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Economia
Ferrari, short list per il nuovo Ceo. Rumors: Elkann sceglie fra Maestri e Ive

Sono passati 126 giorni dalle dimissioni di Louis Camilleri da amministratore delegato di Ferrari. Un periodo lungo in cui il titolo azionario, dopo un rally a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, è sostanzialmente tornato ai livelli dei giorni dell’annuncio. Il manager, che aveva motivato la decisione con motivi personali, non è ancora stato sostituito, ma la rosa dei candidati inizia a restringersi. D’altronde, lo stesso John Elkann parlando agli analisti ha dichiarato che il tempo è quasi maturo per annunciare un dirigente che guiderà Ferrari nel prossimo decennio.

I nomi che Affaritaliani.it ha potuto visionare erano inizialmente cinque: Mike Manley, Vittorio Colao, Stefano Domenicali, Luca Maestri e Jony Ive. Progressivamente, però, il novero dei papabili si è ulteriormente ristretto. Non sarà Mike Manley a guidare il Cavallino, e questo per almeno due motivi: il primo è che il manager è troppo prezioso per Stellantis ora che la vera sfida da vincere è quella di ampliare la presenza in Usa. Il secondo motivo è che più che di un inserimento tra i possibili successori di Camilleri, quella di Manley è parsa più un’autocandidatura che Elkann ha deciso di non raccogliere.

Non sarà, per ovvi motivi, neanche Vittorio Colao. Il quale, nell’interregno tra la guida della sgangherata commissione del Governo Conte e il ruolo decisamente più strategico e pregnante di Ministro dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale, avrà sicuramente fatto un pensierino a Maranello. Chi, d’altronde, non sognerebbe di guidare un’azienda in salute, iconica, desiderata e che, per di più, si trova alla vigilia di una grande sfida: quella di introdurre le alimentazioni ibride (e magari perfino i suv) in un contesto altrimenti rimasto cristallizzato ai tempi del Drake.

Nemmeno Stefano Domenicali diventerà amministratore delegato. In questo caso si sarebbe trattato di una scelta sicuramente comprensibile: il manager conosce bene la Ferrari essendo stato Team Principal della Scuderia di Formula 1 e ha anche le competenze dirigenziali necessarie essendo stato al timone di Lamborghini. Ma l’impegno preso con la Formula Uno degli americani di Liberty Media è davvero stimolante: reinventare uno sport ammazzato dal duopolio Red Bull-Mercedes che procede incontrastato da ormai 12 stagioni.

Solo nel 2010 si è vista un po’ di bagarre, per il resto le due case automobilistiche hanno sempre prevalso abbondantemente con i sei titoli di Lewis Hamilton e i quattro di Sebastian Vettel, oltre a quello di Nico Rosberg. Quest’anno sembra essere tornata un po’ di tensione e di interesse agonistico. Ma soprattutto si deve preparare la nuova “era” quella post-power unit, quando il predominio Mercedes potrebbe essere messo in dubbio.

Tra l’altro, Domenicali ha il cruccio di non aver mai vinto il mondiale piloti, nonostante i tre secondi posti di Fernando Alonso e quello nel 2008 con Felipe Massa che perse il mondiale all’ultima curva dell’ultima gara di Interlagos in favore di Lewis Hamilton. Le sue sei stagioni da team principal sono state avare di trionfi, dopo l’era magica del duo Jean Todt-Michael Schumacher.

Rimangono, dunque, due nomi. Entrambi di scuola Apple. E non è un caso che si stia guardando con interesse proprio a Cupertino, capace non solo di marginalizzare molto più di qualsiasi altro competitor – cosa che la Ferrari sa già fare molto bene – ma anche di innovare costantemente. Nel 2007 venne lanciato un telefono che sulle prime fu sbertucciato ma che ha trasformato definitivamente il mondo delle telecomunicazioni. E chi immaginava di poter sfogliare con un dito un giornale virtuale come con iPad? E gli iPod? E le cuffie wireless? Ogni volta che un prodotto esce dall’astronave di Cupertino, chi detiene azioni della mela morsicata si frega le mani.

Luca Maestri è il cfo e vicepresidente di Apple. È tra i manager più pagati al mondo, con retribuzioni a volte superiori ai 25 milioni di dollari ed è soprattutto seduto su una cassaforte da 200 miliardi di dollari, la liquidità che permetterebbe ad Apple di comprarsi mezzo Nasdaq. Tra l’altro, Cupertino ha appena completato l’emissione di obbligazioni con scadenza fino a 40 anni (cose che neanche gli stati sovrani) per 14 miliardi complessivi e con un tasso del 2,55%. Fantascienza o quasi. Un manager come il dirigente romano avrebbe dalla sua la conoscenza dell’automotive, visto il suo passato in General Motors. Essendo uomo dei numeri, tra l’altro, potrebbe piacere a un proprietario posato come John Elkann.

(Segue...)

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