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Economia
Grecia, Parigi apre sul debito. Ma l'Ue: serve ancora tempo

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

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Le dichiarazioni che arrivano sul caso Grecia poco prima della riapertura ufficiale delle trattative fra Atene e i creditori ufficiali (ore 15 Eurogruppo e ore 18 Euro summit) fanno capire che il fronte è ancora molto fluido e che, per trovare un accordo, si andrà sicuramente oltre le 48 ore auspicate da Alexis Tsipras subito dopo la vittoria del No al Greferendum.

Dopo il prevertice del direttorio Francia-Germania ieri sera all'Eliseo, in cui sia Angela Merkel sia Francois Hollande hanno parlato all'unisono si sono detti disponibili a trattare, ma sottolineando come "solidarietà" e "responsabilità" devono andare di pari passo, stamane il premier francese Manuel Valls ha ribaltato completamente la posizione tedesca ieri espressa dal falco Wolfgang Schaeuble, il terribile ministro delle Finanze di Berlino, aprendo alla richiesta di Atene sulla ristrutturazione del debito (Tspiras ha chiesto "un taglio del 30% e 20 anni di grazia").

"Ci sono le basi" per arrivare a un accordo, ha detto il premier transalpino, aggiungendo: "L'Europa non può correre il rischio di un'uscita della Grecia dall'euro" e concludendo che "non esistono soggetti tabù" sull'intervento sul debito della Grecia che rischia di arrivare, con la recessione in atto, al 200% del Pil.

Di fronte al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker si è mostrato prima conciliante con Atene, sottolineando di essere "contro la Grexit, lottando fino alla fine per evitarla", ma poi ha fatto capire che il comportamento tenuto dal governo ellenico ha lasciato il segno. "E' stato "un grave errore per la Grecia quello di lasciare il tavolo del negoziato" con le istituzioni ed è "ovvio che adesso ci voglia tornare", ha spiegato infatti Juncker archiviando il referendum di domenica, e chiedendo spiegazioni: "Su che cosa si sono espressi? Hanno detto no a una proposta che, nel momento in cui hanno votato, era già stata superata".

Poi un attacco al dimissionario Varoufakis che è stato sostituito dal collega economista (sempre marxista) Euclid Tsakalotos. "E' "inaccettabile" che i rappresentanti delle istituzioni siano stati tacciati "di essere terroristi". "Se tutti si fossero dati da fare come la Commissione - ha aggiunto - non ci troveremmo in questa situazione". E infine ha chieso a Tsipras "proposte concrete", concludendo che la situazione "non si risolverà in una notte".

Oltre che per avviare le trattative verso una veloce risoluzione, l'Euro summit di stasera deve servire anche per dare un segnale politico al presidente della Bce Mario Draghi e permettere così all'Eurotower di tornare ad aumentare il tetto nella concessione dei fondi Ela (liquidità di emergenza) alle banche greche. Al momento, la Bce ha soltanto confermato gli attuali livelli (89 miliardi di euro), a fronte però di maggiori garanzie (consegna di maggiore collaterale), liquidità che non consentirebbe la normale operatività degli istituti se Tsipras, come sembra intenzionato a fare, li riaprirà giovedì.

Infine, ennesimo intervento degli Stati Uniti (che temono che Atene finisca sotto l'ombrello protettivo di Mosca) nella crisi greca e sul terreno dell'Eurozona. Il ministro del Tesoro a stelle e strisce Jack Lew ha fatto sapere di aver parlato in serata con Tsipras e Tsakalotos. Lew ha auspicato di rivedere presto Atene e i partner dell'Eurozona riprendere negoziati che portino ad un risultato positivo e ha ribadito che gli Usa continueranno a monitorare da vicino la situazione. Il braccio destro di Barack Obama sull'economia si è offerto di restare in contatto con la Grecia nei prossimi giorni, rinnovando l'auspicio che Atene possa fare finalmente le riforme fiscali e strutturali necessarie per ritornare alla crescita e per rendere il suo debito sostenibile all'interno di Eurolandia.

 

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