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Transizione ecologica e innovazione digitale: le opportunità del Recovery Plan
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Gli Amministratori Delegati di Edison e Open Fiber nella giornata di dibattito e lavoro sul PNRR

Nella giornata che precede la scadenza per la presentazione all’Europa del Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza, il Sole 24 ore ha organizzato un'intera giornata di dibattiti e lavori dedicati al tema.

Tanti gli argomenti affrontati, anche due dei pilastri del Recovery Plan: transizione ecologica e digitalizzazione. A discuterne con i giornalisti del Sole 24 Ore, tra gli altri anche Nicola Monti, Amministratore delegato di Edison, e Elisabetta Ripa, Amministratore Delegato di Open Fiber. In entrambe le tavole rotonde è emersa una condizione fondamentale affinché i progetti del Piano trovino un’effettiva attuazione: la realizzazione di una riforma della Pubblica Amministrazione che renda più semplice e veloce l’approvazione dei progetti di investimento.

Transizione ecologica e Recovery Plan: l’intervento di Nicola Monti, AD di Edison

Jacopo Giliberto, giornalista del Sole 24 Ore, ha intervistato Nicola Monti, AD di Edison, sul tema della transizione ecologica ed energetica: “La cosa positiva di questo piano è che tratta in maniera organica tutti i temi. L'energia è al centro, perché su 220 milioni tra PNRR e fondo complementare, il 30%, quasi 70 miliardi, sono dedicati proprio alla transizione ecologica. Ma non basta fissare una dotazione per rilanciare gli investimenti, serve appunto un piano organico che vada a toccare un elemento chiave che è quello della riforma della pubblica amministrazione. Non solo riforma in termini di processi di digitalizzazione, ma anche riforma in termini di competenze, perché il Piano si potrà attuare se ci sarà una governance e dei processi che permetteranno alle imprese private che vogliono fare degli investimenti utilizzando il volano dei fondi del PNRR, di poter dialogare con gli interlocutori delle amministrazioni e poter rispettare quelli che sono i piani, perché i fondi del PNRR devono essere spesi entro il 2026 . L'interlocutore  per noi non è solo il Ministero della transizione ecologica, ma anche le amministrazioni locali e territoriali e bisogna quindi far sì che questo rinnovo di competenze arrivi anche ad esse, per poter ottenere autorizzazioni in tempi più rapidi. Abbiamo un tempo che è più del doppio rispetto alla media europea di ottenimento di un’autorizzazione. Se questo lo inquadriamo con la disponibilità finanziaria del PNRR, 70 miliardi dedicati alla transizione ecologica, e con gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 che sono oggi il 55% in meno rispetto alle emissioni di CO2 del 1990, abbiamo bisogno di  moltiplicare per tre o per quattro volte gli investimenti da fare per poter raggiungere questi obiettivi".

Sulle iniziative di Edison Monti ha dichiarato: “Abbiamo un azionista di riferimento  francese ma siamo un’azienda che investe al 95% in Italia e concentreremo tutti i nostri investimenti in Italia. Abbiamo già oggi un miliardo di euro di cantieri aperti per investimenti che sono nel solco della transizione energetica e abbiamo avviato una trasformazione del portafoglio industriale negli ultimi due tre anni molto rilevate, proprio per concentrarci in attività legate alla transizione energetica. Una parte di queste sono legate all’utilizzo del gas naturale nel modo più efficiente, abbiamo dei cantieri aperti per nuove centrali che hanno un'efficienza del 63% e che quando entreranno in azione, tra meno di un anno, saranno le centrali più efficienti in Europa. Investiamo poi anche nella mobilità intelligente con l’utilizzo del gas naturale liquefatto nei trasporti pesanti e marittimi, nello sviluppo dell’eolico siamo oggi il secondo operatore nazionale con oltre un gigawatt di potenza installata e stiamo avviando un percorso di investimenti nel fotovoltaico. Infine siamo un operatore storico nell’idroelettrico, con centrali attive da oltre 100 anni

Innovazione digitale e Recovery Plan: l’intervento di Elisabetta Ripa, AD di Open Fiber

Nella tavola rotonda sul digitale moderata dal giornalista del Sole 24 Ore Pierangelo Soldavini, è intervenuta Elisabetta Ripa, AD di Open Fiber: “Il Piano identifica nello sviluppo della reta a banda ultra larga uno degli assi principali per l’effettiva digitalizzazione dei processi e dell’economia, quindi sicuramente dà ampio spazio a quello che è lo sviluppo che già da alcuni anni abbiamo avviato nella realizzazione di una nuova rete di accesso interamente in fibra ottica per il Paese. L’Italia ha bisogno di questa nuova rete di accesso perché veniamo da decenni in cui l'infrastruttura di accesso ha rappresentato in passato un punto di forza, ma per la mancanza di investimenti negli ultimi anni ha gradualmente perso questo vantaggio competitivo, posizionando il Paese fra gli ultimi nell’Unione Europea in termini di disponibilità di infrastrutture. Cinque anni fa è nato il progetto Open Fiber proprio per recuperare questa storica situazione, e devo dire che abbiamo fatto passi importanti se è vero che dalle classifiche attualmente aggiornate risultiamo essere un Paese al 41% coperto da rete in fibra ottica e il secondo in termini di accelerazione effettuata negli ultimi 12 mesi nella disponibilità e nella copertura della rete in fibra ottica. Open Fiber ha rappresentato sicuramente in questi anni il driver principale di questa accelerazione, il nostro progetto ha l’obiettivo di completare la copertura di 20 milioni di unità immobiliari entro il 2023. Questo è stato possibile grazie a una dinamica competitiva che sempre porta a un’accelerazione importante nell’innovazione. Il Piano sembra rispondere a tutti gli auspici che Open Fiber ha avuto negli ultimi anni perché indirizza al tema delle riforme che per  noi rappresentano un fattore abilitante del completamento del piano nei tempi e nelle modalità che tutti vorremmo realizzare”.

L’accesso a internet oggi è un servizio essenziale per tutti i cittadini ed è un fattore importante per l’inclusione sociale, che anche il Piano individua come obiettivo fondamentale – ha continuato Ripa -. Si può raggiungere questo obiettivo attraverso la libera iniziativa che dal mio punto di vista deve guidare gli interventi sul mercato, ma anche, come è stato fatto in passato e come prevede il piano attualmente, attraverso una collaborazione tra pubblico e privato e l’intervento del pubblico laddove la redditività degli interventi potrebbe portare a un deficit di ritorno dell’investimento. In questa logica, nell'ambito delle attività legate alla concessione Open Fiber sta sviluppando la rete in fibra ottica nelle aree cosiddette a fallimento di mercato, circa 8 milioni di unità immobiliari rappresentate per lo più dalle aree rurali. È importante capire come integrare questi interventi che si sono dimostrati parziali con gli ulteriori interventi previsti dal Piano a completamento delle coperture, per non avere cittadini di serie A e di serie B, cosa che questo momento sta avvenendo poiché la fibra ottica in tecnologia ftth Open Fiber la porta solo su alcune unità immobiliari di alcuni paesi e non sull’intero territorio comunale. Perché questo venga messo a terra è fondamentale implementare e realizzare quelle riforme di cui il Piano parla  e che sono state fatte anche in passato, ma che di fatto trovano difficile attuazione e uniforme attuazione sul territorio. Quello che sconta il nostro Paese è l’incertezza dei tempi e quindi la difficoltà di pianificare gli interventi, oltre alla forte disomogeneità dell’applicazione delle norme sul territorio che determina poi una disottimizzazione per un’azienda come noi che opera a livello nazionale. La semplificazione delle operazione burocratiche è fondamentale non solo per la realizzazione delle opere dei tempi ma anche per una corretta pianificazione delle risorse che nella realizzazione delle reti in fibra ottica oggi è rappresentata dal fattore umano, perché abbiamo bisogno di tanta forza lavoro, periti tecnici e manovalanza, che in questo momento nel Paese rappresenta una risorsa scarsa”.

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