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Economia
Pnrr, denuncia dalla regione Puglia: "Gestisce tutto Roma, noi tagliati fuori"
Claudio Stefanazzi, capo di gabinetto della Presidenza della Regione Puglia

Recovery Plan, Stefanazzi: "Utilizzare le risorse nel modo più accentrato possibile non è la soluzione" 

“Non sappiamo esattamente come si dispiegherà questa forza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Al momento, purtroppo, abbiamo una sola certezza: le regioni sono totalmente escluse dal processo di utilizzo delle risorse, non abbiamo evidenza di bandi o trasferimenti che verranno effettuati a nostro favore”. E’ questa la denuncia del capo di gabinetto della Presidenza della Regione Puglia Claudio Stefanazzi che in occasione del secondo appuntamento di Hey Sud, il ciclo di talk promosso da Ernst & Young per approfondire tematiche rilevanti per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle realtà imprenditoriali, ha fatto il punto sulla centralizzazione della governance e l'esclusione degli enti locali nei processi attuativi del Pnrr. 

Sulla scia dei recenti dubbi, espressi anche dal sindaco di Milano Giuseppe Sala: “Abbiamo bisogno di chiarezza sui fondi del Pnrr, sapere quando arriveranno e in che forma, se attraverso bandi o assegnazione diretta”, e di un consigliere regionale dell’Emilia Romagna: “Nessuno a livello locale sa niente sul Pnrr”, Stefanazzi spiega che “da diversi mesi in conferenza delle regioni stiamo provando ad ottenere una risposta, senza riuscirci”.  L’impressione è “che il governo abbia deciso che le decisioni e l’utilizzo delle risorse debbano essere il più accentrate possibili. Credo che risponda a un’esigenza quella di immaginare che la centralizzazione spinga la spesa in maniera più che proporzionale”, continua Stefanazzi.

Un modus operandi però non in linea con i numeri: “I dati nazionali dell’agenzia della coesione dimostrano che la capacità di spesa dello stato nazionale è inferiore rispetto a quella locale, la media della spesa dei ministeri è veramente scarsa”, sottolinea ancora il capo di gabinetto di Regione Puglia. Quindi, conclude Stefanazzi, “mi auguro che il governo sappia quello che fa. Al momento non abbiamo nessuna evidenza dell’eventuale coinvolgimento delle regioni”.

La mancanza di dialogo tra governo e regioni, centro e periferia, che dovrebbe stare a valle dei progetti, è solo uno dei (tanti) punti deboli del Recovery Plan dibattuti durante il webinar Hey Sud. Tra gli altri, come sottolineato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino durante l’evento, la mancanza di una chiara governance e l’assenza di strutture di controllo intermedie (clicca qui per leggere l'intervento). Detto questo, entro la fine dell’anno, se si centreranno i 16 obiettivi mancanti (ne abbiamo parlato qui) arriverà nelle tasche dello Stato la seconda tranche di fondi europei: un bottino da 24 miliardi. Ma, riusciremo a spenderli? La scadenza fissata per il 2026 è “dietro l’angolo”.

 

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