Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Energia, sulle infrastrutture elettriche la Germania guarda al modello Enel

Energia, sulle infrastrutture elettriche la Germania guarda al modello Enel

Börsen-Zeitung, principale quotidiano economico tedesco, suggerisce di prendere come esempio l’azienda energetica italiana per l’efficienza raggiunta nelle reti elettriche e per la capacità di attrarre capitali

Energia, sulle infrastrutture elettriche la Germania guarda al modello Enel

Enel: il modello italiano che guarda oltre la frammentazione delle reti e punta su efficienza, investimenti e capitali

L’Italia diventa un esempio per la Germania, almeno secondo il più autorevole giornale economico-finanziario teutonico. Mentre Berlino si interroga su come finanziare e modernizzare un sistema infrastrutturale che richiederà centinaia di miliardi di euro nei prossimi anni, Börsen-Zeitung guarda all’esperienza dell’italiana Enel come esempio di efficienza operativa e di capacità di attrarre capitali.

È il filo conduttore di un’analisi pubblicata il 2 ottobre 2026 sulle pagine del quotidiano di Francoforte sul Meno dedicato al settore dei mercati finanziari e della borsa. Nel passaggio intitolato significativamente “L’esempio dell’Italia”, il caso Enel viene utilizzato per spiegare i grandi vantaggi che possono derivare dal consolidamento, in mano ad un unico operatore, di infrastrutture molto divise, discontinue e scollegate tra loro come le reti tedesche.

Il punto di partenza è una sfida economica di dimensioni considerevoli, e a complicare la raccolta delle risorse è proprio la frammentazione del sistema: in Germania operano oltre 850 gestori delle reti di distribuzione elettrica, in larga parte di proprietà comunale.

È proprio qui che il quotidiano richiama l’esperienza italiana. Quando Enel nasce nel 1962, con il nome di Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, l’obiettivo è riunire in un unico soggetto la quasi totalità delle attività di generazione, trasmissione e distribuzione, in un Paese segnato da forti divari infrastrutturali. Il nuovo sistema accompagna il boom economico, collega progressivamente Nord e Meridione, estende le infrastrutture alle isole e porta l’elettricità a oltre mezzo milione di abitazioni rurali che ancora ne erano prive. All’inizio degli anni Settanta il grado di elettrificazione del Paese raggiunge addirittura il 99%.

Fin dall’inizio la rete diventa uno dei principali motori dell’innovazione. Enel investe nell’informatizzazione, amplia l’alta tensione e sviluppa una distribuzione sempre più capillare. Risultato certificato anche da un recente studio dell’Eurostat che dimostra come la rete italiana sia effettivamente una delle più efficienti del sistema energetico europeo in termini di costi. Nei decenni successivi arrivano gli investimenti nelle fonti rinnovabili, la liberalizzazione del mercato e una nuova trasformazione societaria. Prima dell’inizio del nuovo millennio Enel si quota in Borsa con quella che all’epoca rappresentava la più grande offerta pubblica di azioni mai realizzata sul mercato italiano. È uno dei passaggi sottolineati dalla Börsen-Zeitung: la struttura centralizzata e l’efficienza raggiunta avevano contribuito a rendere l’azienda interessante anche per il mercato dei capitali.

Il modello italiano messo in evidenza dal giornale teutonico riguarda il principio industriale dell’aggregazione: mettere insieme asset oggi dispersi tra numerosi operatori locali per ottenere maggiore efficienza, dimensioni compatibili con grandi programmi di investimento e un accesso più agevole al mercato dei capitali privati.

Ed è osservando l’Enel oggi che si misura effettivamente l’enorme distanza percorsa da quegli anni. Il Gruppo, guidato dall’AD Flavio Cattaneo, è presente in 27 Paesi e in cinque continenti. Produce elettricità con oltre 92 GW di capacità totale ed è il primo operatore mondiale di reti di distribuzione per numero di clienti serviti, il maggiore operatore retail per base clienti e il primo operatore privato nelle energie rinnovabili.

Secondo i dati del primo semestre 2026, circa l’83% della produzione elettrica dell’azienda è emission free, con 70,3 GW di capacità installata decarbonizzata. La traiettoria è destinata a proseguire: il Piano Strategico 2026-2028 prevede 53 miliardi di euro di investimenti lordi, circa 10 miliardi in più rispetto al Piano precedente. Con circa 20 miliardi nelle rinnovabili per aggiungere circa 15 GW di nuova capacità attraverso progetti greenfield e brownfield. Più di 26 miliardi saranno invece destinati alle reti, circa il 55% dei quali in Italia. Oltre il 75% della nuova capacità prevista sarà costituita da eolico e tecnologie programmabili (quali BESS), in un equilibrio che mostra come generazione e infrastrutture debbano avanzare insieme.

Proprio le reti, infatti, sono il punto di contatto più evidente con la riflessione tedesca. Enel gestisce nel mondo circa 1,9 milioni di chilometri di reti di distribuzione e serve oltre 69 milioni di utenti finali. In Italia, attraverso E-Distribuzione, il Gruppo gestisce 1,2 milioni di chilometri di rete elettrica. Negli ultimi trent’anni l’azienda ha impiegato decine e decine di miliardi di euro nell’ammodernamento della rete. Una scelta legata alla necessità di aumentare le connessioni, la resilienza e la sicurezza di un sistema che deve affrontare ormai sempre più spesso anche eventi climatici estremi.

Energia, sulle infrastrutture elettriche la Germania guarda al modello Enel

Ma la dimensione internazionale di Enel si misura anche nella capacità di continuare a investire selettivamente all’estero, nei mercati a maggiore potenziale. L’ultimo esempio arriva dagli Stati Uniti. Qui Il Gruppo ha recentemente completato l’acquisizione di un portafoglio di sette impianti fotovoltaici, per una capacità complessiva di circa 270 MW. Asset già in esercizio, in grado di produrre mediamente circa 400 GWh di energia all’anno. L’acquisizione arriva poche settimane dopo il perfezionamento di un ulteriore portafoglio solare da 810 MW sempre negli Stati Uniti e conferma il ruolo centrale del Paese nella strategia di sviluppo di Enel.

L’operazione è coerente con la strategia del Piano 2026-2028, che punta ad accelerare la crescita della capacità rinnovabile anche attraverso l’acquisizione di asset già operativi in Paesi Tier 1, cioè mercati caratterizzati da domanda elettrica in crescita, maggiore visibilità dei ritorni e condizioni favorevoli alla creazione di valore.

Complessivamente, dall’inizio del 2026 Enel ha già firmato o finalizzato acquisizioni per circa 1,5 GW di capacità rinnovabile negli Stati Uniti e in Europa, dopo oltre 2 GW di operazioni realizzate nel corso del 2025. Il Gruppo sta inoltre valutando una pipeline potenziale di circa 15 GW, prevalentemente negli Stati Uniti.

Senza contare che nelle ultime settimane, il Gruppo ha completato altre quattro operazioni sulle energie rinnovabili in Cile, Spagna, Australia e Sudafrica. Tali iniziative combinano repowering, ampliamenti e acquisizioni per incrementare la capacità produttiva globale in coerenza con il Piano Industriale.

Il caso Enel diventa così, nella lettura proveniente dalla Germania, qualcosa di più di un riferimento storico. È l’esempio di come una struttura nata per superare la frammentazione di un sistema nazionale abbia progressivamente costruito scala, innovazione e capacità di investimento, fino a diventare un operatore globale e con i propri investimenti fare la differenza sui territori in cui opera, portando anche innovazione, tecnologia, know-how, indotto e forza lavoro.

Un percorso che parte dalla rete italiana di oltre sessant’anni fa e arriva alla dimensione di oggi, con le acquisizioni di impianti rinnovabili nel nuovo continente del Gruppo: due fasi lontane nel tempo ma unite dalla stessa logica, quella di creare infrastrutture più efficienti, attrarre capitali e investire dove esistono le condizioni migliori per produrre crescita e valore. L’Italia, grazie a Enel, diventa così un esempio. Un riconoscimento che ribalta i tradizionali e tipici ruoli economici europei: questa volta è la locomotiva tedesca a guardare all’Italia per tracciare la rotta della transizione energetica.