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Economia
Fatto Quotidiano, Boschi: "Così i soldi pubblici non fanno fallire Travaglio"

Boschi: "Vorrei sapere se i soldi dei contribuenti vanno a salvare dal possibile fallimento Travaglio"

Ci sono i soldi dei contribuenti nelle casse del Fatto Quotidiano? Recentemente, Maria Elena Boschi, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, ha rilasciato un'intervista a Repubblica in cui esprime tutti i suoi dubbi sulla “galassia Travaglio”. Nel dettaglio, Boschi ha sollevato interrogativi sul perché la Rai abbia scelto di rivolgersi all'esterno della propria rete e acquistare il format di una trasmissione televisiva dalla società Loft, parte del gruppo del Fatto Quotidiano.

Boschi, di tutto punto, ha evidenziato che poiché i fondi utilizzati dalla Rai provengono dai cittadini tramite il canone, la trasparenza dovrebbe essere garantita e dunque nel caso la televisione pubblica finanziasse la società a capo del Fatto Quotidiano, allora deve essere dichiarato pubblicamente. Secondo l'esponente di Italia Viva, ciò avvantaggerebbe indirettamente il quotidiano diretto da Marco Travaglio, in quanto i profitti della Loft, che produce anche il programma di Peter Gomez, condirettore del Fatto, finiscono nelle casse della società Seif, proprietaria del giornale di Travaglio.

“Che i conti della società Seif si reggano sui programmi venduti dalla sua controllata al 100% Loft non lo dico io: è scritto nell’ultimo bilancio approvato e nella relazione della società di revisione, che non nasconde la crisi finanziaria del gruppo”, ha spiegato Maria Elena Boschi, che ha poi aggiunto: “Non a caso la Loft pare stia trattando con la Rai la vendita di altri programmi. Così potrebbe far cassa grazie alla Rai e salvare il giornale dal possibile fallimento”.

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Facendo una breve parentesi, la Seif (Società Editoriale Il Fatto), ha chiuso il bilancio consolidato a dicembre 2023 con un rosso di oltre 2 milioni e 388 mila euro. “Vorrei sapere – ha proseguito poi Boschi – se i soldi dei contribuenti vanno a salvare dal possibile fallimento Travaglio & Co. Solo che a queste domande l’ad Sergio e il dg Rossi non hanno risposto. Hanno detto di non saperne nulla e di dover approfondire. Non penso ci voglia molto a fare una telefonata e verificare. Anche perché la trasmissione di Gomez va in onda da tempo”.

Non solo. La capogruppo alla Camera di Italia Viva tira in ballo anche la politica. “Del resto – evidenzia -, il patto per assegnare al M5S la presidenza della Commissione parlamentare di controllo lo hanno fatto Meloni e Conte. I grillini hanno votato addirittura a favore del nuovo contratto di servizio e, dopo essersi accordati su varie nomine in Rai, sono pronti all’intesa anche sul nuovo Cda, vedrete. Del resto è lo stesso Conte che pone la questione morale in Puglia e poi salva la giunta Emiliano, votando a favore della fiducia”, ha dichiarato Boschi.

Dopo le dure accuse dell’esponente di Italia Viva, la risposta del Fatto Quotidiano non ha tardato ad arrivare. Loft ha venduto alla Rai un totale di sette episodi del programma "La Confessione". Il budget complessivo, spiegano, concordato da Loft per le sette puntate, incluso l'ingaggio del conduttore Peter Gomez, è stato di 350 mila euro. Tuttavia, i costi si sono rivelati inferiori: sono stati spesi 45 mila euro in meno rispetto alle previsioni per il casting degli ospiti. Di conseguenza, il costo totale della produzione riconosciuto da Rai a Loft è stato di 305 mila euro, risultando in una spesa effettiva di 43,5 mila euro per episodio.

Successivamente, il Fatto Quotidiano evidenzia che diversi altri programmi della Rai spendono molto di più. Ad esempio i 260 mila euro per episodio per "Avanti Popolo", i 240 mila euro per episodio per "Far West", e oltre 300 mila euro per episodio per la prima edizione di "Belve".

Infine, come riporta Startmag, il quotidiano torna all’attacco evidenziando il fatto che Boschi non ha mai denunciato il dominio delle grandi case di produzione private nei palinsesti del servizio pubblico e lo strapotere dei manager come Lucio Presta, oltre al fatto che proprio lo stesso Presta è stato il produttore del documentario di Renzi su Firenze, per il leader di Italia Viva, partito della Boschi, è stato pagato centinaia di migliaia di euro, mentre il prodotto è stato poi ceduto a Discovery per una cifra irrisoria.






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