Stretta Ue sugli imballaggi di plastica, la misura non produrrebbe benefici per l’ambiente. A settembre il Consiglio e Parlamento Ue adotteranno le proprie posizioni
Il regolamento europeo sugli imballaggi sta destando non poche preoccupazioni per molti settori produttivi italiani, in particolare quelli legati alla ristorazione e all’hotelerie, ma anche a tutta la filiera della produzione e del riciclo della carta. La proposta del Berlaymont, animata da una volontà di fare un passo avanti sulla transizione ecologica, punta a regolare in modo diverso l’utilizzo e il riutilizzo delle confezioni che oggi avvolgono i cibi da asporto, le confezioni delle bevande e dei prodotti alimentari che consumiamo quotidianamente.
Il regolamento punta infatti ad aumentare i tassi di riciclo e di riutilizzo degli imballaggi. Nel farlo, tuttavia, vieta gli imballaggi in plastica monouso e introduce un obbligo minimo all’utilizzo di plastica riciclata. Nel dettaglio, gli imballaggi dovranno essere ridotti del quindici per cento pro capite per ogni paese dell’Unione europea entro il 2040. Inoltre, entro il 2030, il venti per cento delle bevande da asporto dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili, per poi poter arrivare all’80 per cento nel 2040.
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Questa misura impone quindi alle aziende del settore uno sforzo importante di riconversione della catena produttiva. Molte imprese – italiane, ma non solo – avevano infatti da poco completato gli investimenti necessari a utilizzare e produrre imballaggi nel rispetto delle direttive europee sui materiali eco-sostenibili.
Il nuovo regolamento rischia, quindi, di rappresentare un ulteriore onere per il settore, che aveva fatto sforzi ingenti per aumentare le percentuali di riciclo dei rifiuti. Secondo l’ultimo “Early warning report” – adottato periodicamente per verificare l’avanzamento nell’attuazione della direttiva quadro sui rifiuti – l’Italia è in linea con il raggiungimento degli obiettivi entro il 2025. Il nostro paese ad oggi ricicla infatti oltre il 72 per cento dei propri rifiuti di imballaggio, ben sopra l’obiettivo medio europeo del 65 per cento.
Ma non è l’unico problema. Il regolamento sugli imballaggi, vietando i prodotti monouso, ne stimola il riutilizzo. Gli imballaggi dovrebbero quindi essere ripuliti per poter essere riutilizzati con un conseguente spreco di risorse idriche ed energetiche. Nel perseguire una finalità ecologica, quindi, il saldo finale potrebbe essere dannoso per l’ambiente.
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La direttiva pone infine problemi importanti di tipo economico ed occupazionale, soprattutto per le imprese italiane. Nel nostro paese c’è infatti una filiera importante legata alla carta riciclata e alle bioplastiche compostabili. È urgente mettere in campo iniziative di sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo, stabilendo un dialogo stabile finalizzato a rappresentare queste criticità. Le istituzioni che se ne stanno occupando, il Consiglio e il Parlamento europeo, adotteranno a settembre le proprie posizioni che daranno poi il via ai negoziati. È necessario agire ora per modificare la proposta della Commissione, prima che sia troppo tardi.
*Gianluca Comin è presidente di Comin & Partners e docente di Strategie di Comunicazione e tecniche pubblicitarie alla Luiss Guido Carli. Luciano Stella è founding partner di MUST & Partners

