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Economia
Recovery Fund, Merkel:"Possibile nessun risultato". Conte:"Ue sotto ricatto"

Si tratta ad oltranza a Bruxelles sul Recovery Fund. La cancelliera tedesca Angela Merkel ritiene possibile che il Consiglio europeo possa terminare senza un accordo. Arrivata nella sede del vertice per la ripresa dei lavori stamattina, Merkel ha affermato che i leader dei 27 hanno "varie posizioni" sull'entità degli aiuti, sulle regole per accedervi e su come applicarle. "Non posso ancora dire se troveremo una soluzione. C'è molta buona volontà, ma porebbe darsi che oggi non venga raggiunto un risultato", ha detto la cancelliera, che e' presidente di turno dell'Ue.

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"Quando ci sono alcuni che si arroccano su partite contabili, viene il dubbio che non abbiano la consapevolezza del momento che affrontiamo”, ha tuonato a tarda notte al termine della seconda giornata di lavori del consiglio europeo il premier, Giuseppe Conte. "L'Europa è sotto il ricatto dei Paesi frugali", ha aggiunto.  Si snoda sul filo del diritto comunitario la battaglia dell'ex avvocato del popolo contro gli Stati capeggiati dall'Olanda, Austria, Danimarca e Svezia che bloccano l'accordo sul "Next generation Ue", il corposo pacchetto di aiuti da destinare ai Ventisette colpiti dalla pandemia.

Il presidente del Consiglio italiano, viene riferito, è "molto determinato" nel portare avanti le sue ragioni contro i "paletti" rigidi dei frugali che chiedono l'unanimità del consiglio europeo prima di ogni "esborso" di risorse.

I leader europei arrivano al Consiglio Ue per la terza giornata di negoziati sul bilancio comunitario e il Recovery Fund

 

Per Conte, che fin dall'inizio l'Italia si batte affinchè sui fondi decida la commissione, garantendo la sua imparzialità, la proposta dei Paesi del Nord Europa è "inaccettabile" ed è formulata in violazione dei Trattati e del rispetto dell'equilibrio tra le istituzioni europee, consiglio, commissione e Parlamento.

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Nel corso del secondo round di 13 ore, dopo le 14 di ieri, il capo del governo italiano ha illustrato ai colleghi le sue argomentazioni corredate di citazioni giuridiche, spingendosi a sostenere che una proposta del genere sarebbe appellabile davanti alla Corte di giustizia europea da parte dell'italia. "Sono più intransigente della commissione", ha rivendicato Conte, "tocca a noi difendere commissione e Parlamento Ue".

Farò gli opportuni controlli giuridici, sarebbe stata la risposta del primo ministro olandese Mark Rutte, il piu' duro dei falchi, davanti alle insistenze del collega italiano. Dopo una mattinata di moderato ottimismo con la nuova proposta elaborata dal presidente del consiglio europeo Charles Michel, il muro dell'Olanda ha fatto crescere i timori tra le diplomazie europee che Rutte voglia lo strappo. Ipotesi dell'opting out evocata anche dall'ex premier Enrico Letta in un'intervista all'Huffington Post. "La mia idea è che l'opposizione olandese è talmente ideologica e strutturale che ricorda molto la rigidità britannica di un tempo. Se è cosi', va trattata allo stesso modo: individuando una forma di opting out che ha consentito la convivenza per un lungo periodo", ha sostenuto Letta.

"Opzione di rimanere fuori - ha spiegato -: si passa dalla condizionalità che loro pretendono per noi, a una opzionalità per loro di rimanere fuori dalle politiche che non condividono. La Gran Bretagna è andata avanti per lungo tempo in questo modo, consentendo al resto di Europa di integrarsi e di fare passi avanti. E' accaduto durante tutto il percorso dell'euro e di consolidamento di politiche su cui non era d'accordo". L'ipotesi evocata da Letta circola in ambienti diplomatici europei, piu' come timore che Olanda non cerchi un compromesso ma lo strappo che come soluzione.

La bozza di negoziato presentata ieri in mattinata da Michel, che veniva incontro a non poche richieste dei frugali non è bastata ad ammorbidire le posizioni e i punti controversi sul tavolo restano quelli che dividono i paesi da ormai tre giorni, a cominciare dalla governance del Recovery Fund, con l'Olanda che insiste per una decisione all'unanimità  dei governi sui piani nazionali di riforma dei paesi membri.

Altro tema ancora aperto è quello del rispetto dello Stato di diritto come condizionalità per ottenere i finanziamenti del Recovery. Punto questo sul quale c'è l'opposizione di Ungheria e Polonia. Diverse fonti europee fanno trapelare che qualche passo in avanti c'è stato, ma i punti principali, ovvero governance, dimensioni del bilancio, Recovery e Stato di diritto le distanze restano.

Intanto, i leader Ue sembra si stiano avvicinando ad una cifra di compromesso sulla dotazione dei sussidi. Il tentativo sarà quello di non scendere sotto i 400 miliardi di euro, anche se non sarà facile, vista la determinazione di Olanda, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia a sforbiciare il più possibile, nonostante il muro della Germania. D'altra parte però, non scendere al di sotto di una certa soglia sara' necessario per ottenere l'ok di Italia e Spagna ad inserire il "super freno di emergenza" sulla governance dell'attuazione dei piani nazionali di riforma.

Secondo fonti italiane, in serata è emersa l'ipotesi che il punto di caduta possa essere quello di 420 miliardi di sovvenzioni e 330 di prestiti, ma l'ultima ipotesi circolata parla di un possibile ulteriore taglio dei trasferimenti a fondo perduto fino a 400 miliardi rispetto ai 500 proposti da Merkel-Macron nonche' da Commissione e Consiglio. 

Francia e Germania sono comunque determinate a fare blocco, come ha assicurato il presidente transalpino Emmanuel Macron, per tentare di trovare un'intesa. Dal canto suo l'olandese Mark Rutte ha detto che un accordo "è ancora possibile" anche se "ci sono ancora grandi questioni aperte". Tra i punti ancora da chiarire Rutte ha citato "lo stato di diritto, il mix sussidi e prestiti, l'ammontare dei sussidi, e i rebates". Rutte ha parlato di "alcuni progressi" sul fronte governance, "ma ancora non ci siamo", e aperta resta anche la discussione sul bilancio 2021-2027.

 

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