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Tim, Colao accelera sulla rete unica. Modello Inwit a più operatori

La spinta di Giorgetti e di Colao sulla rete unica: che cosa cambia per le tlc italiane. Urgente cablare il Paese prima della realizzazione del Recovery Plan

A Giancarlo Giorgetti va riconosciuto un indubbio merito: è il primo politico, da tempo immemore, che si spende in prima persona sulla rete unica. Il tema è centrale in un’ottica Recovery Plan: la cifra destinata alla digitalizzazione del nostro paese è di 45,5 miliardi di euro che dovranno consentire di fare un salto in avanti notevole. Oggi Vittorio Colao ha di fatto ribadito l’urgenza di trovare una soluzione condivisa che permetta di accelerare i tempi. L’ex amministratore delegato di Vodafone, che di reti si intende eccome, ha addirittura deciso di fare dell’Italia un “campione europeo”. Ma per fare questo serve che si faccia chiarezza su diversi punti. Andiamo con ordine.

Prima di tutto, quando Giorgetti – parlando da politico – dice che la rete unica deve essere in mani pubbliche e che comunque non vi è interesse a consegnare il progetto a un operatore privato per di più a maggioranza straniera (cioè Tim), sta cercando prima di tutto di smuovere le acque. Tant’è che il titolo in Borsa dell’ex-Sip non è precipitato come invece sarebbe successo se si fosse pensato che davvero Tim non avrebbe avuto un ruolo di guida nel progetto AccessCo. Fonti qualificate riferiscono ad Affaritaliani.it che sarebbe sorprendente per l’azienda se le venisse sfilato il timone del comando: in fin dei conti, si tratta del principale operatore in Italia e il 50,1% sarebbe il giusto riconoscimento.

Dunque che cosa si intende per rete unica? A quanto ci risulta, il progetto a cui ispirarsi è quello di Inwit e delle torri. Un’azienda gestita sostanzialmente da due operatori, cioè Vodafone e Tim, che è ora un autentico gioiellino dopo lo spin-off del 2015 da Telecom Italia. Ma nel caso della rete unica i soggetti sarebbero molteplici e la vera forza sarebbe la pluralità di operatori che entrerebbero – ovvero tutti coloro che hanno un interesse di sorta – che coopererebbero nel cablare le aree grigie.

È bene ricordare, infatti, che l’Italia è divisa in tre aree: quelle nere, ad altissima redditività in cui la concorrenza è più alta, quelle grigie, a minore vantaggio e quelle bianche, con nulla o scarsissima convenienza. Proprio sul ritardo nel cablare le aree bianche si è speso Giorgetti, ricordando come sia essenziale per i servizi retail ma anche per quelli della pubblica amministrazione e delle aziende che si proceda a una netta inversione di tendenza.

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Tornando alle aree grigie, invece, in alcune di esse i progetti industriali di diversi operatori si stanno sovrapponendo, perdendo qualsiasi convenienza. Il progetto di rete unica, dunque, dovrebbe andare proprio nella direzione opposta: mettere insieme tanti “pezzi” di rete, con soci che a loro volta vendono sia in modalità wholesale che retail. Solo agendo in modo rapido si potrà evitare di sprecare risorse. 

Come dicevamo, è ovvio che il discorso di Giorgetti alla Camera – per altro, subissato di domande dai suoi colleghi – non fosse un attacco a Tim, che infatti ha continuato il rally iniziato dopo la comunicazione dei risultati aziendali due settimane fa. Piuttosto, quello che si chiede è un cambio di passo anche in ottica di Open Fiber. Perché l’azienda partecipata in modo paritario da Cdp ed Enel è in questo momento ferma in attesa di capire che cosa farà Enel: le ultime notizie parlano addirittura della possibilità di conferire una quota rimanente – cedendo il resto a Macquarie – a una newco creata ad hoc. Un brusco “scossone” per risolvere uno stallo che va avanti dalla scorsa estate. 

Ma nel pomeriggio, sulla vendita di OF l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace ha chiarito che “la transazione sarà sul 40-50% (per un massimo del 45%, con maggioranza a Cdp quindi) e nei prossimi mesi o nelle prossime settimane sarà completata, certamente conclusa nell’anno”. 

Resta infine da capire che cosa vorrà fare Cassa Depositi e Prestiti. Non tanto per quanto riguarda la rete unica: fin dalla salita fino a poco meno del 10% di Tim l’istituzione finanziaria ha chiarito che l’intento era di procedere con un’accelerazione sul dossier. Lo stesso amministratore delegato Fabrizio Palermo, come prima dichiarazione ufficiale parlò proprio dell’importanza della rete unica. Piuttosto, sembrerebbe naturale per Cdp un ruolo di timoniere, di aggregatore dei diversi soggetti in una partita che diventi, questa volta sì, fruttuosa. Anche perché la Cassa gestisce comunque i risparmi postali degli italiani e, di conseguenza, deve prima o poi creare del profitto. 

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Giorgetti, d’altronde, pur con tutte le cautele del caso è sembrato rivolgersi soprattutto a Tim – cui chiede de facto una condivisione d’intenti con altri player – e, soprattutto, a Enel. Che a furia di sfogliare la margherita su Open Fiber sta perdendo tempo prezioso.