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Economia
La Tunisia istituisce la sua zona Sar, nuovo schiaffo di Meloni ai migranti

La Tunisia istituisce la sua zona Sar

La Tunisia ha annunciato ufficialmente l'istituzione della sua Area di Ricerca e Soccorso in mare (SAR). Questa nuova zona SAR, situata al largo delle coste tunisine, estende la responsabilità della Guardia Costiera tunisina, dipendente dalla Guardia Nazionale, nel coordinare le operazioni di soccorso, principalmente per i migranti, spesso disperati, provenienti dalla Tunisia stessa o dall'Africa subsahariana.

L'istituzione di questa zona SAR non solo codifica le procedure di soccorso già parzialmente in atto, ma espande anche significativamente l'area di competenza tunisina. Per questo, l'Unione Europea ha promesso ulteriori risorse e finanziamenti per supportare la Tunisia in queste missioni marittime, riconoscendo il suo ruolo cruciale nel contrastare il flusso di migranti verso l'Europa.

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Questa nuova disposizione è stata formalizzata tramite una comunicazione alla International Maritime Organization, con il Centro di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Tunisi designato come punto di riferimento.

Un nuovo successo, questo, per Giorgia Meloni, la quale non ha mai mostrato contrarietà nel sbarrare la strada ai migranti che tentano di raggiungere Lampedusa dalle coste del Nordafrica. Da tempo, infatti, la Tunisia ha rafforzato notevolmente i controlli in mare, portando gli arrivi sulle coste italiane di migranti da Tunisia e Libia a meno di 23.000 da inizio anno, rispetto ai quasi 60.000 dello stesso periodo dell'anno scorso.

A proposito, come scrive Repubblica, recentemente, il ministro dell'Interno tunisino Kamel Feki, ora esonerato, ha rivelato in una sessione a porte chiuse con parlamentari tunisini che l'Europa ha aumentato la sorveglianza delle sue frontiere in risposta a richieste di alcuni leader europei di "chiudere il rubinetto" in vista delle imminenti elezioni europee. Queste informazioni sono state divulgate dal giornale Acharaa El Magharibi e confermate dal deputato Yassine Mami.

Ma nonostante l'istituzione della zona SAR, permangono delle tensioni, in particolare con Malta per i confini orientali della zona tunisina, e con l'Italia e la Libia per la definizione dei limiti delle rispettive aree SAR. Inoltre, l'area SAR di Tripoli è stata oggetto di critiche da parte delle organizzazioni non governative, che accusano le autorità libiche di rimpatriare i migranti in condizioni spesso inumane, con frequenti segnalazioni di maltrattamenti e estorsioni nei loro confronti.

Il presidente tunisino Kais Saied, dunque, ha fatto il suo “dovere”. Ma la scorsa settimana, l’amico di Meloni non si è presentato al G7 in Puglia, sebbene fosse stato invitato ufficialmente. Potrebbe essere un segnale inviato a lei e all’Ue per sbloccare al più presto i 900 milioni di euro previsti dal memorandum Tunisia-Ue, ancora congelati, perché vincolati al prestito del Fmi da 1,9 miliardi di dollari, promesso da tempo, ma anche questi bloccati, perché Saied non vuole realizzare le riforme imposte dall’organizzazione internazionale. I tunisini, in ogni caso, sembrano avere il coltello dalla parte del manico.






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