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Pensioni, chi ha diritto alla rivalutazione per il 2027 e chi ne resta escluso

La nuova rivalutazione è prevista da gennaio. Beneficiari, fasce ridotte e prestazioni escluse dall’aumento ordinario

Pensioni, chi ha diritto alla rivalutazione per il 2027 e chi ne resta escluso
anziani

La rivalutazione ipotizzata al 2,8% per il 2027 spetterebbe alle pensioni già in pagamento alla fine del 2026. Le pensioni più alte non sarebbero escluse, ma riceverebbero percentuali ridotte sulle quote superiori alle soglie previste.

Pensioni rivalutazione 2027: beneficiari ed esclusi

L’aumento riguarderebbe le pensioni di vecchiaia, anticipate, di invalidità previdenziale e ai superstiti già liquidate entro il 31 dicembre 2026. Il ricalcolo partirebbe automaticamente dal 1° gennaio 2027.

Con un tasso ipotetico del 2,8%, la percentuale piena sarebbe riconosciuta sulla parte dell’assegno fino a quattro volte il trattamento minimo del 2026. Considerando un minimo di 611,85 euro, la prima soglia sarebbe pari a 2.447,40 euro.

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Sulla quota compresa tra 2.447,40 e 3.059,25 euro verrebbe applicato il 90% dell’indice, cioè il 2,52%. La parte superiore a 3.059,25 euro riceverebbe il 75% del tasso, pari al 2,10%.

Le pensioni elevate avrebbero quindi diritto alla perequazione. La riduzione non colpirebbe l’intero assegno, ma soltanto le somme che superano ciascuna soglia.

Una pensione di 4.000 euro, per esempio, riceverebbe il 2,8% sui primi 2.447,40 euro, il 2,52% sui successivi 611,85 euro e il 2,10% sulla parte restante. Il sistema progressivo utilizzato dall’Inps evita che il superamento di una fascia riduca la rivalutazione già maturata sulle quote inferiori. Le modalità applicate per il rinnovo 2026 sono state illustrate dall’Istituto nella circolare annuale sulla perequazione.

Pensioni rivalutazione 2027: minima e prestazioni assistenziali

La pensione minima ordinaria passerebbe da 611,85 a circa 628,98 euro mensili. L’aumento sarebbe pari a 17,13 euro, prima di eventuali maggiorazioni previste dalla legge di Bilancio.

Anche assegni sociali, pensioni sociali e prestazioni economiche per invalidi civili vengono normalmente aggiornati ogni anno. Per questi trattamenti, però, l’Inps pubblica importi e limiti di reddito specifici. Non basta applicare il 2,8% alla somma ricevuta nell’anno precedente, perché il diritto può dipendere dal reddito personale o familiare.

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Le maggiorazioni sociali seguono disposizioni autonome. La legge di Bilancio 2026, per esempio, ha aumentato di 20 euro mensili una delle maggiorazioni destinate ai pensionati con redditi bassi e ha modificato il relativo limite reddituale. Un eventuale rinnovo per il 2027 dipenderà dalle decisioni del governo e del Parlamento.

Pensioni rivalutazione 2027: quali assegni resterebbero esclusi

Le prestazioni di accompagnamento alla pensione non seguono sempre la perequazione ordinaria. La disciplina può riguardare assegni straordinari dei fondi di solidarietà, isopensioni e altre indennità riconosciute nel periodo che precede il pensionamento definitivo. L’Inps fornisce per queste misure istruzioni separate.

L’Ape sociale non è una pensione ordinaria, ma un’indennità temporanea pagata fino al raggiungimento dei requisiti per il trattamento pensionistico. Non beneficia quindi automaticamente dello stesso adeguamento applicato alle pensioni.

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Chi andrà in pensione nel corso del 2027 riceverà un assegno calcolato secondo le regole vigenti alla data di decorrenza. La perequazione annuale riguarda normalmente i trattamenti già esistenti nell’anno precedente, mentre la prima rivalutazione della nuova pensione scatterebbe dal 2028.

Rimangono possibili modifiche con la legge di Bilancio 2027. Percentuali, soglie, maggiorazioni ed esclusioni dovranno essere verificate dopo l’approvazione della manovra e la pubblicazione della circolare Inps.

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