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Renzi cerca consensi a Cernobbio. I dubbi del gotha sull’ex rottamatore

Il premier Matteo Renzi si farà accompagnare da Pier Carlo Padoan per rispondere alle domande del gotha dell’imprenditoria e della finanza al Forum di Cernobbio

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

E dire che per non partecipare al primo Forum di Cernobbio da quando era entrato in carica e cioè quello di due anni fa, il rottamatore Matteo Renzi aveva, come di consueto in quei mesi, continuato ad usare la retorica da fustigatore da salotti contro i “professionisti della tartina“, preferendo al consueto appuntamento di inizio settembre che riunisce il gotha dell’economia e della finanza italiana sulle rive del lago di Como una visita alle Rubinetterie Bresciane Bonomi, con tanto di stappo della bottiglia di spumante per inaugurarle. 

“Sarò lì dove le imprese investono, ne girerò tante. Voglio andare da chi lavora e da chi si spacca la schiena”, aveva detto con tono moraleggiante il premier, snobbando i numerevoli imprenditori, manager e politici che tradizionalmente frequentanto il blasonato Workshop Ambrosetti di Villa d’Este. 

Poi lo scorso anno, per pubblicizzare la sua manovra di riduzione fiscale da 45 miliardi e ricucire con l’italica classe dirigente, Renzi, spalleggiato a distanza dal suo grande sponsor e consigliere occulto Davide Serra, dominus di Algebris con base nella City londinese, aveva fatto il suo esordio a Cernobbio sabato pomeriggio. Un esordio molto convincente che aveva fatto immediatamente dimenticare alla prestigiosa platea lo sgarbo dell’anno prima. Dopotutto, prima o poi, Renzi avrebbe dovuto fare capolino a Villa d’Este (dove in passato hanno fatto la loro passerella grandi capi di Stato e di governo, prendendo parola dal palco per disegnare le strategie del domani) nel corso del suo mandato.

Quest’anno, per Renzi andare a Cernobbio, commentano gli analisti politici, è una necessità. Le mirabolanti slides piene zeppe di promesse con cui il premier-rottamatore più giovane della storia repubblicana aveva aperto la sua esperienza a Palazzo Chigi, archiviando anzitempo l’esperienza di un poco dinamico Enrico Letta e promettendo il cambio di marcia che il Paese aspettava (e aspetta) ormai da un trentennio, sono lì ad inchiodare l’ex sindaco di Firenze che rischia di fare una figuraccia, con un’Italia piombata nuovamente (nel secondo trimestre dell’anno) nella crescita zero (gli altri Paesi membri dell’Eurozona poi, neanche a dirlo, continuano a crescere più di noi). Trend che allontana il raggiungimento dei target sul deficit e sul debito/Pil fissati con Bruxelles (tanto cari anche ai mercati) e rischia di alimentare l’ulteriore calo di consensi del Pd già sperimentato con le ultime amministrative e i sondaggi. 

“Gli industriali non ti danno credito a oltranza solo perché hai abolito l’articolo 18. Se lo sono già dimenticato. Vogliono sentire che il Paese tornerà a crescere. E in maniera consistente”, spiega ad Affaritaliani.it un imprenditore che al Forum di Cernobbio è di casa. E lo striminzito 0,6% di crescita acquisita di Pil per 2016 ben lontano dai tassi promessi nel Def non rassicura certo la classe dirigente che negli ultimi due anni sperava nel ciclone Renzi per far voltare definitivamente pagina al Paese. Anche i dati di oggi sulla fiducia di imprese e consumatori non prefigurano un colpo di reni in positivo del sistema economico nei prossimi mesi.

(Segue…)

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Sullo sfondo, c’è poi il referendum sulla riforma costituzionale su cui Confindustria si è già schierata, disegnando scenari catastrofici in caso di vittoria del “No”. Voci dissonanti di autorevoli lupi solitari dal mondo dell’imprenditoria e della finanza potrebbero però andare a rafforzare il fronte che vuole bocciare la riforma Boschi, orientando la pubblica opinione. Vittoria che sferrerebbe un duro colpo alla carriera politica di Renzi. Così, in campagna elettorale ormai da mesi, com’è stato dunque per il convegno dei Giovani Industria di Santa Margherita, Renzi andrà a Cernobbio per stringere le mani e cercare di cementare quel consenso necessario ad affrontare un durissimo finale d’anno in cui il presidente del Consiglio dovrà redigere la più complicata legge di Stabilità da quando è approdato a palazzo Chigi. La crescita asfittica fa mancare all’appello parecchi miliardi necessari anche ad archiviare le temibili clausole di salvaguardia che se scattassero riporterebbero l’economia italiana immediatamente in recessione.  

Renzi sa che deve far parlare i numeri e che sui numeri si giocherà il suo futuro. Ecco perché venerdì mattina, aprirà i lavori di Cernobbio facendosi accompagnare dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a cui spetterà il compito di dare una risposta alle perplessità del gotha dell’economia made in Italy