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Economia
Portafoglio, Btp e titoli europei ciclici. Ecco la stretegia anti-normalizzazione Fed

Godetevi agosto, ma state pronti al rientro dalle ferie: a settembre,salvo improbabili intoppi nella ripresa economica americana, la Federal Reserve inizierà un lento e prolungato processo di “normalizzazione” dei tassi, che dal 2006 a oggi non sono mai più stati alzati ed anzi dopo l’esplosione della crisi finanziaria mondiale del 2008 sono stati portati in un range nominale tra zero e 0,25%, alzando i tassi ufficiali di un primo quarto di punto (cui dovrebbe seguire un secondo rialzo tra dicembre e gennaio e forse un terzo la prossima primavera). Certo, l’inflazione, che a giugno ha segnato +0,4% mensile ovvero +0,1% su base annua, resta ampiamente sotto controllo e distante dal tetto/obiettivo del 2% annuo, ma il graduale riassorbimento dei disoccupati e dell’output gap (la differenza tra il tasso di crescita effettivo e quello teorico che si avrebbe impiegando al meglio tutti i fattori produttivi) indurrà la banca centrale americana, sia pure “con pazienza” a porrre fine all’epoca del dollaro a costo zero.

Per chi poi non avesse capito, Janet Yellen è stata ancora più esplicita: ai livelli attuali la borsa di New York appare “cara”. Certo, non siamo in presenza delle “esuberanze irrazionali” di fine secolo scorso, ma il segnale è fin troppo chiaro per mercati ormai “addomesticati” da anni di gestione della liquidità da parte delle banche centrali con creazione, tramite i vari programmi di “quantitative easing” (acquisto di bond sul mercato) da parte della stessa Federal Reserve, ma anche della Bank of England, della Bank of Japan e della Banca centrale europea, di triliardi di dollari, euro e yen di liquidità che come è stata creata potrebbe essere distrutta nel caso qualcuno provasse ad andare “contro” la politica monetaria. Volendo trarre una conclusione operativa dal quadro sopra espresso, questo agosto si potrà tranquillamente andare in vacanza, magari divertendosi a qualche operazione di trading per i più “incalliti”, dato che i volumi ridotti e la possibilità di qualche ulteriore scossone in arrivo dalla Grecia o dalla Cina dovrebbero incrementare la volatilità dei listini e anche dei mercati obbligazionari, ridando spazio a operazioni “mordi e fuggi” da aprire e chiudere se non nell’arco della stessa seduta quanto meno della stessa settimana.

Poi però, già dopo ferragosto, sarà meglio ricalibrare i portafogli. La parte obbligazionaria andrà spostata (o mantenuta) in bond in euro, in particolare Btp e Bonos a medio-lungo termine, dato che gli acquisti da parte della Bce sono destinati a proseguire ancora per diversi mesi. Se volete provare a sfruttare l’eventuale ulteriore apprezzamento del dollaro (che però agli attuali livelli dovrebbe aver già guadagnato a sufficienza terreno e potrebbe non guadagnare più di un ulteriore 5%-8%) fareste meglio a rimanere il più possibile liquidi, dunque investendo in T-bill o in titoli azionari con buone prospettive in termini di dividendi, evitando T-bond a 10 o 30 anni che pur avendo già perso terreno rischiano di perderne ulteriormente. La componente azionaria, che finora avrebbe dovuto essere maggioritaria nei portafogli di un investitore ben diversificato, potrebbe gradualmente iniziare a calare, diciamo riportandosi da settembre a fine anno da un iniziale 60% ad un 40%. Anche in questo caso alcuni settori, come le biotecnologie sul mercato azionario Usa, hanno già corso più di altri come i ciclici europei ed italiani.

Sarà dunque possibile inizialmente limitarsi a spostare il peso da un comparto all’altro, sfruttando fino all’ultimo lo straordinario rialzo visto in questi ultimi sei anni. Ma ogni cosa bella prima o poi giunge alla fine, anche se questa è “morbida” come quella che si preannuncia, il prossimo anno, per il toro borsistico mondiale. Che potrebbe, forse, ripartire tra alcuni mesi sui mercati emergenti, visto che le autorità cinesi non sono affatto intenzionate a lasciare esplodere la bolla azionaria, quanto semmai accettare che si sgonfi leggermente per evitare ulteriori spiacevoli incidenti di percorso come quelli visti in luglio, mese che non a caso ha visto i listini di Shanghai e Shenzen perdere il 14% abbondante, il doppio di quanto perso da Hong Kong (mentre Tokyo se l’è cavata guadagnando l’1,5%). La navigazione sui mercati, da alcuni anni a senso unico e privo di particolari scossoni, si farà un poco più turbolenta e il consiglio di affidarsi a investitori professionali varrà sempre di più (tanto più che dopo l’ultima “strigliata” di Consob gli intermediari italiani dovrebbero calmierare il costo di alcuni loro servizi). Ma di tutto questo ci sarà modo di riparlare dopo l’estate e forse anche dopo l’autunno.

Luca Spoldi

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