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Banca Generali: l’analisi degli esperti sull’andamento del primo semestre 2024

Banca Generali, primo semestre 2024: positivi i mercati azionari ma meno favorevoli i rendimenti dei titoli governativi

Banca Generali condivide l’analisi dei suoi esperti sull’andamento dei primi sei mesi del 2024, offrendo spunti per il prossimo semestre. Le tensioni geopolitiche e le azioni delle banche centrali per frenare l'inflazione, unite a economie più robuste del previsto, hanno caratterizzato la prima metà dell'anno, terminata con buoni risultati nei mercati azionari, soprattutto negli Stati Uniti e a Taiwan. I rendimenti dei titoli governativi, invece, sono stati meno favorevoli a causa del contesto generale. I itorni positivi sono stati ottenuti principalmente tramite una gestione attiva e una maggiore diversificazione sulla componente corporate.

Il contesto macroeconomico è stato variegato: le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno generato volatilità, soprattutto nei mercati europei, per poi stabilizzarsi grazie all’attenzione internazionale e alle pressioni per una risoluzione pacifica che hanno allontanato lo spettro di un allargamento del conflitto. Altro tema centrale è stato l’adattamento delle aspettative degli investitori sull’inflazione, che hanno modificato sostanzialmente le attese sui tagli dei tassi di interesse da parte delle principali banche centrali mondiali: in Europa si è passati dagli oltre 6 tagli attesi all’inizio dell’anno a un solo taglio, oltre a quello già effettuato a giugno, mentre negli Stati Uniti si è passati da più di 6 tagli attesi a poco più di uno.

Questo cambiamento è stato guidato da dati macroeconomici superiori alle stime degli analisti dimostrando una resilienza delle principali economie mondiali, in particolare quella americana. Le ultime letture sull'inflazione, che sembra essersi stabilizzata nel breve periodo, mantengono elevata l'invertezza sulle prossime mosse delle banche centrali, sia in termini di timing che di entità", commenta Corrado Cominotto, dell’area Asset Management di Banca Generali, dove è responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive.

Per quanto riguarda i mercati azionari mondiali, il primo semestre dell’anno si è concluso positivamente, registrando performance inaspettate, con i listini sui massimi storici. Sul gradino più alto del podio c’è sorprendentemente Taiwan. “Fortemente impattato dall’andamento dei titoli tecnologici questo listino è quello che ha ottenuto le migliori performance con un rendimento del +25% circa (in Euro) grazie alle aspettative di una crescente domanda legata all'intelligenza artificiale che ha guidato il sentiment degli investitori”, spiega Cominotto. Argento per l’indice Nasdaq, che grazie ai magnifici sette ha generato performance sensibilmente superiori alla media (+23% circa). Tra le aree che hanno registrato performance negative si segnalano il Messico e il Brasile. Il primo è uno dei mercati con le peggiori performance che quest'anno ha del -13,21% (in Euro).

Questa performance si è realizzata dalla seconda metà di maggio in seguito al risultato elettorale che ha visto la schiacciante vittoria del partito di sinistra che potrebbe adottare politiche anti-liberistiche”, puntualizza l’esperto. Sotto pressione anche il mercato brasiliano (-17% circa in euro) dopo il forte rally del 2023 a causa di una banca centrale meno accomodante del previsto. Nel mezzo si posiziona Piazza Affari (+9%) che ha fatto meglio della Cina (+ 8.5% in Euro), intaccata da una forte volatilità. L’indice azionario italiano ha continuato a beneficiare della composizione settoriale, che con una forte presenza di banche ha generato ritorni superiori alla media europea. Anche in questo caso le tensioni post elezioni europee hanno generato volatilità durante il mese di giungo. L’Italia continua a rimanere uno dei Paesi più a sconto all’interno dei Paesi sviluppati con un rapporto prezzo / utili a 9x rispetto all’Europa nel suo complesso che tratta a poco sotto 13x.

Questo contesto ha gravato sui rendimenti governativi, in particolare il decennale tedesco è passato dal 2% circa di inizio anno al 2,4% circa mentre il Treasury decennale ha ritracciato di 55 bps passando dal 3,9% di inizio anno al 4,2%. Riguardo i prodotti a spread, le emissioni corporate hanno beneficiato della resilienza economica e della concreta possibilità di realizzare uno scenario di soft landing o no landing. Il contesto ha favorito un restringimento dello spread dei titoli corporate giunto ai minimi degli ultimi anni. Per quanto riguarda lo spread BTP-Bund, dopo un inizio anno in restringimento fino a 120bps, ha subito un allargamento come conseguenza dei risultati elettorali europei, con i relativi rischi di instabilità in particolare in Francia. In generale, questo tipo di eventi politici tende ad essere transitorio e a consentire buone occasioni di acquisto sulle asset class penalizzate.

Da segnalare come il rendimento “total return” ottenuto dagli investitori che da inizio anno si sono posizionati esclusivamente sui titoli governativi, tra cui BTP e Bund è stato negativo nell’ordine del 2% circa. “Attraverso una gestione attiva con una maggiore diversificazione sulla componente corporate è stato possibile ottenere ritorni positivi. In particolare, il credito ha sovraperformato la parte governativa in tutte le sue componenti. Asset class come quella relativa ai corporate High Yield o alle emissioni finanziarie presentano infatti rendimenti complessivi da inizio anno positivi e in alcuni casi superiori al 2%”, evidenzia Cominotto.

In questo contesto macroeconomico migliore delle previsioni di inizio anno, l’indice generale delle materie prime (BCOMTR Index) ha registrato un netto rialzo. Particolarmente positivo è stato il comparto dei metalli preziosi e in particolare l’oro, sostenuto dai costanti acquisti provenienti dalle principali economie emergenti del mondo, Cina in testa, finalizzati ad una maggiore diversificazione dei loro investimenti esteri. Positivi anche i comparti più ciclici come l’energetico ed i metalli industriali, trainati dalla forza del quadro ciclico globale.

Sulle materie prime, sono stati notati ritorni negativi sul comparto agricolo dovuti all’aumento della capacità produttiva motivata da un clima ambientale favorevole. Riguardo la componente valutaria, nel corso del semestre il dollaro americano si è apprezzato rispetto all’euro di quasi il 4% alla luce di dati macroeconomici migliori e a causa delle già citate tensioni politiche post elezioni europee. In generale, la Fed presenta attese meno “dovish” rispetto alla Bce. Lo yen invece si è svalutato di circa il 10% nei confronti del dollaro nel corso del periodo, nonostante un grosso intervento da parte delle autorità giapponesi sul cambio. Pur rimanendo su livelli storicamente molto bassi, continua a gravare sulla valuta nipponica il differenziale di tassi tra la Fed e la Boj e il carry trade degli investitori.

Gli esperti di Banca Generali sottolineano che nella seconda parte dell’anno rimarranno centrali le decisioni delle banche principali in materia di tassi di interesse, che saranno fortemente influenzate dai dati macroeconomici attesi nei prossimi mesi, soprattutto quelli riguardanti l’inflazione ed il mercato del lavoro. “Le elezioni negli Stati Uniti potrebbero essere fonti di volatilità sebbene entrambi i candidati risultino ‘pro mercato’”, afferma Cominotto. “Riguardo il vecchio continente riteniamo sia possibile che le tensioni legate alle elezioni europee possano ridursi. Le azioni potrebbero continuare ad essere sostenute dalle stime di crescita degli utili aziendali che risultano a livello globale prossime al 10% sia per quest’anno che per il successivo. Rimaniamo positivi sul comparto obbligazionario anche utilizzando emissioni a spread (corporate), facendo sempre attenzione ad avere una adeguata diversificazione e dosando la componente di rischio (rating) a seconda del contesto di mercato”.

Lo spread sulle emissioni finanziarie ha beneficiato maggiormente dell’attuale contesto macroeconomico, arrivando a contrarsi di 90 bps circa: questo grazie all’alta patrimonializzazione del settore bancario che ne garantisce una buona stabilità. È evidente la necessità di effettuare una importante diversificazione nella scelta dei titoli”, conclude Cominotto. Infine, gli esperti di Banca Generali rimangono costruttivi sull’asset class grazie anche al buon rendimento dei titoli governativi di riferimento. Si prevede un rendimento nel complesso attraente: 4% per gli Investment grade europei e 7% per gli high yield, che nel complesso rimane positivo.





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