Per le pensioni medio-alte il 2027 potrebbe portare aumenti più bassi del previsto. Tra le ipotesi emerse dalla bozza della Manovra c’è infatti il ritorno a un sistema di rivalutazione per fasce, più penalizzante rispetto al meccanismo per scaglioni attualmente in vigore. La misura non è ancora definitiva e dovrà essere confermata nel testo della legge di Bilancio e nel successivo iter parlamentare. Ma le prime simulazioni mostrano che, per gli assegni più elevati, la differenza potrebbe arrivare a oltre 1.300 euro lordi all’anno.
Pensioni 2027, come cambierebbe la rivalutazione
La perequazione serve ad adeguare ogni anno gli assegni pensionistici all’aumento del costo della vita. Con le regole attuali il calcolo avviene per scaglioni: la rivalutazione è riconosciuta al 100% sulla quota fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, al 90% sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% sulla quota che supera cinque volte il minimo.
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La possibile novità consiste nel passaggio a un sistema per fasce, nel quale la percentuale ridotta viene applicata all’intero assegno in base all’importo complessivo della pensione. Secondo le indiscrezioni sulla bozza, le fasce diventerebbero sei: rivalutazione al 100% fino a quattro volte il minimo, al 90% tra quattro e cinque volte, al 60% tra cinque e sei volte, al 50% tra sei e otto volte, al 40% tra otto e dieci volte e al 35% sopra dieci volte il trattamento minimo.
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La differenza è sostanziale. Con il sistema attuale una pensione elevata conserva comunque la rivalutazione piena sulla sua parte iniziale. Con il sistema per fasce, invece, superare una determinata soglia può far scattare una percentuale inferiore su quasi tutto l’assegno. Per evitare bruschi salti potrebbero comunque essere previste specifiche clausole di salvaguardia.
Pensioni 2027, chi rischia di perdere soldi
Il trattamento minimo Inps nel 2026 è pari a 611,85 euro mensili. Ipotizzando per il 2027 un tasso di rivalutazione del 2,9%, il minimo ordinario salirebbe a circa 629,59 euro e la soglia delle quattro volte il minimo si collocherebbe attorno ai 2.518 euro lordi al mese. La percentuale ufficiale, però, verrà stabilita solo con il decreto sull’indicizzazione. Le pensioni fino a circa 2.400 euro lordi mensili non subirebbero sostanzialmente penalizzazioni. Salendo con l’importo, invece, la differenza diventerebbe progressivamente più evidente.
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Secondo alcune simulazioni, un assegno da 2.800 euro lordi perderebbe circa 92 euro di rivalutazione nell’arco di un anno rispetto alle regole attuali. Con 3.500 euro la differenza sarebbe di circa 463 euro annui, mentre per una pensione da 4.500 euro si arriverebbe a quasi 690 euro. Con 5.500 euro lordi mensili la perdita potenziale sfiorerebbe i 1.000 euro all’anno. Per un assegno da 7.000 euro la differenza potrebbe superare i 1.320 euro annui.
Rivalutazione pensioni 2027, cosa succede adesso
Il tema è particolarmente rilevante perché la spesa pensionistica prevista per il 2027 supera i 366 miliardi di euro, circa 14,7 miliardi in più rispetto al 2026. Oltre 10 miliardi dell’incremento sono collegati proprio alla rivalutazione degli assegni all’inflazione. Il possibile intervento sulla perequazione consentirebbe quindi allo Stato di ridurre il costo dell’indicizzazione, ma avrebbe effetti soprattutto sulle pensioni medio-alte.
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Per conoscere gli importi effettivi bisognerà attendere sia il testo definitivo della Manovra sia il tasso ufficiale di rivalutazione per il 2027. Gli aumenti, una volta stabiliti, scatteranno automaticamente dal 1° gennaio 2027, senza necessità di presentare domanda all’Inps.
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