Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Salario minimo, l’affondo alla lotta di Sx: “Sarà boom di lavoro nero”

Salario minimo, l’affondo alla lotta di Sx: “Sarà boom di lavoro nero”

La Cgia di Mestre lancia l’allarme: “Con il salario minimo a 9 euro l’ora rischiano di aumentare le irregolarità, soprattutto al Sud”

Salario minimo, l’affondo alla lotta di Sx: “Sarà boom di lavoro nero”
operaio

Salario minimo di 9 euro l’ora, la Cgia di Mestre allerta: “Aumento del lavoro nero in alcuni settori”. Ecco quali 

A pochi giorni dall’intesa sulla soglia a 9 euro l’ora raggiunta dalle opposizioni per una proposta unitaria da presentare alla Camera, la Cgia di Mestre esprime i propri dubbi riguardo al salario minimo. Nel caso fosse introdotto per legge diventerebbe un volano per l’economia o un boomerang?  Secondo la Cgia il salario minimo potrebbe portare all’aumento in Italia del lavoro irregolare, in particolare nei settori dove attualmente i minimi tabellari sono molto inferiori alla soglia proposta dal disegno di legge presentato nei giorni scorsi alla Camera.

“Spesso, di comparti ‘fiaccati’ da una concorrenza sleale molto aggressiva praticata dalle realtà che da sempre lavorano completamente con il ‘nero’: stiamo parlando dell’agricoltura, del lavoro domestico e di alcuni comparti presenti nei servizi”. Pertanto, prosegue la Cgia, “non è da escludere che molti imprenditori, costretti ad aggiustare all’insù i minimi salariali, potrebbero essere tentati a licenziare o a ridurre l’orario ad alcuni dei propri dipendenti, ‘costringendoli’ comunque a lavorare lo stesso, ma in ‘nero’. L’adozione di questa ‘contromisura’ consentirebbe a molte attività di contenere i costi e di non scivolare fuori mercato”.

LEGGI ANCHE: Salario minimo, Calderone frena. E anche i sindacati non sono d’accordo

*BRPAGE*

A livello territoriale il pericolo potrebbe interessare in particolar modo il Mezzogiorno che, già oggi, conta una economia sommersa molto diffusa, con una incidenza che sfiora il 38% del totale degli occupati non regolari presenti in Italia (in termini assoluti 1,1 milioni di persone su un totale di 2,9). Nonostante questa criticità, la Cgia è comunque favorevole all’introduzione di un salario minimo orario di 9 euro lordi all’ora, purché al trattamento economico minimo (Tem), ovvero i minimi tabellari previsti dai singoli Ccnl, si aggiungano le voci che compongono la retribuzione differita. Elementi questi ultimi presenti nel contratto collettivo nazionale che costituiscono il cosiddetto trattamento economico complessivo (Tec).    

Il numero di coloro che in Italia non raggiungono il salario minimo, secondo gli ultimi dati disponibili (al 2020) elaborati dalla Cgia, è di 1,9 milioni. “Se a questi sottraiamo i 205 mila apprendisti che a nostro avviso non devono essere coinvolti da questo provvedimento, la platea dei lavoratori ‘poveri’ si riduce a 1,7 milioni”, aggiunge ancora la Cgia che conclude, estrapolando dati Inps, che i dipendenti interessati dal salario minimo per legge godrebbero di 3,3 miliardi di reddito in più, mentre le imprese dovrebbero sostenere un costo aggiuntivo di almeno 4,6 miliardi e lo Stato avrebbe con l’aumento delle retribuzioni un incremento del gettito Irpef e di quello contributivo pari a 1,5 miliardi. Dati, comunque, sottostimati in quanto elaborati su una retribuzione oraria minima di 8 euro, precisa la Cgia.