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Pfizer, un modello europeo di Diversity & Inclusion: l'intervista ad Antonio Bebba

Pfizer: l'intervista di affaritaliani.it al capo europeo per la Diversità, Equità e Inclusione Antonio Bebba

Affaritaliani.it ha chiesto a Pfizer come sta portando avanti i temi di diversità, equità ed inclusione (DEI) in Europa e quali sono i piani futuri relativi a questi aspetti. Antonio Bebba è un manager italiano che ha vissuto per oltre 15 anni fra Inghilterra, Polonia e Belgio. Da anni lavora supportando una popolazione di 20.000 colleghi con il chiaro obiettivo di far vivere la medesima esperienza culturale a prescindere dal paese dove si opera e allineata ai valori della azienda. Oggi è il capo europeo di Pfizer per la Diversità, Equità e Inclusione, e coordina il Consiglio Europeo di DEICE (Diversity, Equity & Inclusion Council Europe).

In che modo Pfizer promuove la Diversità, l'Equità e l'Inclusione? Si riesce ad applicare una strategia globale che assicuri a tutti la stessa cultura, tenendo conto dei diversi livelli di maturità DE&I dei paesi?

A livello globale, Pfizer ha una strategia ben definita su Diversità, Equità ed Inclusione che si focalizza su tre popolazioni prioritarie: i colleghi, i pazienti e le comunità esterne. Essendo Pfizer un’azienda globale, c’è la necessità di tenere in considerazione le differenze fra i vari continenti ed è il motivo per cui sono stati istituiti consigli regionali come DEICE in Europa (anche altri in America Latina, Giappone, Canada, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico) che possano tradurre questa strategia declinandola sulle specificità socioculturali di ogni continente e nazione. DEICE (Diversity Equity e Inclusion Council Europe) di Pfizer celebra quest’anno 10 anni dalla sua istituzione, essendo stato il primo Consiglio DEI regionale creato fuori dall’America.

Il suo ruolo come si declina dal punto di vista del business?

Il mio ruolo consiste nel coordinare le attività dei 40 gruppi di lavoro (Colleagues Resources Groups) presenti a livello nazionale e dei 5 Workstream europei creati per supportare tematiche principali e comuni ai vari paesi ovvero Pfizer Women Resource, OPEN/LGBTQ+, Disability, Ethnicity & Inclusive Culture e Cross Generations. Inoltre supporto i vari leaders nelle loro priorità o necessità a livello nazionale o europeo. Voglio sottolineare l’importanza di questo ruolo: supportare comunità non sufficientemente rappresentate, ma anche proporre attività a colleghi e leaders dell’organizzazione per lavorare al meglio e valorizzare la diversità linguistica, culturale, etnica, di genere, di educazione o professionale come risorsa che generi innovazione e miglioramento.

Ci parli del tema dei rifugiati in azienda per cui avete ricevuto il riconoscimento da parte di UNHCR?

Il programma PRLI (Pfizer’s Refugee Leadership Initiative) è stato lanciato a livello globale alla fine del 2021 dopo la partenza delle truppe americane dall’Afghanistan su iniziative di una collega americana di origine afghane. L’Europa è stata da subito identificata come regione pilota di questa iniziativa, ovviamente tenendo in considerazione i vari flussi migratori geografici tra Medio Oriente, Africa/Mediterraneo e Ucraina. Grazie alla promozione da parte di senior leaders e di gruppi di colleghi dedicati nei 27 paesi europei, ma anche di una produttiva collaborazione con il dipartimento di risorse umane e talent acquisition, DEICE offre opportunità di assunzioni in azienda e di programmi di mentorship dedicati a donne rifugiate e membri della comunità LGBTQ+.

L’iniziativa per i rifugiati è la cosa giusta da fare ma ci permette anche di poter diversificare la nostra forza lavoro tramite l’attrazione di talenti da altri paesi extra europei. L’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Italia ha conferito per il secondo anno consecutivo il Welcome Award al nostro stabilimento italiano di produzione di Ascoli come best practice model per l’integrazione economica dei rifugiati, in aggiunta ad altri riconoscimenti ricevuti in America Latina ed altri regioni. Ad oggi, secondo le stime dell’UNHCR, ci sono all’incirca 114 milioni di persone a livello globale in fuga dal proprio paese per motivi di guerra o di difficoltà sociali, e questo numero non può essere ignorato né sottostimato, e ognuno di noi, in ambito privato o pubblico ha un ruolo importante da giocare.

Molto interessante e stimolante ma che impatto ha tutto questo sui pazienti?

Come anticipato il secondo filone della nostra strategia globale si concentra su come lavorare con i vari portatori di interesse interni ed esterni a Pfizer nel garantire un trattamento equo ai nostri pazienti: ad esempio nell’assicurare la giusta diversità negli studi clinici, ma anche nell’abbattere le barriere di accesso alla sanità per popolazioni svantaggiate e non ben rappresentate.

Cosa ci può dire riguardo la catena di fornitura? Quali iniziative avete promosso?

Collegato al terzo ambito della strategia DEI globale abbiamo lanciato un'iniziativa che vuole creare un network strutturato di Diversity Suppliers. Nella nostra scelta di fornitori e collaboratori, si vuole dare priorità alle aziende che promuovono i nostri stessi valori o che supportano a loro volta comunità sottorappresentate.

Ma che impatto ha tutto questo sulla popolazione più in generale?

Essendo un’azienda leader nel mercato mondiale, Pfizer vuole essere un buon alleato delle comunità esterne e creare una società più equa, condividendo i nostri valori di Equità, Gioia, Eccellenza e Coraggio. Per questo obiettivo sviluppiamo collaborazioni con partners esterni, come ad esempio Università e Business Schools per lavorare su temi di interesse comune. Vogliamo creare una società che accetti e rispetti le diversità in ogni sua forma. Vogliamo assicurarci che tutte le comunità sottorappresentate o discriminate possano accedere alle innovazioni scientifiche.

L’Equità è la nostra bussola: è integrata nei nostri valori aziendali ed è fondamentale per ciò che siamo in Pfizer. Sappiamo che l’equità nella salute si raggiunge solo quando le scoperte sono accessibili a tutti. Per ottenere un cambiamento concreto e per fare la differenza nella vita delle persone, non solo mettiamo a disposizione la nostra scienza, i farmaci e i vaccini, ma anche le nostre risorse umane e le nostre competenze.





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