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Gozzi: “Io candidato per Confindustria? Le ambizioni personali non contano”

Il presidente di Federacciai: “La siderurgia europea rischia di sparire, serve un piano industriale”

Gozzi: “Io candidato per Confindustria? Le ambizioni personali non contano”
Antonio Gozzi, Alberto Marenghi, Giuseppe Pasini, Antonio D’Amato, Leopoldo Destro, Enrico Carraro
Gozzi: “Io candidato per Confindustria? Le ambizioni personali non contano”
Gozzi: “Io candidato per Confindustria? Le ambizioni personali non contano”
Gozzi: “Io candidato per Confindustria? Le ambizioni personali non contano”

Confindustria, la corsa alla presidenza. Gozzi non chiude ma lancia un allarme

Tra i nomi che circolano più insistentemente per la presidenza di Confindustria c’è anche quello di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e di Duferco. Il manager però sull’argomento sembra avere le idee piuttosto chiare. “Non ci si candida alla presidenza di Confindustria – dice Gozzi a Repubblica – e le ambizioni personali non contano nulla. Ciò che conta è riportare l’industria al centro delle politiche europee. La situazione in cui versano le acciaierie europee, soprattutto a ciclo integrale, è molto difficile se si analizza il contesto mondiale e questo impatta su tutta la filiera degli utilizzatori, dall’edilizia all’auto, all’industria del bianco. La Commissione Ue – dice ancora Gozzi – non è riuscita a cogliere la forte apertura del presidente Biden, che ha abolito i dazi di Trump e aperto un negoziato su un’area di scambi protetta, in cui coinvolgere Stati Uniti, Canada, Messico, ma anche Giappone e Corea, oltre all’Europa”.

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“Ma la condizione chiesta dagli americani – prosegue Gozzi a Repubblica – è di proteggere l’area alle frontiere, imponendo un dazio del 25% all’acciaio che viene da fuori, specie nei confronti di quei Paesi che praticano unfair-trade. Questa condizione non è stata condivisa dalla Ue, più votata al libero scambio e ritiene i dazi non compatibili con le regole Wto. Ma a mio parere è una presa di posizione miope”. E, prosegue Gozzi, “nessuno a Bruxelles ha fatto una minima analisi di costi e benefici per capire se i forti investimenti in decarbonizzazione sarebbero stati economicamente sostenibili per le aziende siderurgiche a ciclo integrale”. In questo quadro, “come sistema delle imprese europee dobbiamo pretendere – evidenzia Gozzi – una analisi della futura politica industriale. L’Europa rischia la deindustrializzazione con ripercussioni pesanti su occupazione e Pil”.