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Esteri
Germania, no al nucleare e scontro con Macron. Così rallenta l'addio a Mosca

Energia nucleare nella tassonomia green dell'Ue? La Germania dice no

La Germania dice nein. E ora tutta la strategia energetica europea torna in discussione, con serie conseguenze sul piano di Bruxelles per alimentare la transizione energetica e affrancarsi dalla dipendenza nei confronti della Russia. Berlino, infatti, ha deciso di non cambiare posizione e mantenere la sua ostilità nei confronti del nucleare.

Il governo tedesco, infatti, ha annunciato che voterà contro il regolamento Ue che classifica nucleare e gas come attività sostenibili, utili alla transizione energetica. Una mossa molto esplicita, visto che si trattava di un giro di consultazioni preliminari condotto dalla presidenza francese dell'Ue. Ma la coalizione semaforo ci ha tenuto a farlo sapere a tutti. "Il governo federale si è opposto alle regole di tassonomia sul nucleare", ha dichiarato un portavoce del ministero dell'Ambiente del governo Federale. "Questo no è un segnale politico importante che chiarisce che l'energia nucleare non è sostenibile e quindi non dovrebbe far parte della tassonomia".

Le motivazioni dietro l'annuncio così esplicito, che rischia di aprire nuove polemiche sulla già chiacchierata tassonomia green dell'Unione europea, sono prettamente interne. Lo scorso weekend, infatti, la Spd ha subito una durissima sconfitta alle elezioni locali nello Schleswig-Holstein, dove ha vinto la Cdu della ex cancelliere Angela Merkel. La coalizione guidata da Olaf Scholz aveva dunque bisogno di lanciare un segnale chiaro al suo elettorato, ribadendo il no al nucleare nonostante gli aspetti legati alla transizione.

Che cosa c'è dietro la scelta politica della Germania sul no al nucleare

Solo con una inclusione del nucleare nella tassonomia sarebbe possibile ottenere agevolazioni per gli investimenti comunitari in ottica di trasformazione industriale secondo i dettami del Green Deal europeo. Il progetto nucleare, come noto, è caldeggiato soprattutto dalla Francia di Emmanuel Macron, che detiene la presidenza di turno del Consiglio Ue fino al 30 giugno.

Solo a febbraio, Macron ha annunciato che l'obiettivo è "fare della Francia il primo grande paese al mondo in trent'anni a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la nostra indipendenza energetica e industriale dando l'esempio nel clima", ha spiegato il leader di En Marche, che guarda sul lungo periodo alla "riduzione del 40% dei consumi energetici" e alla sostituzione di "parte dei combustibili fossili con l'elettricita'". Nell'agenda di Macron c'è la costruzione di sei nuovi reattori Epr2, insieme ad altri otto allo studio, per un totale di "25 gigawatt entro il 2050", e un'analisi per prolungare la 'vita' degli attuali reattori oltre i 50 anni, lì dove è possibile senza comprometterne la sicurezza.

Macron sta approfittando anche dei tentennamenti dei suoi vicini. A partire da Italia e Germania. Il paese si doterà di "nuovi reattori nucleari di piccola taglia innovativi con una migliore gestione dei rifiuti". Esatto, il nucleare occupa una posizione centrale nel piano France 2030: "Le 200 mila persone che lavorano nel settore nucleare in Francia rappresentano una fortuna perché ci permettono di essere tra i paesi che in Europa emettono meno tonnellate di CO2", ha affermato Macron, che ha approntato investimenti da un miliardo di euro in piccoli reattori da sviluppare entro il decennio.

Le conseguenze del nein tedesco sui rapporti con Francia e Russia

Il problema è che la dimensione europea ambita da Macron per il suo piano nucleare rischia di essere mancata proprio per l'opposizione tedesca, che è stata tra l'altro salutata con favore dal M5s di Giuseppe Conte. La posizione di Berlino non sembra rivedibile, anche perché la coalizione semaforo è sempre più a trazione green, nel senso più politico del termine. Visto che domenica in Nordreno-Vestfalia i Verdi hanno totalizzato il 18,1% dei voti, l'11,7% in più della precedente tornata. Proprio mentre la Cdu è in grande rimonta e l'Spd mostra segnali preoccupanti. 

Ecco che allora i Verdi sembrano prendere il timone della coalizione, portandola più lontana possibile dal nucleare e potenzialmente in rotta di collisione con la Francia di Macron. Il problema è che il no potrebbe rallentare l'allontanamento dal petrolio e dal gas della Russia. Non a caso, sul punto, la Germania procede piano.

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