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Economia
Mollicone (FdI): "Rivedere il Pnrr non è un tabù, serve essere indipendenti"
Federico Mollicone, responsabile cultura e innovazione di FdI

Mollicone (FdI): "Dobbiamo rivedere il Pnrr"

“Rivedere il Pnrr? Le norme comunitarie lo consentono e lo scenario è cambiato completamente. Dobbiamo diventare totalmente autonomi non solo dalla Russia”. Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione di Fratelli d’Italia lo dichiara apertamente in un’intervista ad Affaritaliani.it. I temi sul tavolo sono tanti, a partire dalla scelta di Giorgia Meloni di non nominare un ministro deputato alla transizione digitale, ma di dare questi poteri a un sottosegretario. Con ogni probabilità sarà il senatore Alessio Butti a gestire questi poteri, anche se a quanto può riferire Affaritaliani.it le competenze che furono di Vittorio Colao saranno spacchettate. In particolare, pare che il sottosegretario dovrà occuparsi principalmente di cloud e telecomunicazioni, mentre la delega alla digitalizzazione della PA finirà nelle mani di Paolo Zangrillo e quella allo spazio sarà affidata ad Adolfo Urso al Mise. 

Mollicone, come mai a suo giudizio un sottosegretario e non un ministro per gestire la transizione digitale?
Come ha sottolineato il Presidente Giorgia Meloni la transizione digitale è un tema che chiama in causa importanti risorse del Pnrr, pertanto, onde evitare di disperdere tempo e attuare sin da subito politiche adeguate ad un settore portante per lo sviluppo italiano, sarà necessario lavorare in stretta sinergia con la Presidenza del Consiglio.

Risponderà direttamente al premier?
Credo sia il percorso più logico e adeguato. La digitalizzazione impiega il 27% delle risorse del PNRR. In tal modo sarà più facile coordinarsi. Inoltre non bisogna dimenticare l’importante ruolo che spetterà al Ministero delle imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso, politico dalle grandi competenze e che, già alla presidenza del Copasir, ha dimostrato di poter gestire asset sensibili per la Nazione.
 
Quali sono le priorità della digitalizzazione in Italia e quali le criticità principali?
La nostra priorità è quella di garantire all’Italia la sovranità digitale, principio che Fratelli d’Italia ha per primo sollevato e tutelato. Nel 2018 abbiamo presentato un atto di indirizzo in Parlamento - approvato all'unanimità dal Parlamento – che fu il primo documento, ancor prima delle linee d'indirizzo europee, a parlare di sovranità digitale sui dati, sul cloud, sugli asset strategici. Per una nazione e per il sistema europeo. Il nostro obiettivo è il contrasto alla censura arbitraria dei social network e la garanzia del rispetto della libera manifestazione del pensiero da parte delle grandi piattaforme di comunicazione, garantendo la garanzia di massima sicurezza nella protezione dei dati personali. 

Sul tema della rete unica: favorevole o contrario? Il tema dell'italianità degli asset strategici riguarda anche la rete? 
La nostra posizione è sempre stata chiara e coerente ed è stata recentemente ribadita dalla Presidente del nostro partito, Giorgia Meloni. Noi vogliamo semplicemente che l’Italia torni ad essere un protagonista europeo nelle telecomunicazioni, come lo sono la Francia e la Germania, dove gli incumbent sono ancora sotto il controllo dei rispettivi governi. Vogliamo che la nuova rete in fibra, fino alle case, sia una rete unica, nazionale, a controllo pubblico (quindi italiana) e wholesale only. Sin dall’inizio abbiamo sostenuto questo modello che separa la rete dai servizi e che ha tanti e importanti precedenti, basti pensare a Terna che serve le società operanti nel mercato elettrico, ma anche a RFI che offre l’infrastruttura a Trenitalia e Italo. Fdl è l’unico partito ad aver presentato e sostenuto una serie di proposte di politica industriale sulla rete, sul cloud e sul 5G. E Giorgia Meloni è l’unica leader di partito ad essersi occupata in modo dettagliato di una partita di così straordinaria importanza per la trasformazione digitale del Paese, con il Dipartimento Innovazione e il Dipartimento TLC col collega Butti, su cui gli altri partiti sono rimasti in silenzio per lunghi mesi, una partita tuttora aperta per la quale sono previsti oltre 40 miliardi di investimenti.

Quali le maggiori urgenze del Pnrr? andrebbero riviste le voci di spesa anche per quanto riguarda il digitale alla luce della nuova congiuntura economica e del protrarsi della guerra?
I cambiamenti attualmente in corso non possono combaciare con le linee guida di un Piano presentato precedentemente, con un contesto che inevitabilmente non è più lo stesso e non in grado di poter garantire una ripresa economica con i medesimi stanziamenti. La revisione del Pnrr è consentita dall’Art. 21 del Regolamento Europeo del Next Generation EU, pertanto eserciteremmo un diritto lecito che non infrangerebbe alcuna norma comunitaria. Le maggiori urgenze sono quelle di liberare l’Italia e l’Europa dalle dipendenze straniere: penso – in primis - dal gas russo, diversificando le fonti di approvvigionamento. Ma anche nel digitale è necessario affrancarsi dai grandi competitor mondiali: il sistema Europa deve investire sulla disponibilità di semiconduttori e competenze per l'intelligenza artificiale

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