamento più brevi, rimborsi più rapidi, risposte più veloci agli interpelli e molto altro. Su questo fronte infatti bisogna ricostruire un sano rapporto fisco-contribuente. La seconda parte del lavoro riguarda l’alleggerimento della pressione fiscale. Con la revisione di misure sbagliate quali quota cento, ma anche con la revisione delle tax expenditures e dei sussidi ambientalmente dannosi, si possono recuperare risorse per ridurre la pressione fiscale".

Come reinvestire queste risorse?
"Su questo punto concordo con il viceministro Misiani quando sostiene che bisogna fare delle politiche molto mirate. Che risolvano problemi strutturali. Bisogna colmare i gap presenti nel nostro Paese cominciando dal calo della natalità e dal recupero di un ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Obiettivi indispensabili per l’equilibrio dei conti pubblici. Per questo occorre studiare specifiche leve fiscali che agevolino le famiglie, soprattutto quelle numerose (l’assegno unico della Ministra Bonetti è un passo vero) e misure che consentano alle donne di non dover più scegliere tra lavoro e famiglia. Incentivando il lavoro e aiutando chi desidera avviare attività. Altre risorse vanno investite nel settore produttivo. E’ noto che le imprese italiane scontino alcuni deficit come quello dimensionale e di capitalizzazione. Per questo bisogna incentivare. Inoltre vanno aiutate le imprese che investono sul futuro. Bene impresa 4.0 ma va fatto un ulteriore cambio di passo. Dobbiamo guardare oltre e puntare all’impresa 5.0 con la domotica in azienda, la digitalizzazione dei processi amministrativi e produttivi. Senza tralasciare il tema della formazione, sia dei dipendenti che degli imprenditori. Non da ultimo il tema delle partite Iva. Le partite Iva sono un valore aggiunto per la nostra società. Quelle attive hanno subìto un drastico calo numerico negli ultimi 10 anni. Bisogna fare i controlli dove serve ma non si devono assolutamente penalizzare le scelte di chi – rendendosi autonomo – contribuisce alla dinamicità dell’economia. Non è lungimirante che lo Stato protegga solo il lavoro dipendente. Sul fronte professionale vanno incentivate le aggregazioni degli Studi e le specializzazioni, le imprese italiane hanno bisogno di consulenti che sappiano accompagnarle nelle sfide".

L’ex presidente della Bce Mario Draghi nel suo intervento al Meeting di Rimini ha posto l’accento sulla necessità di andare oltre l’emergenza poiché le risorse per i provvedimenti assistenziali non dureranno per sempre. Concorda con questa visione?
"Draghi naturalmente esprime concetti solidi con atteggiamento da buon padre di famiglia, sostenere l’urgenza di andare oltre le politiche di emergenza scegliendo ora il futuro che vogliamo costruire è urgente ed indispensabile. Purtroppo credo che si sia perso già tempo prezioso. E Italia Viva lo ribadisce da sempre. Con i 100 miliardi dispiegati da marzo con il Decreto Cura Italia, Rilancio e ora Agosto, avremmo potuto anticipare alcune politiche non assistenziali, che tutti avrebbero compreso come necessarie".

Ci può fare qualche esempio?
"Prima fra tutte penso a Quota cento. Andava e va eliminata. Sono miliardi bloccati nel bilancio dello Stato che sarebbero potuti essere reinvestiti meglio, magari reindirizzandoli alle imprese virtuose, alla riduzione del cuneo fiscale e quindi iniziando subito la revisione delle politiche sbagliate del recente passato. La demagogia va cancellata con i fatti, per riportare la politica alla serietà. Bisogna dare un segnale concreto e l’unica strada percorribile è quella di rivisitare quegli strumenti che sono ‘debito cattivo’ come appunto quota cento. L’altra misura che va assolutamente rivista è il reddito di cittadinanza. In particolare la parte concernente il reinserimento lavorativo. Non sono sola nel sostenerlo. Su questo aspetto il reddito di cittadinanza ha fallito e si deve fare meglio e subito".

Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, proporne di allineare il calendario dei versamenti a quello solare, eliminando il sistema di saldo e acconto.
"Per capire, dobbiamo rispondere a questa semplice domanda: chi favorisce questa presunta semplificazione? I contribuenti, se non si semplificano gli adempimenti, certamente no. Gli adempimenti oltre a rubare tempo alla produzione di beni e servizi, costano. Il costo dei dipendenti e dei consulenti che per conto degli imprenditori e delle partite iva, li eseguono. Quindi senza digitalizzazione e semplificazione degli adempimenti, i versamenti per cassa convengono solo al fisco che cosi facendo incassa prima, con minore rischi di inadempimenti e minori costi per controlli e verifiche. Per ora è chiaro a tutti coloro che si occupano di fisco, che essendo il 2020 un anno di profonda crisi, gli acconti di giugno e novembre 2021, calcolati sul reddito 2020, sarebbero molto bassi e l’Erario dovrebbe attendere il saldo di giugno 2022 per incassare. Invece se l’Erario inizia ad incassare da febbraio 2021 sul reddito provvisorio del mese di gennaio 2021 - e così via di mese in mese - sia il peso degli adempimenti che restano tali ma che si moltiplicano almeno per 12 e sia l’onere dell’anticipato versamento, gravano solo sui contribuenti. Come sostengo da tempo il rapporto tra fisco e contribuenti va riequilibrato. Per parlare di versamenti per cassa e delle necessità di cassa dello Stato si deve passare dal dire al fare ciò che aiuta anche il settore produttivo che versa. E questa misura è la cartina di tornasole per dirsi quanto siamo convinti nel voler regolare il rapporto tra chi incassa per redistribuire con saggezza e chi versa".

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