La soluzione spezzatino per il Montepaschi? Non solo per consentire al Tesoro, azionista al 64,2%, di rispettare le tempistiche stabilite con Bruxelles per l’uscita dal capitale entro aprile 2022 (ma entro fine anno deve comunicare il modus operandi per la privatizzazione), ma anche per consentire ai potenziali acquirenti di rompere gli indugi visto che la vendita di singoli asset della banca senese consentirebbe di neutralizzare i limiti Antitrust. Limiti che si presenterebbero immediatamente nel caso in cui dovesse essere UniCredit a dover sobbarcarsi tutta la cessione da parte dell’azionista pubblico. Lo scrive Il Sole 24 Ore che rileva come il Monte sia un boccone troppo grosso da digerire.
Per il quotidiano della Confindustria è ormai molto diffusa l’idea che la way-out per Via XX Settembre per risolvere la partita Montepaschi sia solo quella della cessione a pezzi, un’operazione di sistema al cui tavolo potrebbero sedersi oltre alla banca di Piazza Gae Aulenti, anche Mcc che per bocca dell’amministraotre delegato Bernardo Mattarella ha fatto sapere domenica di esser pronta ad accollarsi una buona fetta della rete senese al Sud, ma lo schema di gioco si allargherebbe potenzialmente anche BancoBpm e Bper fino ad arrivare a Poste.
L’interesse del nuovo amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel è rivolto principalmente al BancoBpm, istituto ben radicato nella ricca Lombardia che si vuole porre come punto di riferimento delle Pmi e che può contare sulla fabbrica prodotto Anima, asset che invece UniCredit ha ceduto con Pioneer nell’era Mustier.
Secondo i rumors, inoltre, l’opzione spezzatino senese inoltre sarebbe compatibile anche con il progetto nascente del terzo polo bancario attorno all’asse Bper-Popolare di Sondrio che replicando l‘operazione sportelli Ubi-Intesa potrebbe portare a casa agevolmente un’integrazione parziale, più digeribile di una rete intera. Con una differenza: gli sportelli Ubi – ricorda il Sole – sono stati rilevati a fronte di un aumento di capitale ma in questo caso non potrebbe mai essere riproposto un ricorso al mercato. La leva azionabile sarebbe quella invece del badwill, ossia dell’utile contabile derivante dall’acquisizione a prezzi di favore, come sarebbe nel caso del Monte visto che ha una capitalizzazione ben più bassa del patrimonio netto.
A Modena devono aspettare che in PopSondrio si volti pagina definitivamente sulla governance con la trasformazione in Spa, ma Carlo Cimbri di Unipol che punta al 9,51% della banca valtellinese (ha anche il 20% circa di Bper) si è mosso anzitempo per trattare una fuzione fra i due gruppi cercando di risparmiare sull’M&A.
(Segue: le sovrapposizioni per UniCredit e la reazione degli investitori)
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Infine, essendo UniCredit, secondo le indiscrezioni, interessata solo alla parte nordestina della rete Mps (l’ex AntonVeneta), l’operazione di sistema, conclude il quotidiano della Confindustria, permetterebbe a Piazza Gae Aulenti di contare su un supporto esterno proprio in quest’area dove la banca di Orcel è già presente in maniera significativa e nell’area senese.
L’ipotesi piano di sistema sembra piacere agli investitori, con il titolo della banca senese in rialzo a Piazza Affari del 5% a 1,258 euro ad azione. “Riteniamo che questo scenario – scrivono gli analisti di Equita – sia consistente con la volontà di creare una cornice finalizzata a risolvere il tema Mps che veda UniCredit come cardine dell’operazione”. Sarebbe poi da valutare “l’entità dei vincoli antitrust per capire gli spazi di intervento degli altri operatori (Sicilia, Toscana, Veneto sono le regioni in cui potenzialmente un deal UniCredit-Mps potrebbe far sorgere rilievi regolatori)”, specialmente nel caso in cui la banca guidata da Andrea Orcel “decidesse di muoversi anche sul fronte BancoBpm”. Un’operazione di sistema così strutturata garantirebbe a UniCredit, conclude il broker, di “agire con maggiore flessibilità nel processo di consolidamento di settore e al Mef di ottemperare agli impegni con la Ue riguardo la cessione del controllo” di Rocca Salimbeni.
Sebbene l’ipotesi di un break up di Mps “possa effettivamente accelerare la sua riprivatizzazione – spiegano gli analisti di Banca Akros – comprendiamo che lascerebbe gli attuali azionisti di maggioranza e di minoranza di Mps con una sostanziale minusvalenza”. Non solo, gli osservatori sottolineano come “la copertura completa dei rischi legali della banca sia un prerequisito per qualsiasi M&A”.

