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Economia
La Grecia verso la fumata bianca. Assist di Draghi a Tsipras

La Bce corre in aiuto della Grecia, mentre i depositanti continuano a prelevare liquidità dai conti correnti a un ritmo che negli ultimi quattro giorni è stato maggiore della media giornaliera degli ultimi mesi di negoziato (300 milioni al giorno) fra Atene e i creditori. Un conto salato di tre miliardi (il 2,2% dei depositi di famiglie e imprese) che rischia di lasciare a secco le casse delle banche elleniche (i depositi sono crollati ai minimi da oltre 10 anni a 127 miliardi di euro dai 240 miliardi di prima della crisi) impedendo l'operatività e agitando lo spettro di una chiusura degli sportelli lunedì in stile Cipro (eventualità smentita dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis).

E proprio di circa tre miliardi è l'ammontare, spiega una fonte vicina all'Eurotower, dell'incremento del tetto della liquidità di emergenza per le banche greche (Ela, un tipo di prestiti con tassi di interesse più alti di quelli convenzionali) da parte della Bce, il secondo durante questa settimana (a poco meno di 87 miliardi di euro complessivi) che dovrà servire per coprire la liquidità delle banche greche oggi e lunedì, quando è previsto un altro incontro del direttivo dell'Eurotower per varare eventualmente un altro ampliamento.

La mossa di Mario Draghi, assieme alla convocazione di un vertice d'emergenza per lunedì, tre giorni prima del Consiglio Europeo dei Capi di stato e di governo è stata letta dai mercati come la chiara volontà politica di trovare una soluzione alla crisi grecia, scongiurando il pericolo che, per dirla con le parole del banchiere centrale, l'Eurozona precipiti in "acque inesplorate". Mentre qualche trader più realista ha spiegato che, aumentando il tetto per i fondi Ela agli istituti di credito ellenici, "Draghi non vuole passare per quello che ha staccato la spina ad Atene, lasciando così il cerino in mano sul destino di Atene alla Cancelliera Angela Merkel". In Borsa, sulle scommessa di un accordo in arrivo lunedì, sono tornati a prevalere gli acquisti, con gli spread dei Paesi periferici rispetto al Bund tedesco di nuovo sotto controllo.

Sulla carta, la finestra di opportunità per evitare il peggio è compresa fra lunedì 22 giugno è lunedì 29 giugno. Peggio che non è immediatamente Grexit, perchè il mancato rimborso al Fondo monetario internazionale (deve essere versato il 30 giugno), lo stato di fallimento e l'abbandono dell'euro non sono tappe di un processo automatico. Ma il problema è che occorre fare i conti, come dimostrato dalla mossa della Bce, con gli eventi e il principale rischio è quello che i depositanti greci esprimano il loro voto su quanto sta accadendo continuando a portare a casa i soldi depositati nelle banche.

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