RepowerEu, rinnovabili al 45% entro il 2030
Portare la quota di rinnovabili al 45% entro il 2030. Alzare dal 9 al 13% l’obiettivo vincolante di efficienza, tagliando al contempo la domanda di gas e petrolio del 5%. Come? Con misure di risparmio compresa la temperatura di condizionatori e termosifoni. Il tutto accompagnato dalla diversificazione delle importazioni per rimpiazzare l’energia che oggi arriva dalla Russia. È il cuore pulsnta di RepowerEu, il nuovo piano energetico presentato dalla Commissione Europea.
La Commissione presenterà dunque un pacchetto per la sostenibilità del trasporto merci e valuterà un’iniziativa legislativa per aumentare la quota di veicoli a emissioni zero nelle flotte di auto pubbliche e aziendali. Interventi che chiederanno finanziamenti per 210 miliardi di euro da qui al 2027. I soldi arriveranno dalle risorse non utilizzate del Next Generation EU, dei fondi di coesione e della Politica agricola comune. Oltre ad attingere ai 225 miliardi di euro di prestiti ancora non richiesti nell’ambito del Recovery fund, gli Stati potranno contare su una dotazione finanziaria extra del Recovery da 20 miliardi di euro in sovvenzioni ricavate dalle vendite del sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue (Ets).
Altre risorse arriveranno dalla politica di coesione, sia in forma diretta (con fino a 100 miliardi di euro in energie rinnovabili, idrogeno e infrastrutture) che tramite e una deviazione di 26,9 miliardi di euro che potrebbero essere resi disponibili in trasferimenti volontari al Recovery fund dai singoli Stati membri. Lo stesso meccanismo di passaggio delle risorse può essere applicato a 7,5 miliardi di euro della Politica agricola comune (Pac). La Commissione inoltre raddoppierà il finanziamento disponibile per l’invito su larga scala 2022 del Fondo per l’innovazione questo autunno portandolo a circa 3 miliardi di euro.
Che cosa prevede il RepowerEu
Nello specifico, la Commissione propone di rafforzare le misure a lungo termine con un aumento dal 9% al 13% dell’obiettivo vincolante di efficienza energetica nell’ambito del pacchetto Fit for 55 per l’attuazione del Green Deal europeo. Bruxelles ha inoltre adottato una comunicazione per incentivare i cambiamenti comportamentali che nel breve periodo potrebbero ridurre la domanda di gas e petrolio del 5%. Si incoraggiano inoltre gli Stati membri ad avviare campagne di comunicazione specifiche da dedicare alle famiglie e all’industria. Per diversificare le forniture dalla Russia, la Commissione europea vuole utilizzare la nuova piattaforma energetica dell’Ue per consentire acquisti comuni volontari di gas, gas naturale liquefatto e idrogeno mettendo in comune la domanda Ue e ottimizzando l’uso delle infrastrutture. Come passo successivo, replicando il modello del programma comune di acquisto di vaccini, la Commissione valuterà lo sviluppo di un “meccanismo di acquisto congiunto” che negozierà e contrarrà gli acquisti di gas per conto degli Stati membri partecipanti.
Liberarsi dalla Russia
Ma il “cuore” del piano Ue di reazione alle minacce della Russia di lasciare l’Europa senza energia è la proposta di aumentare l’obiettivo per il 2030 sulle energie rinnovabili dal 40% al 45% nell’ambito del pacchetto Fit for 55. Un traguardo da raggiungere raddoppiando la capacità energetica fotovoltaica entro il 2025 e installando pannelli solari per 600 GW entro il 2030. Di qui “l’obbligo legale graduale” di installare pannelli solari sui nuovi edifici pubblici e commerciali entro il 2025 e nuovi edifici residenziali entro il 2029. Il piano mira anche a raddoppiare il tasso di diffusione delle pompe di calore e misure per integrare l’energia geotermica e solare termica nei sistemi di teleriscaldamento.
Il RepowerEU include anche una raccomandazione per contrastare la lentezza del procedimenti di autorizzazioni per i grandi progetti sull’energia rinnovabile e un emendamento mirato alla direttiva sulle energie rinnovabili per riconoscere le fonti verdi come un interesse pubblico prioritario. Il piano fissa inoltre un obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione nazionale di idrogeno rinnovabile e 10 milioni di tonnellate di importazioni della fonte pulita entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nelle industrie e nei settori dei trasporti difficili da decarbonizzare. Per accelerare i progetti sull’idrogeno verranno inoltre stanziati 200 milioni di euro per la ricerca. Il RepowerEU include anche una serie di azioni per ridurre il consumo di combustibili fossili nell’industria e nei trasporti. Misure che dovrebbero garantire di risparmiare fino a 35 miliardi di metri cubi di gas naturale entro il 2030, oltre a quanto già previsto dalle proposte sul Fit for 55.
Nell’altra pagina il parere del Wwf
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Il Wwf riamnda il REPowerEu
“Il piano REPowerEU pubblicato oggi dalla Commissione europea mira a ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi. Tutti gli sforzi per ridurre l’uso dei combustibili fossili sono necessari e il piano include una serie di buone proposte sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili. Tuttavia, ci sono anche alcuni dettagli che rischiano di compromettere la transizione dell’UE verso un sistema energetico al 100% rinnovabile e rispettoso della natura”. Lo si legge in un documento diramato dal Wwf per commentare il nuovo piano RePowerEu.
Ma dopo un iniziale avallo del progetto presentato, il Wwf parte all’attacco. “Le proposte di sostituire il petrolio e il gas russo – si legge nel documento dell’associazione ambientalista – investendo in ulteriori infrastrutture per il gas, contando su livelli irrealistici di idrogeno o aumentando l’uso della bioenergia senza restrizioni sull’approvvigionamento, rischiano di prolungare la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili e di mettere a repentaglio gli obiettivi climatici e di protezione della natura. Per finanziare il piano, la Commissione propone di mobilitare 300 miliardi di euro, principalmente dal già esistente Fondo di ripresa dell’UE. Solo 20 miliardi di euro costituirebbero “denaro nuovo”, generato dalla vendita di nuovi permessi di inquinare per l’industria, pari a 250 milioni di tonnellate di CO2, e questo danneggerebbe direttamente lo sforzo di riduzione delle emissioni dell’UE nei negoziati Fit for 55 in corso“.
“Ci auguriamo che la spinta europea possa fungere da sprone per una politica coerente e non episodica che veda nell’efficienza/risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili un vero volano di sviluppo sicuro e sostenibile per l’Italia -dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia– Occorre uscire dal tunnel dei combustibili fossili, sfruttare appieno le possibilità offerte dalle energie rinnovabili, valutare le potenzialità delle infrastrutture esistenti per evitare di immobilizzare investimenti in nuove infrastrutture per il gas presto inutili, fare di tutto per non lasciarsi incastrare in contratti capestro e con prezzi altissimi. L’Italia ha tutto da guadagnare da una decisa politica comune europea che veda nelle rinnovabili e nell’efficienza il fulcro per la sicurezza e l’indipendenza energetica: occorre che il nostro Paese faccia una decisa scelta di campo, invece di continuare a parlare di rinnovabili e lavorare sempre e solo per i combustibili fossili“.

